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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2006-2007

Lavoro flessibilepallino

La repubblica   domenica 7 gennaio 2007-01-11

Ricercatori, un terzo guadagna 800 €uro

Indagine condotta da Nidil e Cer.

Secondo il rapporto del CNR la precarietà è uno dei primi fattori di stress.

 

Parole chiave
Guadagno, poveri, stressati, stipendio esiguo, collaborazione, indagini, ricercatori, professioni, missione.

Dati significativi
I più fortunati guadagnano tra 800 e 1200 €uro al mese
i meno fortunati guadagnano   meno di 800 €uro
lo stipendio non soddisfa il 65%
il 50 % lavora circa 38 ore alle settimana
uno su quattro ha più di 35 anni e gli altri più di 40 anni
l’85,9 % ha possibilità di inserimento in un’altra professione     


Il lavoro oggi
Oggi nel lavoro c’è una parola magica, la parola    FLESSIBILITA’.
Detta così non sembra avere nulla di negativo, anzi racchiude più un senso di speranza, però leggendo i tanti tipi di contratto che oggi un’azienda può imporre ad un proprio dipendente, abbiamo compreso che flessibile vuol dire anche che oggi un lavoratore ha meno garanzie rispetto al passato.

Tutti quei lavori a progetto, staff leasing, inserimento, lavoro a coppia, lavoro ripartito e tirocini estivi: tutti contratti della riforma sono caratterizzati da un’estrema flessibilità.
Nel complicare le cose , tutto è definito con terminologia inglese, così chi ha poca dimestichezza con le lingue straniere fa un duplice sforzo.
ANALIZZIAMO:
STAFF LEASING----Il contratto prevede che determinate agenzie di lavoro mettano a disposizione dei lavoratori, a favore dei datori di lavoro che ne facciano richiesta.
JOB SHARING----un unico contratto diviso fra due lavoratori che dividono anche stipendio e ore di lavoro.
JOB ON CALL------Il contratto prevede tempi di lavoro ad intensità variabile. Il lavoratore in determinati periodi concede solamente la propria disponibilità, ricevendo una paga minima.
E’ comunque cambiato il modo di intendere il lavoro, spesso nel passato un lavoratore, se non intervenivano altri fattori, svolgeva la sua attività in modo continuo presso un stessa ditta o azienda o qualsiasi datore di lavoro pubblico o privato. Oggi invece, il mercato del lavoro, specialmente nel privato, richiede una maggiore professionalità per un vera concorrenza con altre aziende. Un lavoratore quindi non rimane per tutto il suo percorso lavorativo presso uno stesso istituto. I più preparati possono maturare una forte professionalità che li porta verso aziende che gli offrono uno stipendio maggiore. Non tutti possono avere però questa flessibilità, bisogna avere un curriculum di tutto rispetto, ove si dimostri un percorso di studi e soprattutto un esperienza lavorativa maturata sul campo. Alla fine quindi solo i MIGLIORI sono  quelli veramente FLESSIBILI, ma per tutti coloro che, comuni mortali non hanno niente di particolarmente meritevole da renderli insostituibili, una vita lavorativa può essere costellata licenziamenti, delusioni  e disoccupazione con difficoltà a trovare un nuovo lavoro.

CLASSE V A scuola “ G. DELEDDA”


Oltre due milioni di lavoratori temporanei

Cominciamo dalle cifre. In totale, dal Gennaio 1998 al dicembre 2002, i lavoratori che hanno sperimentato la nuova formula sono stati poco meno di 2 milioni 400 mila.
La crescita nel quinquennio è stata a ritmi molto sostenuti: così si è passati da circa 52 mila lavoratori impegnati nel 1998 a 240 mila nel 1999, a oltre 470 mila nel 2000, fino a più di 650 mila nel 2001, per toccare quota 869 mila nel 2002. Con percentuali di sviluppo annuo a due o, in taluni casi, a tre cifre. Il che comporta, nello stesso periodo, un incremento dell’importanza dell’occupazione interinale sulla popolazione attiva (dallo 0,3 del 2000 a quasi lo 0,6 del 2002 ), come pure un aumento ugualmente sensibile di un altro parametro: quello degli < equivalenti full-time>, passati da quasi 70 mila del 2000 ai 115 mila del 2002.

 


Cinque anni di lavoro temporaneo 

Era la primavera del 1998 quando andò in missione quella che le cronache definirono come la prima lavoratrice interinale italiana, “ufficiale” è il caso di aggiungere, dal momento che il lavoro “in affitto” illegale o irregolare non era certo una novità per l’Italia. La novità, semmai, stava nel fatto che in quei mesi cominciava a essere operativa la legge 196/97, passata alla storia come “pacchetto Treu” (dal nome del ministro del lavoro che l’aveva voluta e fatta approvare): e in quel testo per la prima volta dopo anni di tentativi ed errori, veniva dato il via libera al lavoro temporaneo o interinale (regolamentato) anche in Italia. In pratica, anche nel nostro mercato del lavoro sarebbe stato possibile ricorrere a una formula di flessibilità già ampiamente utilizzata da mezzo secolo, sia pure con diverse varianti e molteplici sistemi, nei paesi anglosassoni e, con qualche ritardo, anche in quelli dell’Europa continentale.

                                                         
 

 

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