Il termine razza
Il termine “razza” è usato comunemente per indicare gruppi di uomini che presentano gli stessi caratteri fisici .
Talvolta, però, ad alcune caratteristiche fisiche di una razza, reali ed evidenti, vengono associati caratteri psicologici e morali inesistenti; in base a questa falsa premessa alcune razza sono considerate superiori e altre inferiori, giustificando così il dominio delle une sulle altre: proprio in questo consiste il “razzismo”.
Il “razzismo scientifico”
Razzismo scientifico è il termine utilizzato per indicare una particolare forma storica di razzismo organizzato, fondato a partire dal XIX secolo in Europa e nelle Americhe, che nasce prendendo spunto dalla teoria evoluzionista di Charles Darwin.
Secondo l’ideologia razzista, le differenze di aspetto rispecchiano la divisione effettiva in razze della specie umana. Il razzismo professa sempre la superiorità di una razza rispetto ad altre, giustificando così un’eventuale discriminazione e/o oppressione di coloro i quali sono considerati inferiori.
La teoria del razzismo ritenne che gli esseri umani fossero costituiti da razze diverse, ognuna ad un grado diverso di evoluzione rispetto alle altre. In questa classificazione si ammisero graduatorie che presupponevano alcune “ razze” come superiori per livello evolutivo e intellettivo rispetto alle altre. Essa credette di documentare che la cosiddetta “ razza bianca”, in particolare, la razza ariana, fosse il livello massimo raggiunto dall’evoluzione umana.
Sostenendo l’esistenza di “razze superiori”, queste teorie miravano alla preservazione della purezza del patrimonio genetico dei popoli “bianchi”, sostenendo una campagna politica per evitare la nascita di figli “ razzialmente impuri” o degenerati.
Il razzismo scientifico venne rifiutato politicamente e scientificamente nel 1950 , quando l’UNESCO decretò la non esistenza delle razze umane.
Purtroppo ancora oggi le stesse teorie non sono del tutto scomparse e vengono in gran parte riutilizzate da alcune minoranze estremiste sostituendo alla parola “razza” quella di “etnia”, “popolo” o “civiltà”. Esse mettono al posto dell’elemento biologico quello culturale e cercano, così, di far rimanere intatta la stessa precedente impostazione “pseudo-scientifica”.
Il razzismo nella storia
I pregiudizi razziali in senso stretto, come coscienza della superiorità “biologica” della propria “razza”, si sono sviluppati nell’epoca modera, alla fine XVIII secolo, per giustificare una politica nazionalistica e colonialistica.
Nei tempi antichi gli uomini potevano essere perseguitati per motivi religiosi, politici, sociali, culturali… ma non lo sono mai stati per motivi biologici.
I “barbari” (concetto razzista, che tarda a morire) erano considerati tali, dai Greci e dai Romani, per motivi culturali non biologici (anzi, sul piano biologico, molti li consideravano superiori, perché più robusti fisicamente dei latini).
Solo nel XVIII secolo si formò una vera e propria ideologia razzista.
Le tesi furono adottate dal nazismo, che mirò all’eliminazione fisica delle così dette “razze inferiori” ivi inclusi alcune categorie sociali (ebrei, slavi, zingari, pazzi, handicappati, omosessuali…).
“Schiavitù, un’orrenda violazione”
Nell’articolo di “Repubblica”del 26 febbraio 2007 la Virginia chiede scusa ai neri.
Ecco le principali tappe dello schiavismo americano.
Nel 1619 inizia la schiavitù: 20 uomini comprati in Angola vengono sbarcati a Jamestown e sono obbligati a lavorare nei campi. E’ il primo esempio del fenomeno della schiavitù che prospererà in America nei 2 secoli successivi.
Nel 1663 la Virginia legalizza la schiavitù, dopo la prima grande rivolta dei “servitori”neri.
Nel 1682 le colonie decidono che “qualunque africano arrivato in America via mare è da considerarsi schiavo”.
Nel 1865 al termine della guerra civile Lincoln entra a Richmond come liberatore degli schiavi (verrà ucciso dopo poche settimane). Lo stesso anno, il XIII emendamento abolisce la schiavitù negli Usa.
Gli uomini che hanno lottato contro il razzismo
Gandhi

Mohandos Karamchard Gandhi, detto il Mahatma ( significa “ Grande Anima”) nasce a Portlandar in India il 2 ottobre 1869. Nel 1893 si reca in sud Africa con l’ incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni.
Qui si scontra con una realtà terribile: migliaia di immigrati indiani sono vittime del razzismo. Le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali e da lui, da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Si batte per i diritti dei compatrioti. Il suo metodo è basato sulla resistenza nonviolenta, una forma di non collaborazione con il governo britannico. Per lui “nonviolenza” voleva dire che si possono risolvere i problemi senza violenza, si possono risolvere parlando. Gandhi giunse in India all’uguaglianza sociale del suo popolo. L’India, infatti, era divisa in caste e, quando una persona nasceva, apparteneva a una delle quattro caste. Alcuni erano chiamati “ paria”, cioè gli intoccabili, persone che non avevano diritto a niente.
Tenace pacificatore del suo paese, fu assassinato il 30 Gennaio 1948 da un fanatico indù.
MARTIN LUTHER KING
Martin Luther King nacque il 15 gennaio nel 1929 ad Atlanta (Georgea).
Nel 1947 fu ordinato pastore e nel 1954 pastore di una chiesa Battista(Albana).
Nel 1947 si recò in India per conoscere l’ambiente, la cultura e il messaggio del Mahatma Gandhi ed approfondire la conoscenza “sathyagraha” il principio “non violento” sostenuto da Gandhi.
Il 28 agosto del 1963 guidò la storica marcia a Waschington e pronunciò il famoso discorso che iniziava con le parole “I have a dream” ( Io ho un sogno). 
Ad Oslo il 2 luglio del 1964 ricevette il premio Nobel. Fu il primo premio Nobel della storia per la pace, perché lottò per l’uguaglianza della popolazione negra, l’abolizione della segregazione razziale, il miglioramento dell’istruzione e degli alloggi destinati ai neri d’America.
Il 4 aprile del 1968 venne assassinato a Memphis nel Tennessee, da un sicario con un’arma da fuoco.Le circostanze della sua morte sono ancora oscure.
Nel 1986 è stata istituita una giornata della memoria in onore di Martin Luther King, da celebrarsi il terzo lunedì di gennaio, in un giorno prossimo a quello della sua nascita.
Nelson Mandela e l’apartheid
Nel 1948 il partito nazionalista dei bianchi conquistò la supremazia in Sud Africa e impose dure limitazioni ai neri (apartheid), che vennero privati di molti diritti, fra cui quello di voto.
Nel 1990 venne legalizzato il partito nazionalista nero guidato da Nelson Mandela, fino ad allora bandito.
Nel 1991 l’apartheid fu abolito e nel 1994 si tennero le prime elezioni libere guidato da Nelson Mandela, diventato presidente del Sud Africa.
Nel 1993 Mandela ricevette il premio Nobel per la pace.
Segregato e incarcerato per lunghi anni durante i governi sudafricani pro-apartheid, è oggi universalmente considerato un eroico combattente per la libertà.

I pensieri di Mandela.
“Non c’ è nessuna facile strada per la libertà”.
“Unitevi! Mobilitatevi! Lottate ! tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid !”.