SISTEMA TRILITICO: Menhir e Dolmen
Gli uomini primitivi erano molto condizionati dall’ambiente intorno a loro. Quindi per loro i fenomeni naturali erano forze divine con poteri sovrumani che potevano condizionare il paesaggio che li ospitava. Come prime forme di religione perciò, ci fù l’adorazione della natura, davanti alla quale essi erano impotenti. Per venerare la natura quindi, decisero di spostare grandissimi massi e di conficcarli verticalmente nel terreno, formando tante file; questo sistema fù anche riferito al culto dei morti.
Questi massi furono chiamati Menhir. Da questo poi si arrivò a costruire i Dolmen, ovvero quelle costruzioni che seguivano un preciso sistema, il sistema trilitico, come quello di Stonhenghe nel Regno Unito, dove ci sono tanti Dolmen messi in cerchio in modo preciso secondo la posizione del sole e delle stelle. Questo sistema fù poi usato per costruire le prime case.
I VILLAGGI E LE CASE IN PIETRA
Nell'età neolitica l'uomo si fa produttore di cibo e sedentario: nascono l'agricoltura, l'allevamento del bestiame, la tessitura di fibre vegetali e la ceramica.
Egli non ha più la necessità di spostarsi continuamente come facevano i cacciatori preistorici che seguivano la selvaggina nelle migrazioni stagionali. Le comunità di agricoltori potevano vivere stabilmente in uno stesso luogo. Nacquero così i villaggi permanenti formati da qualche decina di case e abitati da poche centinaia di persone. I primi villaggi si formarono specialmente dove vi erano le vallate dei grandi fiumi in India, nel vicino Oriente, nell'Africa settentrionale. Qui la costante disponibilità di acque assicurava un raccolto abbondante ben diverso da quello dipendente dalle incostanti piogge. Rispetto a queste zone il Mediterraneo occidentale tardò ad entrare nella storia e in Italia i primi insediamenti risalgono a molti millenni dopo la comparsa del Neolitico nel vicino Oriente.
LE PALAFITTE
Pur con le prime case in pietra e mattoni, la costruzione della casa in tronchi di legno - retaggio arcaico - non fu del tutta abbandonata dagli abitanti di zone lacustri. Il miglior sistema per difendersi da animali aggressivi era quello di costruire capanne sopra una piattaforma ricavata da pali infissi nel terreno acquitrinoso o sulle rive dei laghi. Queste case si chiamavano palafitte. Dopo aver ritrovato resti di palafitte in Italia, gli storici hanno dedotto che quelle genti, proprietarie delle case, erano a stretto contatto con i micenei e gli scandinavi. Le capanne del villaggio erano costruite su piattaforme sollevate sopra il livello dell'acqua, mediante pali tondeggianti infissi nella melma del fondo.
Il tavolato era pure questo costruito con tronchi d'albero, talvolta spaccati in due, e non si limitava a sostenere una sola capanna, ma si estendeva sotto l'intero villaggio. - Sulle sponde del lago oggi sorge uno dei più interessanti e importanti musei italiani dell'epoca palafitticola. Da questo e altri laghi vicini, i palafitticoli verso il 1000 a.C. li abbandonarono, scesero nella pianura Padana, disperdendosi e integrandosi con le culture locali. Meno un gruppo che portandosi a est sulle rive dell'Adriatico, quando in seguito dovettero trovare un luogo non accessibile ai nemici, l'antica tecnica della palafitticultura fu riesumata e iniziarono a costruire su delle isolette degli insediamenti, che via via perfezionandosi portarono a far sorgere Venezia.
LE ABITAZIONI EGIZIE
I numerosi villaggi sorti con l’uomo primitivo, con la scoperta della possibilità di lavorare i metalli, come il bronzo e il ferro, si trasformarono in breve tempo in fiorenti città, sedi di mercati, di industrie e di commerci. Ben presto queste città si riunirono tra loro, dando origine alle civiltà che influenzarono maggiormente la storia del nostro continente.
Tra queste, quella Egizia, grazie anche alla vicinanza del Nilo, riuscì a progredire molto rapidamente, in particolar modo nei fondamenti architettonici e costruttivi. Infatti bisogna evidenziare come in Egitto, dalla capanna si è subito passati a costruzioni più resistenti e confortevoli, realizzate in mattoni crudi fatti con il limo del Nilo. Bisogna quindi attribuire il merito alla civiltà egizia, se da quel momento in avanti, la maggior parte delle abitazioni verranno costruite completamente in mattoni.
