La. notte prima dell’esame, Les aiutò suo padre a studiare nella stanza da pranzo. Jim e Tommy erano di sopra a dormire, e in salotto Terry cuciva, ilo volto senza espressione, lo sguardo fisso sul rapido, ritmico su e giù dell’ago.
Tom Parker sedeva dritto e composto, le mani, scarne e segnate dai rilievi delle vene, strettamente intrecciate sulla tavola, gli occhi azzurri fermi sulle labbra di suo figlio come se questo potesse aiutarlo a capire meglio.
Aveva ottant’anni e questo era il suo quarto esame.
-
Allora, - disse Les, leggendo il modello di questionario che il dottor Trask gli aveva procurato. - Ripeti le seguenti sequenze di numeri.
-
Sequenze di numeri, - mormorò Tom, sforzandosi di assimilare le parole ad una ad una. Ma le parole non si lasciavano più assimilare tanto facilmente; sembravano fermarsi sui tessuti del suo cervello come insetti sopra un pigro carnivoro. Ripeté mentalmente le parole: «sequenza di... sequenza di numeri»… ecco, c’era arrivato. Guardò suo figlio e attese.
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Allora? - disse con impazienza dopo un breve silenzio.
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Papà, ti ho già dato la prima, - disse Les.
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Bene... - Suo padre cercò faticosamente le parole adatte. - Vuoi essere così cortese.. vuoi farmi la cortesia di...
Les sospirò scoraggiato. -
Otto-cinque-undici-sei, - disse.
Le vecchie labbra ebbero un fremito, la vecchia macchina che era la mente di Tom cominciò a girare lentamente.
Otto... cinque... Gli occhi chiari si chiusero e si aprirono a fatica. - Undici sei -. Tom finì d’un fiato, poi si raddrizzò, tutto fiero.
Bene, così, pensò -
molto bene. Non sarebbero riusciti a fregarlo, domani: era più in gamba lui di quegli assassini e della loro maledetta legge. Serrò forte le labbra e intrecciò le mani sulla tovaglia bianca in un nodo strettissimo.
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Come? - disse, rimettendo a fuoco la vista quando gli giunse la voce di Les. - Parla più forte, - proruppe irritato. - Parla più forte.
-
Ti ho dato un’altra sequenza, - disse Les, pacato. - Coraggio. Te la rileggo.
Tom si sporse un po’ in avanti, le orecchie tese.
Nove-due-sedici-sette-tre, - disse Les.
Tom si schiarì la gola con sforzo.
-
Parla più adagio, - disse a suo figlio.
Non aveva capito bene, non tutto, per lo meno. Come potevano pretendere che la gente tenesse a mente una sfilza di numeri così stupidamente lunga?
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Come, come? - chiese con stizza quando Les riprese a leggere i numeri.
-
Papà, l’esaminatore leggerà le domande più in fretta di me. Devi...
-
Lo so benissimo, - interruppe Tom seccamente - Lo so benissimo. Permetti che ti faccia presente…. comunque, che questo è... questo non è un esame. È studio, lo faccio per prepararmi. E stupido ripassare così di corsa. Stupido. Devo prepararmi bene per questo… questo esame, - terminò, adirato contro suo figlio, adirato contro le parole che non si lasciavano raggiungere.
Les scrollò il capo e riabbassò lo sguardo sul questionari, -
Nove-due-sedici sette-tre, - scandì lentamente
 Nove-due-se-isette
-
Sedici-sette, papà.
-
È quel che ho detto.
-
Hai detto sei, papà.
-
Vuoi che non sappia cosa ho detto?
Les chiuse gli occhi per un attimo. -
Va bene, papà, - disse.
-
Allora, ti vuoi decidere a rileggerli, sì o no? - gli chiese Tom, brusco.
