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I prodotti delle classi        anno scolastico 2006-2007

CAUSE del LAVORO MINORILE

Lo sfruttamento minorile è al tempo causa e conseguenza della povertà.
Non bisogna concludere che il lavoro minorile è un frutto inevitabile della povertà, perché ci sono delle nazioni con un reddito pro capite basso che hanno pochi bambini al lavoro e viceversa. Il lavoro minorile si sviluppa quando la gente deve affrontare da sola la propria povertà. Senza scuola e sanità gratuita, le famiglie devono chiedere a tutti i componenti, compresi i più piccoli, di darsi da fare per rispondere ad un unico imperativo : sopravvivere.
Altra causa è la sete di profitto : i padroni preferiscono assumere i bambini perché sono i più docili, si lasciano sfruttare senza opporre resistenza, sono più abili e adatti per alcuni lavori, non scioperano.
“Sfruttamento intollerabile” l’impiego dei minori in attività nocive e/o pericolose per il fisico e la mente, lavori pesanti legati allo sfruttamento ed alla schiavitù, la prostituzione e l’uso in traffici criminali.
“Sfruttamento infantile” occupazione a tempo pieno in età precoce, in debita pressione fisica, sociale o psicologica, vita per le strade in cattive condizioni, paga inadeguata, eccessiva responsabilità, compromette la dignità del bambino e ne pregiudica lo sviluppo fisico, sociale e psicologico.

LAVORO MINORILE
DIMENSIONE DEL FENOMENO

Nel mondo ci sono circa due miliardi di bambini di eta’  compresa da 0 a 18 anni ,invece su dieci, pari all’87% vivono nei paesi in via di sviluppo. Circa il 61% dei  bambini vive in asia, pari a 153 milioni ;il 32% (80 milioni) in Africa e il 7% (17,5 milioni) in America Latina.
L’ILO afferma che i bambini che lavorano siano 250 milioni di cui 140 bambini e 110 bambine, distribuiti quasi ovunque: in Asia , Africa, America latina , ma anche in America  del nord.
Più di 40 milioni di bambini in tutto il mondo sono costretti a lavorare in condizioni nocive per la propria salute. Si tratta di un sesto del numero complessivo dei ragazzi coinvolti del lavoro minorile.
Ogni anno muoiono 22 milioni di minori per incidenti sul lavoro.
Due milioni e mezzo di bambini lavorano nei paesi sviluppati  nelle regioni dell’ Asia e nel Pacifico, bambini con meno di 14  anni costretti a lavorare sono circa 25 milioni; mentre nell’ Africa Subsahariana sono 48 milioni.
Un’ indagine dell‘Istat ha stimato in circa 144000 i bambini economicamente attivi nella fascia tra 7 e 15 anni; cioè il 3,1% dei circa 4.500.000 bambini di quell’età .
La quota di quanti hanno fatto qualche lavoretto in età precoce è maggiore nel Nord-Est (19,4%) e minima al Centro.
I  ragazzi  figli   di   agricoltori
hanno la massima probabilità di essere chiamati fin da piccoli a dare un aiuto all’attività dei genitori  (30,6%), seguito dai lavoratori del settore alberghiero e della ristorazione (24,1%). Tra maggio e settembre 2003, 4 bambini italiani  di età compresa tra i 12 e i 17 anni sono morti per incidenti sul lavoro (ribaltamento di un trattore, schiacciamento, cedimento di una impalcatura).

 LE CIFRE DEL LAVORO MINORILE

Nel mondo ci sono circa due miliardi di bambini di età compresa da 0 a 18 anni. Nove su dieci, pari all'87%, vivono nei paesi in via di sviluppo. Di essi 250 milioni sono i bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano (dati OIL, 1996).

120 milioni lavorano a tempo pieno e 130 milioni a tempo parziale.
circa il 61% dei bambini, pari a 153 milioni, vive in Asia; il 32% (80 milioni) in Africa e il 7% (17,5 milioni) in America Latina.
Un bambino su quattro nel mondo in via di sviluppo lavora anche più di 9 ore al giorno per sei giorni la settimana.
in India le stime più accreditate parlano di 44 milioni di bambini lavoratori;
in Pakistan 8 milioni di piccoli lavoratori (10-14 anni) costituiscono il 20% della popolazione attiva, e sono impiegati in ogni sorta di lavoro, dall'industria all'edilizia, spesso in condizioni di semi-schiavitù;
in Bangladesh i bambini che lavorano, sia nell'industria (tessile soprattutto) per l'esportazione sia nell'artigianato sono 1/4 dell'intera popolazione infantile;
in Nepal il 60% dei bambini svolge lavori che impediscono il loro normale sviluppo e particolarmente grave è la situazione delle bambine, il cui carico di lavoro è in genere di 2-3 volte superiore a quello dei maschi;
il 32% della forza lavoro in Thailandia è costituito da bambini, impiegati in massima parte nella produzione di articoli per l'esportazione;
nelle Filippine secondo le stime ufficiali i piccoli lavoratori sono 2.200.000, ma molti di più sono occupati nel lavoro nero.
in Nigeria (uno dei più ricchi paesi africani) lavorano circa 12 milioni di ragazzi;
in Brasile le stime più prudenti parlano di 7 milioni di bambini al lavoro, cui vanno aggiunti tutti i piccoli che vivono di espedienti sulle strade; a San Paolo si calcola che il 20% dei redditi familiari sia garantito dal lavoro minorile.
Negli USA lavorano circa 5 milioni e mezzo di ragazzi, e le violazioni delle leggi che regolamentano il lavoro dei minori sono aumentate del 250% tra il 1983 e il 1990

