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I prodotti delle classi        anno scolastico 2006-2007


Processi migratori: un problema storico

A partire dal V secolo lo stanziamento in Occidente di popolazioni asiatiche, slave e germaniche modificò profondamente questo stato di cose, creando di fatto uno sdoppiamento della società, fortemente divisa in romani e non romani.
Dopo una fase di netta separazione fra le due comunità, caratterizzata ora da una convivenza senza forme di comunicazione, ora da un duro asservimento della popolazione di cultura romana, si affermò un lento processo di assimilazione, inverso a quello in atto durante l’epoca tardoantica: la classe dirigente di origine barbarica assorbì il nucleo romano sfruttandone la consolidata esperienza nel campo giuridico e amministrativo.
Divenne chiaro abbastanza presto che questo processo di integrazione, per essere efficace e duraturo, doveva consentire di superare anche le profonde differenze che opponevano i diversi gruppi etnici sul piano propriamente giuridico. Si pensi a tale proposito a quanto fossero distanti la società romana e quella germanica nel modo di concepire i rapporti personali.

Per prepararci ad affrontare una riflessione più attenta sui temi dell’immigrazione in Italia alla luce dei diritti sanciti dalla nostra costituzione (in particolare gli articoli nn. 2, 3 e 10), abbiamo individuato i modelli istituzionali adottati tra III e IX secolo d. C., per rendere possibile la convivenza di popoli diversi, prima nei territori dell’impero romano ai tempi delle cosiddette «invasioni barbariche», e successivamente entro  i confini del Sacro Romano Impero in età carolingia.

Innanzitutto, rivolgendo lo sguardo alle vicende della storia romana nel suo complesso, abbiamo avuto modo di distinguere due fenomeni diversi: da una parte la progressiva concessione del diritto di cittadinanza romana alle popolazioni i cui territori, conquistati da Roma, erano entrati a far parte prima della Repubblica e poi dell’Impero romano, e dall’altra la progressiva e consapevole elaborazione di strategie politiche capaci di regolare i rapporti con le popolazioni barbariche che premevano sui confini settentrionali e orientali dell’Impero.

Proprio questa rapida e irreversibile trasformazione dello stato romano in un’istituzione complessa, con rapporti sociali e politici differenziati e precisi, portò ad una minuziosa attività di stesura di nuove norme e a una vasta giurisprudenza, i cui principi costituiscono ancora la base dei sistemi giuridici di molti Stati moderni.
L’acquisizione dei diritti di cittadino romano, con tutte le garanzie giuridiche che il titolo comportava, ottenuta nel I secolo a.C. dai socii italici a prezzo di una sanguinosa guerra civile, divenne in epoca imperiale un’esigenza diffusa in tutto l’impero. Le stime proposte dagli storici segnalano, a partire da Augusto, una costante crescita del numero dei cittadini romani, testimonianza del fatto che gli Imperatori tendevano ad allargare la cittadinanza romana liberando schiavi (liberti), e romanizzando gli abitanti delle province e gli stranieri.
Ad esempio, sotto Claudio (41-54 d.C) fu estesa ai Galli la piena cittadinanza romana, che consisteva, tra l’altro, nel diritto di matrimonio, di commercio, di voto e di elezione alle magistrature; questo stesso diritto fu poi concesso, a partire dal 73-74 d.C., anche ai cittadini delle città spagnole, che però potevano ottenere la piena cittadinanza, con diritto di voto, solo trasferendosi a Roma. Con l’imperatore Caracalla, in base alla Constitutio Antoniniana del 212 d.C., la cittadinanza romana fu concessa a tutti gli abitanti liberi dell’Impero: un provvedimento emanato in primo luogo per esigenze di tipo fiscale ma che, di fatto, ratificò il processo storico d’integrazione tra i diversi popoli che facevano parte dell’Impero romano, cancellando le differenze giuridiche che c’erano tra gli abitanti dell’Italia e quelli delle province.
Già nel I e II secolo d.C. le province avevano fornito molti alti funzionari all’Impero e alcuni tra i massimi ufficiali dell’esercito, nonché numerosi imperatori. Traiano e Adriano, ad esempio, erano di origine spagnola, e durante i loro regni la presenza dei provinciali nelle alte cariche dell’esercito e della burocrazia, nonché all’interno della stessa aristocrazia senatoria, acquisì sempre maggiore rilevanza ma, in questa fase, nel rapporto tra centro e periferia l’amministrazione centralizzata tendeva ad imporsi sia grazie alla forza militare, sia grazie alla superiorità delle leggi romane, che in epoca imperiale divennero sempre più perfezionate e tecnicamente elaborate, rispetto alle consuetudini delle comunità locali.

 

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