L’anno nuovo è arrivato da un’ora e un quarto. Tutto come prima. Il mio capodanno alternativo lo sto passando a scrivere e ad ascoltare musica. Da quattro giorni non faccio che pensare ai miei problemi, a quello che mangio o che ho mangiato. E alle persone che mi circondano.
Sarà stato per quei discorsi dell’altra sera al caffé, o forse per la bilancia che fa bella mostra di sé Vicino al letto, ma non posso più trattenere la mia rabbia. Rabbia contro chi dice grasso è bello. Grasso è brutto, bruttissimo e soprattutto e una malattia, malattia fisica, psicologica e sociale.
Che parte recito io in questa storia? Per la precisione ho venticinque anni, peso 109 chili e sono una ragazza. Diciamolo subito: a un ragazzo, a un uomo, la società concede di accettarsi coi suoi chili di troppo; a una donna impone il rifiuto del suo corpo sfatto. Una donna grassa è un elemento neutro. È intelligente, simpatica, dolce, sensibile, brava, tanto brava, ma non è una donna. [...]
Mia madre mi ripeteva sempre da piccola: «Mangia mangia, che poi viene un’altra guerra e non c’è più da mangiare». Ecco cosa aveva significato per lei la guerra. Mangiare ce n’era, fin troppo, quando ero bambina io. È che bisognava proprio ingrassare, per paura del futuro.
Alle elementari andavo molto volentieri, volevo mi ci portassero anche la domenica. Ma alle medie la musica è cambiata completamente. Non avevano il coraggio di dirmelo, ma per strada, nei corridoi, sugli autobus sentivo su di me una derisione piena di cattiveria. E mai nessuno che prendesse le mie difese.
Scrivevo poesie tristi e disegnavo cimiteri. Una vera ossessione della morte. Pensavo: se muoio a chi mancherò? Chi piangerà per me? Facevo di tutto per farmi accettare, persino umiliandomi: andavo dove volevano andare gli altri e non dove volevo io per paura che mi sganciassero; anzi, neanche mi sognavo di proporre qualcosa. Facevo finta di non sentire, di non dare importanza agli insulti; guai a reagire agli scherzi crudeli che mi facevano i compagni! Avrebbe significato perderli. Questa è sempre stata la mia paura più grande: perdere gli altri per sempre.
Alle superiori la sensazione dominante era di essere tenuta fuori da “certe cose”, dalle prime tresche, dai primi amori. Io mi innamoravo e non venivo mai ricambiata. Quando invece i ragazzi erano gentili mi dicevano: «Sei troppo sensibile, non ti voglio prendere in giro, non voglio neanche cominciare a fare qualcosa con te». Ci stavo male da cani. Piangevo a casa, di nascosto dai miei genitori. Mi sentivo sola, pensavo che nessuno mi voleva bene. [...]
La mia vita non è mai “cominciata”. C’è sempre stata, e non c’è stata mai. Sono cresciuta convivendo con un corpo ingombrante. Quante volte ho pensato che avrei dovuto fare qualcosa per dimagrire! Non ho mai preso concretamente in considerazione l’idea. Forse perché non me la sentivo di aggiungere fatica alla fatica già troppo grande di voler essere amata e di non esserlo mai stata.
E’ terribile essere convinti che gli altri non potranno mai innamorarsi di te. Quando m’innamoravo di un uomo, speravo di potergli piacere ma in realtà sapevo benissimo che non sarebbe successo niente, che lui non si sarebbe innamorato di me. Se c’era un’altra, poi, non ho mai lottato, non ritenendomi all’altezza.
Più impressionante di tutto è vedere la paura in un ragazzo quando cominci a fargli capire che dall’amicizia vorresti passare a qualcosa di più. Vedere il suo terrore che tu ti innamori obbligandolo a dirti no. Davvero è una delle cose più orribili che possano succederti.
Questa è stata ed è sicuramente la mia pena, ma forse anche la mia salvezza. Mi ha fatto crescere in modo più profondo e consapevole degli altri. Proprio ciò che ora mi piace del mio cervello e del mio cuore, ciò su cui posso contare, è merito di questa vita difficile.
Certo, non si può parlare di vera compensazione. Restano i vuoti. Le cose che ti mancano, ti mancano in modo ancor più lancinante. Se non hai cose fondamentali, saperlo non compensa della loro mancanza, soprattutto se sono le cose di cui tutti hanno bisogno.
Gli insulti non sono mai finiti.Due settimane fa a Roma, in un Burghy, mi sono sentita dire da un passante: «Grassona, ma non ti vergogni a mangiare così?» E intollerabile questo voler fare del male senza motivo, ma anche l’imbarazzo che senti di creare nelle persone che stanno con te. Dicono che la gente se ne frega degli altri. Magari.,. A Napoli, per strada, mi hanno urlato: «Cicciona, stai a casa, rubi l’aria di tre persone», «A 110 chili ti danno in premio una bambolina».
P. Paterlini, I brutti anatroccoli, Feltrinelli, Milano 1994.
E’ la storia di una ragazza venticinquenne obesa, che non riesce a stabilire nessun tipo di rapporto con gli amici o con le persone che la circondano.I suoi amici la deridono e non la fanno sentire parte del loro gruppo; e così no le rimane altro che subire queste ingiustizie e continuare a vivere la propria vita pur sapendo che il mondo non la accetta.Secondo me, tutte queste prese in giro sono assolutamente assurde; una persona di qualsiasi età, può avere tutti i difetti possibili, obesa, brutta, bassa ecc. ma non significa che sia diversa: quello che conta per me è l’aspetto interiore.Se questa persona dimostra sensibilità, dolcezza e soprattutto simpatia magari fuori dal comune, io, vorrei instaurare con lei un rapporto di grande amicizia.Ci sono persone che magari sono belle, magre, che all’apparenza sono OK, ma se poi vai a vedere sono chiuse in sé e non hanno alcun pregio capace di colpire il cuore delle persone. Un’altra cosa che per me è sbagliata è che le donne non accettino la propria obesità. Per me una donna può essere anche obesa, ma come ho detto prima, se ha altre caratteristiche di cui andare fiera allora può rilassarsi.La bruttezza e la grassezza non possono determinare l’infelicità di una persona. Forse l’aspetto esteriore può un po’penalizzare a prima vista: ma a prima vista non si dovrebbe mai giudicare una persona. Prima di cedere ai pregiudizi bisognerebbe conoscerla in profondità perché potrebbe rivelare dei sentimenti capaci anche di colpirci; è un po’ questa la situazione della ragazza del brano. Lei sì è obesa, ma ha dei sentimenti molto forti, come l’amore e la dolcezza che la differenziano dagli altri e di cui forse nessuno si è mai accorto.
Per me la morale o il messaggio è che non bisogna cedere alle apparenze, ma cercare di andare a fondo per scoprire magari dei segreti nascosti.(simon9)