da J. Steinbeck, I pascoli del cielo
Il figlio di Junius si chiamava Robert Louis, come Stevenson. Junius avrebbe voluto chiamarlo così anche nella vita di tutti i giorni. Ma Jakob Stutz trovò che sarebbe stato ridicolo.
«I bambini» disse, «debbono esser chiamati come i cani. Ci vuole un suono solo. Anche Robert è troppo lungo. Dovremmo chiamarlo Bob».
«Veniamo a un compromesso,» disse Junius. «Chiamiamolo Robbie e non se ne parli più. Robbie è più breve di Robert, non ti sembra?»
Robbie cresceva pieno di gravità. Egli seguiva i due uomini dappertutto, ascoltando le loro discussioni. Junius non lo trattava mai come un bambino, perché non sapeva come i bambini vadano trattati. Se Robbie faceva un’osservazione, i due uomini la raccoglievano e ne tenevano conto, la usavano magari per deviare in un senso o in un altro il discorso. Essi scoprivano parecchie cose nuove nel corso di un pomeriggio. E parecchie volte andavano a consultare l’enciclopedia di Junius.
C’era un enorme sicomoro che stendeva un ramo orizzontale sopra il ruscello, e su di esso i tre sedevano per lunghe ore. I piedi dei due uomini toccavano l’acqua, e Robbie si dava un gran da fare per riuscire a toccarla anche lui. Jakob aveva rinunciato alle scarpe come il padrone; Robbie non ne aveva portate mai.
La discussione aveva sempre un carattere erudito. E Robbie, non avendo mai sentito parlare un bambino, non faceva i discorsi che in genere fanno i bambini. [...]
Sedevano i tre sul ramo. Erano vestiti di stracci, coi lunghi capelli tagliati qua e là dove un ciuffo avrebbe potuto dar noia. Guardavano gli insetti muoversi rapidamente sulla superficie dell’acqua, dove il ruscello formava un piccolo stagno. Il grande albero si arruffava nel vento, sopra a loro, e di tratto in tratto lasciava cadere una foglia simile a un fazzoletto bruno. Robbie aveva cinque anni.
Era in tal modo che Robbie veniva istruito.
Gli abitanti dei Pascoli del Cielo ruppero quasi ogni rapporto con Junius Maltby dopo la morte di sua moglie e dei due bambini. Essi dimenticarono presto le storie che avevano raccontate sul conto di lui. Dimenticarono il presunto fatto ch’egli aveva continuato a leggere i suoi libri mentre i due bambini morivano, ma non dimenticarono il problema ch’egli costituiva con la sua povertà in mezzo alla valle.
Mentre le altre famiglie accumulavano denaro, compravano automobili e apparecchi radio, mettevano la elettricità e andavano due volte la settimana ai cinematografi di Motnerey o di Salinas, Junius cadeva sempre più in basso, diventava una specie di selvaggio. Gli uomini non potevano perdonargli lo stato di abbandono in cui teneva la sua terra. Le donne pensavano con disgusto alla sua casa piena di sudiciume. Uomini e donne insieme odiavano la sua pigrizia e la sua assoluta mancanza d’orgoglio.
Il peggio era ch’egli non sembrava per nulla vergognarsi della sua povertà e dei suoi stracci. Così, a poco a poco, finì per essere considerato come un proscritto.
Nessuno mai si recava a fargli visita. Nessuno lo avrebbe ricevuto nella propria casa.
Ma Junius non sapeva nulla di tutto questo. Egli era pur sempre felice, perfettamente felice. La sua vita era irreale e romantica come il suo modo di pensare.
[Quando Robbie inizia a frequentare la scuola, la comunità interviene]
«Non vorrei che mi fraintendeste, signorina Morgan. Noi non vogliamo ficcare il naso in quello che non ci riguarda. Abbiamo solo pensato di fargli un piccolo regalo. Suo padre è molto povero, voi lo sapete».
«Lo so».