Les tornò a leggere i numeri, e mentre suo padre ripeteva stentatamente la sequenza, gettò un’occhiata in salotto attraverso la porta aperta.
Terry sedeva intenta a cucire, il volto immobile Aveva spento la radio e anche di là poteva sentire il vecchio incespicare a ogni numero.
D’accordo, Les si sentì dire mentalmente come se parlasse a lei. D’accordo, lo so che è vecchio e inutile. Vuoi che glielo dica in faccia, che gli pianti questo coltello nella schiena? Tu sai e io so che non passerà l’esame, Concedimi almeno questa breve ipocrisia. Domani la sentenza sarà pronunziata Non farla pronunziare a me, stasera; non voglio esser io a dargli questo dolore.
-
Così è esatto, credo, - Les sentì dire dalla voce compunta di suo padre, e volse gli occhi su quel volto rugoso, contratto,
-
Sì, è giusto, - disse in fretta.
Si sentì come il più ignobile dei traditori quando un lieve sorriso increspò le labbra del vecchio. Lo sto ingannando, pensò. -
Passiamo a qualche altra cosa, - sentì che suo padre diceva, e si affrettò a consultare il questionario. «Che cosa potrebbe essere facile, per lui?» pensò, disprezzandosi per averlo pensato.[...]
Poi passarono alle domande sul denaro, domande come
«Quanti quarti di dollari ci sono in un biglietto da cinque dollari?» oppure «Se prendo 36 centesimi del vostro dollaro, quanti spiccioli vi restano?»
Erano domande cui bisognava rispondere per iscritto entro un dato tempo, e Les dovette cronometrare suo padre
. Regnava un tranquillo silenzio, nella casa, un senso di tepore. Tutto sembrava molto normale: la scena, loro due seduti al tavolo e Terry intenta a cucire in salotto, non aveva nulla di straordinario.
Questo era l’orrore.
La vita continuava come al solito. Nessuno parlava della morte. Il governo mandava le lettere di convocazione, gli interessati si presentavano a sostenere l’esame, e chi non lo superava veniva pregato di passare al Centro governativo per l’iniezione. La legge funzionava perfettamente, il tasso di mortalità si manteneva costante, il problema della sovrappopolazione era contenuto -
tutto ufficialmente, impersonalmente, senza un grido o un fremito.
Ma erano pur sempre delle persone care che venivano uccise.
[...]
Les riprese a leggere il questionario, stringendo con le dita rigide i fogli pinzati. Domande psicologiche? No, era meglio lasciarle perdere. Come si possono chiedere al proprio padre ottantenne le sue opinioni sul sesso?... a un padre dal volto incartapecorito, per il quale la parola più innocua è «oscena»?
-
Allora? - chiese Tom, alzando la voce.
-
Mi pare che non ci sia più niente, - disse Les. - Sono quattro ore, ormai, che lavoriamo.
-
E tutti quei fogli che hai saltato adesso?
-
Riguardano quasi tutti... l’esame fisico, papà.
Les sapeva quanto spaventasse e umiliasse suo padre l’idea di doversi spogliare davanti a un medico, che lo avrebbe tastato e scrutato, gli avrebbe fatto delle domande mortificanti. Sapeva quanta paura facesse a Tom il pensiero che, mentre si rivestiva, lo avrebbero guardato attraverso uno spioncino, registrando su un diagramma tutti i suoi movimenti, ogni errore, ogni lungaggine. Sapeva che il vecchio sapeva, e ne aveva un folle terrore, degli occhi che durante il pasto nel self-service del Centro, durante quella pausa tra gli esami del mattino e del pomeriggio, avrebbero continuato a sorvegliarlo, per vedere se lasciava cadere una forchetta o un cucchiaio, o rovesciava un bicchiere d’acqua o si faceva sgocciolare il sugo sulla camicia.