SFRUTTAMENTO MINORILE

E’ una piaga che interessa quasi tutti i paesi del mondo: quelli industrializzati e quelli poveri, anche se sono soprattutto questi ultimi che contano il maggior numero di bambini lavoratori.
Parlare di lavoro minorile significa far riferimento ad un ventaglio variegato e piuttosto ampio di possibili attività svolte da bambini e ragazzi.
Secondo l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) il numero dei bambini che lavorano in tutto il mondo è compreso fra i 100 e 200 milioni di cui 40 milioni solo in Cina anche se le autorità hanno sempre negato l’esistenza del problema. In Africa 20 bambini su 100 sono  al  lavoro e in  America  Latina  la percentuale  dei bambini  che lavorano arriva fino al
26%.
In Asia meridionale bambini di 8-9 anni vengono dati come pegno di piccoli prestiti dai loro genitori ai proprietari di fabbriche o ai loro intermediari. Molto bassa è anche l'età media dei bambini impiegati nella produzione di palloni, gioielli, scarpe (tra i 5 e i 12 anni). Si sfruttano i minori per eseguire scavi minerari pericolosi anche per gli adulti, come nelle miniere di oro e diamanti della Costa d'Avorio e del Sudafrica nonché in quelle di carbone della Colombia, dove la manodopera infantile lavora con un equipaggiamento di sicurezza ridotto al minimo respirando polvere di carbone. In alcune piantagioni di canna da zucchero del Brasile i bambini rappresentano quasi un terzo della forza lavoro e il 40% delle vittime di incidenti sul lavoro (ferite provocate con il machete usato per tagliare le canne).
Numerose multinazionali ben note in tutto il mondo sono oggi sotto accusa per aver subappaltato la produzione dei loro prodotti ad industrie e fabbriche dei Paesi Poveri che impiegano e sfruttano bambini in condizioni spesso disumane.
A Jakarta, nella fabbrica della Hardaya Aneka Shoes Industry (HASI) che produce le note scarpe da ginnastica Nike, sono impiegate 6.700 minori che producono 2000 paia di scarpe ogni ora. Tri Mugiayanti è una ragazza indonesiana di 14 anni addetta alla spalmatura del mastice sulle suole che le passano davanti su un nastro trasportatore; l’aria è satura di esalazioni emanate dalle vernici e dai mastici, la temperatura è di circa 40 gradi centigradi: dopo dieci minuti di permanenza in quest’ambiente gli occhi e le narici cominciano a bruciare e viene un terribile mal di testa. Per ogni paio di scarpe del modello Air Pegasus, la HASI riceve 13,50 Euro, ma la Nike lo rivende ai grossisti a 28 Euro e nei negozi a 60 Euro. Tri Mugiyanti, invece, riceve 0,59 Euro all’ora.
E come la Nike, sono sotto accusa molte altre multinazionali, come la Chicco o l’Adidas.
Per non parlare di casi in cui i piccoli lavoratori devono convivere con le malattie, la violenza fisica e psicologica di sfruttatori che li costringono anche fino a 18 ore di lavoro consecutivo in stato di vera e propria schiavitù, come nel caso degli ormai purtroppo tristemente noti tessitori di tappeti.

I bambini sfruttati nel lavoro 

Se penso a quei bambini
senza luce negli occhi,
tristi,
che non possono giocare.
Sfruttati nel lavoro
e senza diritti.
Se penso a noi bambini
studiamo,
giochiamo,
ci permettiamo i capricci,
mentre loro,
son costretti ad essere schiavi,
di persone senza cuore.
L’oscurità sul loro volto,
il corpo denutrito
e la paura di una vita triste
che noi non abbiamo,
riflettiamoci e aiutiamoli.

Il gioco negato

 

Se penso al grigio mi viene in mente l’asfalto bollente dove c’è un bambino malridotto e stanco che ogni giorno stà lì a  lavorare in una strada invece che stare a giocare in un prato verde e fiorito.

 

Se penso al nero mi viene in mente il carbone ardente che maneggia con le sue tenere mani un bambino angosciato e disperato, con gli occhi lucidi e spenti e con tanta paura di tutto ciò che lo circonda.

Se penso  alla tristezza mi vengono in mente gli ambienti sporchi e squallidi, dove vivono e dormono dei bambini   pieni di tristezza nel cuore che sperano in un futuro migliore.

Se penso al fumo mi vengono in mente i pensieri annebbiati di un bambino che ogni mattina si sveglia pensando che quel giorno potrebbe essere l’ultimo.

Noi siamo fortunati perché la mattina appena svegli pensiamo alla magnifica giornata che ci aspetta a scuola insieme ai nostri amici.

IN MEMORIA DI IQBAL MASIH

 

Martedi 16 aprile 2002 è stata dichiarata dall'ONU giornata mondiale contro lo sfruttamento minorile.
Tale  data  è stata  scelta  per  ricordare l'assassinio di Iqbal Masih,  di  cui  parliamo nella pagina "violazioni nel sud del mondo"

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