La tipica abitazione diffusa in quest’area era a pianta rettangolare con una serie di celle sui lati più lunghi, in cui le coperture, che di solito erano piane, si raggiungevano per mezzo di scale; proprio su questi “tetti a terrazza”, si svolgeva gran parte della vita degli abitanti, i quali utilizzavano le stanze sottostanti soprattutto per dormire..
La antiche abitazioni egizie inoltre, variavano solo nelle forme e nelle dimensioni, la tipologia era sempre la stessa; per la prima volta quindi, la tipologia abitativa veniva codificata.
Nell’impostazione urbanistica della città egizia prevaleva la divisione in quartieri, definiti per censo; vi erano infatti le abitazioni per gli operai, le case per i ceti medi e “borghesi” e per quelli elevati; infine, inserite in proprietà terriere al di fuori dello schema urbanistico, vi erano le ville destinate alle classi più agiate. Le case della classe operaia, costruite in mattoni, erano ricoperte da intonaci dipinti con colori vivaci e composte da tre vani a un solo piano; addossate le une alle altre, divise in file da strade, riempivano un’area rettangolare o quadrata all’interno di un muro cieco che delimitava il quartiere. Queste abitazioni non avevano un cortile interno da cui prendere luce, ma erano fornite di finestrelle poste sulle coperture piane, che consentivano alla luce di penetrare in tutti i locali.
Di aspetto festoso per forma e colore, erano invece le case del ceto medio, che si aprivano sulla strada pubblica mediante una porta che dava accesso a un cortile centrale, sul quale si affacciavano tutti gli altri locali. L’abitazione era spaziosa e qualche volta costruita su due piani.
Sul fondo del cortile erano collocate le camere da letto e il soggiorno, che erano anche gli ambienti più spaziosi; appoggiati al muro di cinta invece, si trovavano piccoli vani coperti, che venivano utilizzati come latrine, granai, cucine e dispense.
Nelle case dei ceti elevati, l’esigenza di alloggiare oltre alla famiglia, un gran numero di persone da essa dipendenti, determinò la necessità di creare edifici di dimensioni e tipologie più ampie. Inizialmente in queste costruzioni, che componevano delle unità quasi autosufficienti, gli ambienti apparivano distribuiti in modo casuale, senza ordine, mentre in una fase successiva si evidenziò una distribuzione più coerente e razionale.
Nelle ville, residenze della classe dominante, veniva osservato un sistema costruttivo rigorosamente geometrico e una organizzazione degli spazi, basata su criteri di funzionalità: una parte dell’edificio è riservata alla vita intima, un’altra è adibita a luogo di rappresentanza, mentre gli altri spazi hanno funzioni accessorie. Inserita in un grande giardino, la villa con tutti i suoi spazi sapientemente studiati, formava un complesso articolato ed omogeneo, che venne utilizzato per molti secoli.
LE ABITAZIONI MESOPOTAMICHE
Gli insediamenti di tale regione ci offrono un quadro di comunità rurali che vivevano di agricoltura, orticoltura, allevamento di bestiame, pesca e caccia. Le abitazioni, costruite in argilla battuta o in mattoni crudi, dopo una fase iniziale piuttosto primitiva, acquistarono una maggiore regolarità già nel periodo di El Obeid. Spesso servivano da abitazione capanne coperte di canne, quali se ne incontrano ancor oggi nella zona paludosa dell' Iraq meridionale.
LA CASA GRECA
Nella città greca manca il palazzo, espressione tipica di governi dispotici e monarchici. Le case dei poveri e dei ricchi sorgono, lungo le viuzze, fianco a fianco e, se non fosse per le dimensioni e soprattutto per gli ambienti interni e per l'arredamento, sarebbe quasi impossibile distinguerle.
Il materiale è vario. Le case più umili sono costruite con ciottoli e fango o con fango e graticci, il tetto è di stoppie. Le altre con mattoni cotti e con tetti di tegole, altre ancora hanno lo zoccolo in muratura, le mura in mattoni crudi inframmezzati e sorretti da assi di legno.
La pianta della casa greca si ricollega con la tradizione micenea ed in genere mediterranea. È un'abitazione unifamiliare, intima e raccolta, di forma rettangolare, tutta rivolta verso lo spazio interno del peristilio, al quale si giunge attraverso uno stretto corridoio di accesso, il vestibolo, e sul quale si affacciano vari ambienti che da esso ricevono luce ed aria. È a uno o due piani. In quest'ultimo caso il pianoterra è riservato alla vita di rappresentanza, alle sale per gli ospiti e all' "andron", la sala più importante, dove gli uomini soggiornano, che è situato in fondo al peristilio, in asse con l'entrata, e che talvolta è preceduto da un'esedra. Il piano superiore è riservato alle donne che, in Grecia, vivono in una sorta di segregazione e non partecipano alla vita e agli svaghi degli uomini.