«La signora Munroe gli ha comprato degli indumenti. Se volete chiamarlo, glieli daremo».
«Oh, no! Io credo...»
John Whiteside la interruppe.
«Perché no? Gli abbiamo preso alcune camicie, una tuta nuova e un paio di scarpe».
«Ma, signor Whiteside, egli resterà imbarazzato... E un ragazzo molto sensibile».
«Resterà imbarazzato perché gli regaliamo degli indumenti? Sciocchezze! D’altra parte non può andare a piedi nudi con questo tempo. Fa troppo freddo. E da una settimana che abbiamo il gelo in terra, la mattina...»
La signorina Morgan cercò ancora di resistere.
«Sarebbe meglio che non lo faceste... Vi prego con tutto il cuore di non farlo». Ma John Whiteside insistette.
«Mi sembra che esageriate, signorina Morgan. La signora Monroe è stata così buona a comprare degli indumenti per lui... Chiamatelo, signorina Morgan».
Un momento dopo Robbie era nell’aula, dinanzi alla cattedra.
I capelli spettinati gli ricadevano sugli occhi, che scintillavano per l’animazione del gioco appena interrotto. Gli uomini e le donne lo guardavano con benevolenza. Ed egli li guardava cercando di dominare il proprio imbarazzo.
Disse la signorina Morgan:
«La signora Monroe ha qualcosa da darti, Robbie».
Allora la signora Monroe si fece avanti e gli mise il fagotto sulle braccia.
«Che bel bambino!» disse.
«Aprilo, Robert» disse T. B. Allen. «Sai come bisogna comportarsi, o non lo sai?»
Robbie lo guardò con risentimento.
«Sì signore» poi disse, e aprì il fagotto. Le camicie e la tuta nuova apparvero ai suoi occhi, ed egli li osservò, a tutta prima, come se non capisse. Quando, alla fine, capì, si fece rosso. E si guardò per un momento attorno come un animale preso in trappola, poi si voltò e fuggì, lasciando quegli indumenti a terra.
La signora Monroe si rivolse, tutta sconcertata, all’insegnante.
«Che gli è successo
«Credo che sia rimasto imbarazzato» rispose la signorina Morgan.
«Ma perché dovrebbe esser rimasto imbarazzato? Noi siamo stati gentili con lui».
La signorina Morgan cercò di spiegare, e s’irritò un poco nel tentativo. «Io credo, vedete» disse, «ch’egli non sapesse di esser povero, fino a un minuto fa».
John Whiteside si scusò.
«Ho commesso uno sbaglio... Mi dispiace, signorina Morgan».
E Bert Monroe chiese:
«Che possiamo fare per lui?»
«Non so» rispose la signorina Morgan. «Non so proprio».
da J. Steinbeck, I pascoli del cielo
Si racconta di un agricoltore che non si dedica più al suo terreno, non si preoccupa di guadagnare; vive con il figlio Robert e il servo/amico Jacob Stutz. I tre insieme, ogni giorno, scoprono nuove cose e molto spesso si siedono sul ramo di un albero che si stende sul ruscello e li stanno, per ore e ore.
Fino a quel momento il piccolo Robbie non si era mai accorto di essere così povero come realmente era; questo succede quando gli altri abitanti del villaggio, credendo di fargli un favore, gli regalano delle camicie, una tuta e un paio di scarpe.
Secondo me Junius, il padre, non è che non si preoccupi di guadagnare è che forse vuole dedicarsi al figlio, insegnandogli che nella vita non c’è solo il lavoro che porta al guadagno e quindi ai soldi, ma c’è molto di più, come la natura. Ma il diverso non è lui che è povero ma gli altri che non sono nemmeno arrivati a pensare che regalandogli quei vestiti gli avrebbero fatto capire quanto lo considerassero diverso da loro.
Forse anche nel mondo di oggi si dovrebbe imparare a pensare che il denaro non è uguale alla felicità e a guardare ad altre cose della vita che con la loro semplicità ci possono rendere felici.

(alaintop)