Lettera scritta dal Capo Seattle nel 1854 al presidente degli Stati Uniti in  Scout”, 30 settembre 1980, n. 50.

 

Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi.

I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.
Per questo, quando il grande capo bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi. Il grande capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio per muoverci, affinché possiamo vivere confortevolmente tra di noi. Egli sarà il nostro padre, noi saremo i suoi figli. Prenderemo dunque in considerazione la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla.
Questa terra per noi è sacra. [...]
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è sua amica, la considera nemica e quando l’ha conquistata va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere o vendere, come si fa con le pecore e con le pietre preziose. La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. Io non so. I nostri costumi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò è perché l’uomo rosso è selvaggio e non può capire! Non esiste un posto tranquillo nella città dell’uomo bianco. Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio e non posso comprendere. Sembra che il rumore offenda solo le orecchie. E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane di notte, attorno a uno stagno? Io sono un uomo rosso e non comprendo.
[...]
Considereremo la vostra offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in questa terra come se fossero suoi fratelli. Io sono un selvaggio e non comprendo come il «cavallo di ferro» fumante possa essere più importante dei bisonti, quando noi li uccidiamo solo per sopravvivere. Cos’è l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo morirebbe in una grande solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo. Tutte le cose sono connesse tra loro.
Dovete insegnare ai vostri figli che il suolo che essi calpestano è fatto delle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva alla terra, arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sul suolo, sputano su se stessi. Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all’uomo, ma è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono connesse come
i membri di una famiglia sono
connessi da un medesimo sangue. Tutte le cose sono connesse.
Tutto ciò che accade alla terra, accade anche ai figli.
Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne ha soltanto il filo. Tutto ciò che egli fa alla trama, lo fa a se stesso.

 

Secondo l’autore la natura per gli indiani è come una parte di loro, i fiori, i cavalli, i cervi e l’aquila per gli indiani sono come dei fratelli e vanno rispettati e non il contrario; le coste rocciose, i prati verdi, il calore dei pony e l’uomo appartengono alla stessa famiglia. Per loro la terra è la madre di tutti i viventi. Rispetto alla concezione degli indiani quella dell’uomo bianco è molto differente: per lui ogni piccola parte di terra è uguale all’altra, non rispetta gli animali che vivono nelle terre che conquista. Come dice capo indiano Seattle se l’uomo bianco sputa sul suolo sputa anche su se stesso perché anche lui fa parte della terra, quindi se fa un torto alla natura fa un torto anche a se stesso: Se tutti gli uomini pensassero, come gli indiani, che tutto quello che fa parte della natura è come se fosse un loro fratello, si sentirebbero offesi pure loro.

(stefano 88)