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I prodotti delle classi        anno scolastico 2006-2007

Un giallo inquietante
A ciascuno il suo

Lo scrittore Leonardo Sciascia ci racconta una storia accaduta nel 1966 in Sicilia, nella quale avvengono arbitri, soprusi, omicidi.
 Il romanzo si apre con la uccisione, da parte di sconosciuti, di due persone apparentemente innocue, durante una battuta di caccia.
 L’intrigo, grazie alle indagini del professor Laurana, un integerrimo compaesano, sarebbe risolto ma la mafia lo uccide per mettere tutto a tacere.
 La conclusione del romanzo ci porta a pensare che se si vuole sopravvivere in certi ambienti, bisogna farsi i fatti propri e far finta di non sapere.

L. Sciascia è un conoscitore appassionato del racconto poliziesco (Il giorno della civetta, Il contesto, Todo Modo) e di saggi-inchiesta (La scomparsa di Majorana, L’affaire Moro), in cui esamina gli “indizi” relativi a delitti rimasti in parte misteriosi. L’indagine sulla “giustizia tradita” non perviene mai a soluzioni facili in cui il detective risolve brillantemente l’enigma, perché per Sciascia la verità non è mai semplice, anche quando tutto sembra chiaro. Il giallo è la tragica rappresentazione di una certa realtà e una denuncia politica. L’investigatore risulta vinto (perché viene eliminato come il professor Laurana) e vincitore al tempo stesso, perché, anche se il potere non ne tiene conto, riesce a mettere in luce i vari depistaggi, insabbiamenti, inquinamenti delle prove che fanno intravedere tutto un perfido e diabolico ingranaggio, dovuto alle ramificazioni tortuose di un potere malignamente deviato, alimentato dalla mafia.

In questa ricerca della verità nascosta, lo scrittore rivela grande capacità psicologica e sa abilmente rievocare l’atmosfera, le condizioni, il terreno di crescita del delitto.Sciascia appare profetico e la frase pronunciata dal capitano Bellodi nel Giorno della civetta: Mi ci romperò la testa, sembra anticipare la lunga serie di giudici, giornalisti, commissari, ufficiali dei carabinieri che purtroppo si sarebbero rotti la testa nella dura realtà mafiosa e la cui morte è ancora in gran parte avvolta nel mistero. Nei racconti di Sciascia il mistero rimane comunque insoluto e il problema della giustizia tradita diviene un problema morale. Chiunque, di buona volontà, voglia veder chiaro fa la fine del “cretino” come l’onesto professor Laurana in A ciascuno il suo.

I fatti riportati da Sciascia sono chiaramente in contrasto con molte norme costituzionali e accadono perché c’è alla base di tutto l’associazione mafiosa.
L’articolo 18, parte prima, titolo primo, permette ai cittadini di associarsi liberamente ma non per fini che sono vietati ai singoli della legge penale.

“Finché una parte del territorio nazionale resterà controllato dalla mafia, e quindi sottratto alla legge, non può parlarsi di uno stato di diritto” (N. Bobbio).

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