[Poco dopo, Les e la moglie a letto]

Giacevano l’uno accanto all’altra e nessuno dei due dormiva. Spogliandosi non si erano quasi parlati e quando Les s’era sporto a darle il bacio della buonanotte lei aveva mormorato qualcosa che lui non aveva sentito.
Ora Les si rigirò sul fianco con un profondo sospiro e la guardò. Nella penombra Terry aprì gli occhi e guardò verso di lui.
-
Dormi? - gli chiese piano.
-No.
Non disse altro. Aspettava che fosse lei a cominciare. Ma anche lei taceva, e dopo qualche istante d’attesa Les disse: -
Be’, credo proprio che questo sia... la fine...
Terminò la frase con sforzo perché le parole non gli piacevano; avevano un suono falso, melodrammatico.
Terry non rispose subito. Poi, come se pensasse ad alta voce, disse: - Credi che abbia qualche possibilità di...
Les s’irrigidì tutto: sapeva che cosa stava per dire sua moglie
. -
No, - disse, - non ce la farà mai.
Sentì Terry inghiottire. Non dirlo, pensò, implorante. Non dirmi che ho detto e ripetuto la stessa cosa anch’io per quindici anni. Lo so. Lo dicevo perché credevo che fosse vero.
Avrei dovuto firmare la «Domanda di Eliminazione» anni fa, pensò improvvisamente. Avevano bisogno, assoluto bisogno, di liberarsi di Tom; per il bene dei loro bambini, di loro stessi. Ma come tradurre in parole questo bisogno senza aver la sensazione di essere degli assassini? Non si poteva dire: speriamo che il vecchio non ce la faccia, speriamo che lo ammazzino. Eppure qualsiasi altra cosa si dicesse era soltanto una perifrasi ipocrita di quelle parole, perché quelle parole, e non altre, esprimevano il loro vero stato d’animo.
Termini medici, pensò, grafici sulla scarsità dei raccolti, sull’abbassamento del tenore di vita, statistiche sulla denutrizione e sulla salute pubblica -
erano ricorsi a tutti quei begli argomenti per far passare la legge. Ebbene, erano menzogne - trasparenti menzogne, prive di fondamento. La legge era passata perché la gente non voleva pesi morti in famiglia, perché tutti volevano vivere la loro vita.
-
Les, e se ce la fa? - disse Terry.
Le mani di lui si aggrapparono al materasso.
-Les?
-
Non so, cara, - disse.
La voce di lei risuonò secca nel buio. Era una voce al limite della pazienza. -
Devi sapere, - disse. -
Les girò e rigirò il capo sul guanciale, senza trovare una posizione. - Non spingere, - implorò. - Ti prego, non spingere.
-
Les, se passa quell’esame, sono altri cinque anni. Cinque anni, Les. Hai pensato che cosa ignifica?
-
Ti dico che non può farcela.
-
Ma se ce la fa?
-
Senti Terry, ha sbagliato tre quarti delle domande che gli ho fatto stasera. Non ci sente più o quasi, la vista è debolissima, il cuore lo stesso, e ha l’artrite -. Picchiò disperato col pugno sul materasso. - Non riuscirà nemmeno a passare l’esame fisico, - disse odiandosi, tutto contratto dall’odio, mentre assicurava a sua moglie che Tom era condannato.
Se solo avesse potuto dimenticare il passato e prendere suo padre per quello che era adesso - un vecchio inetto, mezzo rimbambito, che stava rovinando la loro vita. Ma era difficile dimenticare i giorni in cui aveva amato e rispettato suo padre, difficile dimenticare le camminate in campagna, le partite di pesca, le lunghe chiacchierate fino a notte alta, le mille cose che lui e suo padre avevano condiviso. Per questo non aveva mai avuto la forza di firmare la domanda. Era una cosa semplicissima riempire quello stampato, molto più semplice che aspettare passivamente la scadenza dell’esame quinquennale. Ma sarebbe stato come firmare la condanna a morte di suo padre, come chiedere al governo di toglier di mezzo un ingombrante e inservibile rottame. Les non aveva avuto il coraggio di fare una cosa simile. Eppure ora suo padre aveva ottant’anni e malgrado la loro educazione morale, malgrado i principi cristiani inculcati in loro fin dall’infanzia, Les e Terry tremavano al pensiero che Tom riuscisse a superare anche questa volta l’esame e restasse altri cinque anni con loro; cinque anni con un vecchio che gironzolava per la casa rompendo tutto, che interferiva continuamente nell’educazione dei bambini, che voleva a ogni costo rendersi utile e riusciva solo d’impaccio, che faceva dell’esistenza quotidiana un supplizio di scenate represse.
-
Devi dormire, adesso, - disse Terry.
Les cercò di seguire il consiglio ma non vi riuscì. Rimase con gli occhi sbarrati sul soffitto buio, arrovellandosi per trovare una soluzione: ma non c’era nessuna soluzione.

[Tom non supererà l’esame e si ucciderà per sfuggire all’esecuzione ufficiale].

Richard Matheson.
L’esame in “Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza”  a cura di S. Solmi e C. Fruttero.


Un racconto di fantascienza che, ovviamente, non rispecchia in pieno la realtà: gli anziani sottoposti ad esami medici periodici per confermarne la validità fisica ed intellettuale; la possibilità da parte dei figli e altri parenti di chiederne l’eliminazione attraverso una “Domanda”; tutto questo per non gravare sulle nuove generazioni, per non sovrappopolare la città e mantenere un numero stabile di cittadini.
E’ come se i medici si divertissero ad interpretare Dio, stabilendo se è arrivato o meno il momento di morire oppure no. Sembrano prevalere gli aspetti negativi della convivenza con gli anziani, ma emergono anche quelli positivi come ad esempio ascoltare le storie della loro vita, che può essere molto utile per affrontare la vita, oppure l’amore che un nonno dà a suo nipote per farlo crescere nella giusta via.
Anche noi oggi viviamo una situazione analoga: a volte le persone anziane vengono emarginate, la società le lascia morire senza un appoggio concreto; ma nella nostra società gli anziani possono essere di intralcio. Non è facile come sembra, anzi si creano molti problemi, per il loro mantenimento o le spese per una casa di riposo. (jonny90)