Siamo tutti scimpanzè
 

Le scimmie, almeno quelle grandi, e soprattutto quelle africane, sembrano molto vicine all’uomo: appartengono agli animali che partoriscono i piccoli e li accudiscono; ai mammiferi che hanno il pollice prensile, le unghie dei piedi, e solo due capezzoli; e ai primati che non hanno la coda, e la cui faccia è schiacciata. Perché al meno di non voler credere alle favole del Genesi , circa sette milioni di anni fa c’era in Africa una sola specie comune, che poi si divise e diede origine ai protogorilla a Occidente, ai protoscimpanzè nel Centro, e ai protoumani a Oriente. Naturalmente non bisogna sottovalutare le differenze che  dividono le scimmie da noi: in fondo non camminano erette, non fanno l’amore(solo sesso, e solo nei periodi fecondi della femmina), non parlano, non si vestono, non producono né trasmettono cultura e tecnologia. La prima descrizione di una grande scimmia è del 1699, la prima esibizione in Europa di un esemplare di scimpanzé del 1738, la prima classificazione del 1758. La classificazione odierna è del 1945, e ci accomuna a scimmie piccole e grandi per i denti, la mancanza di coda, la posizione e la capacità di movimento della spalla, e la struttura del tronco. Sulle ossa, c’è poco da dire: abbiamo esattamente le stesse degli scimpanzé, con piccole differenze dovute alla nostra postura eretta, ai nostri incisivi ridotti, e alla maggior dimensione del nostro cervello. >E che si tratti di una fusione nell’uomo, e non di una divisione nello scimpanzé,lo si deduce dal fatto che i due cromosomi sono separati in parenti lontanissimi. Qualche anno dopo , nel 1975, lo stesso Wilson e la genetista Mary Claire King confrontarono direttamente una quarantina di proteine di uomo e di scimpanzé e trovarono una coincidenza del 99.3%. Il che significa, naturalmente, che ci deve essere una coincidenza analoga anche nel Dna che codifica proteine, il quale però è solo una piccola parte del tutto. Per questo oggi si dice che il Dna dell’uomo coincide al 98%con quello dello scimpanzé. Che cosa significa essere scimpanzé al 98% lo discute Jonathan Marks in un suo omonimo e provocatorio libro. Anzitutto , solo gli antievoluzionisti si stupiranno della cosa: per gli altri tutte le specie viventi discendono da un antenato comune, come dimostra il fatto che il meccanismo genetico è lo stesso per tutte, e ciascuna è più vicina ai parenti prossimi che a quelli lontani. Inoltre, i Dna è solo uno dei fattori determinanti le specie, la scelta di quali fattori siano più o meno importanti o decisivi è culturale. Ad esempio, nel 1758 Linneo ha deciso di classificare gli uomini nella famiglia dei mammiferi, cioè <<portatori di mammelle>>, nonostante il fatto che solo metà del genere umano le porti. Però, la scelta delle mammelle non è obbligata: Aristotele privilegiava il fatto di avere quattro arti e partorire prole viva, invece che uova ; e gli scienziati del Settecento il fatto di avere peli, il che basta a distinguere i mammiferi dai rettili, dagli anfibi, dai pesci e dagli uccelli. Il dato può stupire solo chi si ostina al avversare le tesi evoluzioniste.