L'ingresso è piccolo, aperto in genere su una viuzza secondaria ed è sorvegliato da un guardiano. Mancano quasi completamente le finestre. La luce viene dal peristilio di giorno; di notte l'illuminazione è assicurata da torce, candele e soprattutto lucerne, di forme e materiali vari. Si cucina in un camino che è un focolare mobile o fisso posto al centro di una camera con un buco nel tetto per il tiraggio del fumo. Non esiste presso i Greci un sistema di riscaldamento degli ambienti, usano dei bracieri. Le condizioni igieniche lasciano molto a desiderare. Sembra che mancassero latrine pubbliche e si è anche incerti circa l'esistenza di latrine private; quanto ai bagni dagli scrittori di commedie sappiamo che esistevano bagni pubblici, ma quelli privati erano una eccezione riservata ai ricchissimi.
LE ABITAZIONI ROMANE
A Roma i tipi di abitazione sono due, la domus e l'insula, l'uno riservato alla ristretta classe dei patrizi circa 1800 famiglie e dei ricchi, l'altra alla massa della media e piccola borghesia e del proletariato. I due tipi sono presenti in tutta la storia di Roma, dalla Repubblica al tardo Impero e subiscono, con il tempo, evoluzioni particolari.
LA DOMUS
La tipica domus romana, quale la conosciamo soprattutto dagli scavi di Pompei, risulta dalla combinazione: della antica casa italica, formata da un solo cortile aperto (atrium) su cui si aprono le stanze e da un giardinetto, con la casa greca (peristylium). È caratteristico che i nomi dei vari elementi del corpo anteriore siano latini (atrium, tablinium, cubiculum, ecc.) e invece quelli del corpo posteriore siano greci (perystilium, exedra, triclinium, ecc.). La domus romana di pianta rettangolare, è l'abitazione di popolazioni meridionali che invita alla vita all'aperto. I vari ambienti sono tutti disposti intorno alle due aree centrali da cui ricevono aria e luce. Le finestre, se ci sono, sono rare, poco ampie, aperte regolarmente nella muratura esterna, spessa e rozza. Talvolta, all'esterno, si protendono balconi in legno. È di solito ad un solo piano e, se pur esiste un secondo piano, le costruzioni sono limitate a pochi vani e si capisce che si è trattato di una sopraelevazione. Si accede alla domus percorrendo prima un vestibulum, un corridoio cioè, e poi varcando la porta principale, ianua. Il porticum è la porta di servizio che si apre su un muro laterale. L'atrio è un grande vano che presenta un'ampia apertura nel soffitto (impluvium) in corrispondenza della quale nel pavimento è incavata una vasca rettangolare (compluvium) per raccogliere l'acqua piovana.L'atrio può essere di cinque tipi a seconda che presenti o meno colonne. Il tipo più comune sembra sia il tuscanico, privo di colonne in cui il peso del tetto è sostenuto dalle travature in legno. Intorno all'atrio si aprono i cubicoli, destinati ad uso fisso: il tablinium, una grande sala prima anche da pranzo poi solo di rappresentanza, situata in fondo all'atrio, di fronte alla porta d'ingresso, chiusa da una tenda; le alae, il cui uso è incerto, i cubicula, stanze da letto. Attraverso un corridoio detto andron si passa al secondo corpo della casa, il peristylium, che consiste in un giardino circondato da un portico sorretto da colonne e di solito a due piani, ricco di fiori, statue, nicchie, fontanelle. Intorno si aprono altri ambienti: il triclinium, sala da pranzo, altri cubicula e vani di vario uso. La cucina non ha un luogo fisso, è un ambiente piccolo e buio con un buco nel tetto per far uscire il fumo, dato che mancano i fumaioli; contiene il camino, un piccolo forno per il pane, l'acquaio.
Vicino alla cucina sono disposte le latrine e il bagno. Gli schiavi sono sistemati in camerette dette celle che non hanno una disposizione fissa. Le pareti delle stanze sono affrescate a riquadri di vivaci colori, con motivi floreali o architettonici, scene di caccia, soggetti mitici. Il soffitto è a cassettoni (lacunari) intarsiati o decorati con stucchi. Il pavimento è ricoperto da mosaici. Logicamente il numero e l'ampiezza degli ambienti e dei giardini, l'arredamento e la decorazione delle stanze variano a seconda dell'età (repubblicana, imperiale, ecc.) e della ricchezza del proprietario. Certo è che le domus dei ricchi, spaziose, areate ed igieniche, fornite di bagni e latrine, riscaldate d'inverno dagli ipocausti, dotate di acqua sono forse le più comode che si siano costruite fino al sec. xx.
