La specie umana e la naturaL’uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo; un vapore, una goccia d’acqua bastano a ucciderlo. Ma, quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di quel che lo uccide, perché sa di morire, e la superiorità che l’universo ha su di lui; mentre l’universo non ne sa nulla.
Tutta la nostra dignità sta, dunque, nel pensiero. In esso dobbiamo cercare la ragione per elevarci, e non nello spazio e nella durata, che non potremmo riempire. Lavoriamo, quindi, a ben pensare: ecco il principio della morale.
Blaise Pascal, PensieriLa differenza
Penso e ripenso: - Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.
Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.
- O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.
Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d’esser cucinato.
Guido Gozzano, Poesie
In un certo senso i due testi si accomunano perché parlano entrambi del pensiero.Nel primo l’autore fa riferimento al pensiero dell’uomo, infatti dice che a causa del pensiero tutti gli uomini sanno che prima o poi non ci saranno più.“Lavoriamo quindi a ben pensare; ecco il principio della morale”, questa frase mi fa capire che noi viviamo la nostra vita pensando sempre e non smettendo mai finché si è in vita.Invece il poeta ne “La differenza”, parlando di un’oca, ad un certo punto esclama: ”Pare felice!”, considerando che in realtà gli animali non pensano e, senza il pensiero, non si può dire di essere felici né tanto meno di essere scontenti: l’oca certo non pensa al Natale né sogna né pensa che fine che farà. Per l’oca quindi la morte non esiste: morire non è triste, triste è il pensiero di morire.Per me il pensiero dell’uomo è la sua forza, infatti abbiamo la consapevolezza delle cose brutte che ci possono accadere nel cammino della nostra vita: è la nostra forza sapere e sentire di poter essere feriti e fragili.(vale90)Un Pensiero del filosofo Pascal e una poesia di Gozzano, apparentemente così diversi anche nella forma, hanno però molto in comune nel contenuto; in entrambi si parla della la morte e di come la si può affrontare, con onore o con paura e disperazione, oppure senza rendersene contoDue storie diverse, quella dell’uomo e dell’oca, ma con un punto in comune: l’avere o il non avere, coscienza della morte e ciò che ci aspetta dopo di essa.
Il pensiero umano consiste, secondo me, nel sopravvivere e cercare di andare avanti come meglio si può, per questo l'uomo uccide gli animali per mangiarli; così facendo garantisce la sua sopravvivenza (la continuazione della propria specie). Se gli animali pensino oppure no è una domanda che molti si fanno: certi sostengono che se gli animali pensassero non si farebbero catturare, torturare e mangiare dagli uomini; così è facile dire che gli animali non pensano, ma d'altro canto se gli animali non pensassero, come farebbero a loro volta a sopravvivere, come ad esempio la volpe che viene ritenuto l'animale più astuto del mondo. Il leone, la tigre, come farebbero a cacciare? Gli animali, in generale, come farebbero a cacciare se non avessero una qualche forma di pensiero? Perciò io dico che l'oca, dal suo punto di vista era felice di morire perchè non voleva semplicemente vivere, né tanto né poco, così forse in quelle condizioni.
Si è sempre sostenuto che la vera forza dell'uomo sia la sua testa, il suo pensiero, che ogni uomo in certe situazioni riesca a trovare un modo secondo lui giusto per risolvere le difficoltà che gli si presentano. Purtroppo ci sono casi in cui l'uomo non può fare niente, e in questi casi la sua forza diventa la sua stessa debolezza: per quanto si sforzi di pensare una soluzione non riuscirà a trovarla creando così un’ossessione, un circolo vizioso mentale. (silversharky)Nel primo testo si parla dell’essere umano, del suo pensiero che consiste nel sapere che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo della sua vita quindi della sua paura, degli altri e di se stesso: Nel secondo l’autore si immedesima nel pensiero di un’oca che non sa, non pensa; ogni cosa che fa è un divertimento e la sua mancanza di pensiero è il suo elemento di forza.Ma immaginiamo che un giorno l’oca veda il suo padrone che, con il coltello, si prepara ad ammazzare un’altra oca e da quel momento capisca, si renda conto della propria situazione: da lì in avanti non si divertirà senza ripensare alla morte di un proprio simile.Questi due autori ci vogliono dire due cose ben diverse. Il primo che l’essere umano pensa e quindi sa cosa significhi la vita; il secondo attraverso la sua poesia spiega che l’oca, come gli altri animali, è diversa da noi esseri umani: ciò che li fa differenti è la capacità o meno di pensareMa il pensiero, ossia la sua forza, la capacità di rendersi conto della propria vita può essere anche ciò che rende più debole e fragile l’essere umanoE l’apparente “felicità” dell’animale non è detto che escluda il fatto che pensino o che comporti che siano inferiori a noi.(matteoermejo)