LE TABERNAE
Al piano terreno della domus, dalla parte esterna, si susseguono, lungo la strada, le botteghe (tabernae) in genere con un banco murato per l'esposizione della merce. Nella parte più interna vi sono uno o più retrobottega separati da pareti divisorie: inoltre la taberna è divisa in due parti; sotto la bottega vera e propria, sopra un mezzanino, pergula, che funge da abitazione e cui si accede dall’interno della bottega, mediante una scala, o anche dall'esterno. In latino pergula e taberna hanno significato che corrisponde al nostro "tugurio", "stamberga".
LE INSULAE
La grande massa della popolazione vive nelle insulae, grandi edifici a tre o quattro piani divisi in appartamenti dati in affitto. L'altezza minima è di circa 20 m. Ogni insula contiene 200 abitanti circa.
Il fenomeno dell'urbanesimo sempre crescente, la necessità di sfruttare lo spazio, la miseria di gran parte della popolazione cittadina determinano, nel corso dei secoli, l'accrescersi di questo tipo di dimore che sono uno dei più chiari esempi di pessima organizzazione municipale. La costruzione delle insulae è un'attività: assai lucrosa. Gli imprenditori edili - gli unici, si noti, cui è consentito il traffico a ruote anche di giorno - mettono su muri sottili che mal si reggono in piedi, con materiali scadenti, esposti al continuo pericolo del crollo. I proprietari poi, imparano presto a suddividere i già angusti alloggi in celle ancor più esigue, vere tane, per accogliervi inquilini ancor più poveri.
Esistono insulae in cui alloggia la classe media (funzionari, mercanti, piccoli industriali) forse abbastanza decenti e insulae in cui vive il proletariato: la struttura talvolta è in muratura ma il materiale fondamentale è il legno per cui sono facile preda degli incendi. L'acqua di cui Roma abbonda, alle insulae non arriva e la si attinge dalle fontane. Sorgono, questi alti e sconnessi edifici, appiccicati l'uno all'altro nei vicoli fetidi e rumorosi. Le finestre e talvolta i balconi in legno, ingentiliti dai fiori posti dalla povera gente sui davanzali, guardano nella strada e ne ricevono poca luce. Tali abitazioni mancano di tubi di scarico, di gabinetti, di cucine, di riscaldamento. Le grandi fogne di cui Roma va superba non sono collegate alle abitazioni più affollate. I rifiuti di ogni genere vengono deposti in cisterne coperte in fondo alla tromba delle scale, dove, periodicamente, vengono prelevate da contadini in cerca di letame o da spazzini. Si immagina quindi quale fosse il fetore di quelle case e come facilmente vi divampassero le epidemie. Le insulae romane costituiscono l'esempio tipico di una società divisa in una classe di privilegiati e in un proletariato depresso.
LA VILLA
La villa che è luogo di riposo e di svago ma anche centro di un'azienda agricola. Essa pertanto è costituita da un insieme di edifici e di annessi, abitazione, locali di rappresentanza, giardini, stalle, fienili, granai, ecc. La forma e le dimensioni si adattano liberamente alla natura del luogo e variano nel corso dei tempi. Sono costruite in posizione dominante, esposte a mezzogiorno o a ponente, ricavate a mezza costa con muri di sostegno. In età imperiale le ville diventano più monumentali e fastose, a volte grandi come centri abitati. L'abitazione è distaccata dal complesso e costituisce un edificio a parte. Abbondano gli edifici di rappresentanza e di svago (terme, biblioteche, teatri, ippodromi) ed i giardini arricchiti da portici, esedre, ninfei.
LE ABITAZIONI NEL MEDIOEVO
I PALAZZI
In Lombardia e nell' Italia settentrionale in genere il palazzo pubblico (broletto, arengario, palazzo della ragione) è adibito alle riunioni dei magistrati e allo svolgimento degli affari pubblici. La pianta, pur variando il materiale e la decorazione, rimane fissa nei sec. XII e XIII. È di forma rettangolare, a due piani. Il piano terreno è aperto e forma una loggia coperta, a volte in muratura, a volte a tavolato. Il piano superiore comprende una sola aula, coperta a tetto o a spioventi, dove i magistrati si riuniscono, discutono, ricevono ambascerie. In Toscana e nell' Italia centrale il palazzo pubblico serve anche come residenza dei magistrati che, nel periodo in cui sono in carica, non possono allontanarsi da esso se non in casi di estrema gravità, e sono mantenuti a spese pubbliche.
La pianta è generalmente rettangolare, a due piani, manca il loggiato, variano i materiali di costruzione. Comune a tutti la vasta sala di riunione al secondo piano, decorata da affreschi ed arazzi, e la presenza della torre. La torre del comune è la più alta della città in alto si apre la Loggia della Campana che chiama i cittadini a raccolta in caso di pericolo o in cui si asserragliano i magistrati con gli armigeri a loro disposizione
Anche in altre città d'Europa il palazzo di Città, che funge a volte anche da mercato, è il centro delle attività municipali. Dapprima è un edificio isolato nella piazza principale, di solito a due piani e con due saloni, di cui quello al pian terreno è adibito a deposito delle merci più preziose che debbono essere protette dalle intemperie e non possono pertanto essere disposte nei banchi che recingono la piazza. La sala superiore viene usata per le riunioni del consiglio municipale, per l'amministrazione della giustizia, per banchetti
Alla fine del Medioevo le famiglie dei più ricchi, che costituiscono la nuova aristocrazia del denaro, organizzano nel Palazzo di Città feste da ballo e vi celebrano le nozze.
PALAZZI DELLE CORPORAZIONI
Altro edificio tipico della città medio-evale italiana ed europea è il Palazzo delle: Corporazioni. La Corporazione è una associazione giurata di liberi individui che praticano lo stesso mestiere e che si impegnano a sostenersi a vicenda, a curare: gli interessi della categoria. Al rapporto feudale di oppressione-soggezione si sostituisce un rapporto di solidarietà, cooperazione, aiuto. Nella città gli abitanti sono liberi cittadini, che lavorano uno accanto all'altro in condizioni di parità e senza schiavi ai loro ordini.
La Corporazione dei mercanti regolava il flusso delle merci, quelle degli artigiani erano associazioni di maestri nei diversi mestieri per organizzare la produzione e fissare i criteri di esecuzione. La prima Corporazione ha la sua sede ufficiale nella Loggia dei Mercanti, le altre nel Palazzo delle Corporazioni, di questi ne sorge uno per ogni arte nelle città più ricche come Venezia o Firenze. La città medioevale ha un caratteristico aspetto verticale determinato dalla presenza di numerose torri che ne costituiscono la struttura dominante. Bologna ne contava 180, Firenze 150, Pavia più di 10O. A Roma restano in piedi la torre dei Conti e la torre delle Milizie. Le torri gentilizie sorgono vicino alla casa o, più spesso, al gruppo di case delle potenti famiglie consociate, nobili nei primi tempi, borghesi arricchitesi più tardi, e servono solo per l'offesa e la difesa.
LE CASE TORRI
L'insicurezza delle case isolate, la netta separazione tra campagna e centro abitato, la ristrettezza di spazio nelle città medioevali, la necessità di costruire edifici compatti per ridurre il costo ed evitare dispersioni di calore creano questo tipo particolare di abitazione. La casa è in muratura, chiusa, stretta e alta come una torre; dalla muratura sporgono ballatoi e balconi in legno. Serve come abitazione per una famiglia, è divisa a più piani ( 4- o 5 -) con pochissime stanze per piano. Le comunicazioni tra i piani sono assicurate da una scaletta in legno interna. A pianterreno si trova di solito un fondaco che affaccia sulla strada; nei piani superiori son collocate le stanze di abitazione. Nei primi tempi le aperture sono piccole e rade ma già nel XIII sec. le finestre sono più ampie, i locali più ariosi e dotati di logge. A Pisa, dove il terreno non è atto a sopportare grandi pesi, gli architetti risolvono la difficoltà in questo modo l'ossatura della casa-torre è formata da altissimi archi di pietra; il terreno viene rafforzato nelle fondazioni dei pilastri, dentro gli archi si ricavano con materiale leggero, generalmente legno, i piani e le stanze. In alto sporgono eleganti logge. Questo procedimento è applicato in varie città della Toscana. A Viterbo il materiale più usato è il tufo. Gli elementi tipici dell'architettura civile viterbese sono gli archi, le logge, la scala esterna, le finestre. A Siena il materiale dominante nelle torri e nelle case è il laterizio rosso ed il travertino. La casa-torre del secolo XIV si evolve nella casa che poggia su arcate di logge, con fondachi a pianterreno e, in alto, ampie finestre.
E INFINE...
...LE CASE DEI GIORNI NOSTRI
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