Fiori per Algernon

Oggi c’ avuto un test. O paura che lo sbagliato e così forse adesso non mi usano più.
È andata che cera un giovanotto simpatico nella stanza e ciaveva dei
fogli bianchi che sopra ciavevano versato tutto linchiostro. Mi fa Charlie cosa vedi su questo foglio. Io ciavevo paura anche colla mia zampa di coniglio che la stringevo in tasca perché quando ero piccolo sbagliavo sempre i test a scuola e versavo anche tutto linchiostro.
C’ detto vedo una macchia dinchiostro. Lui dice sì e io tiro il fiato. Credevo che era finito ma allorquando mi sono alzato lui mi ferma. Ma detto stà seduto Charlie cosa credi che abbiamo finito. Dopo non mi ricordo più tanto ma voleva che gli dicevo cosa cera dentro linchiostro. Io non vedevo niente dentro linchiostro ma lui diceva che cera delle figure che tutta la gente vedeva le figure li dentro. Io non vedevo nessune figure. O ciercato tuttimodi di vedere. Mi ò messo il foglio vicino vicino e dopo lontano. Dopo dico se c’ gli occhiali ci vedo di più abitudinamente metto solo gli occhiali al cinema o alla televisione ma gli dico sono nel armadio nel entrata. Sono andato a prenderli. Poi dico mi fa vedere il foglio un altra volta scommetto che le trovo stavolta.
O guardato tuttimodi ma quantunque non vedevo mai le figure vedevo solo un- chiostro. Gli ò detto forse c’ bisogno di occhiali nuovi. Lui à scritto delle cose sopra di un pezzo di carta e io c’ avuto paura che avevo sbagliato il test. Così gli dico ma che bella macchia dinchiostro che mi piaceva proprio con tutti quei puntini intorno. Lui à fatto una faccia come se piangeva così doveva essere un altra cosa. Dico per favore mi facesse gentilmente provare nuovamente. Cincue minuti e ciarrivo disicuro perché sono uno che va piano certe volte. Anche per leggere vado piano nella classe di Miss Kinnian per adulti ritardati ma la buona volontà. Ma fatto provare gentilmente con un’altro foglio che ci avevano versato sopra due inchiostri uno rosso e uno blu.
Era proprio gentile e parlava pianopiano come Miss Kinnian e ma spiegato che era una prova di roscia. Ha detto che la gente vedevano delle cose dentro linchiostro. Dico mi fa vedere anche a me. Lui dice cosa ti fa pensare prova su. Gli dico penso a un macchia dinchiostro ma era sbagliato di nuovo. Dice cosa somiglia -
immagina qualcosa. O chiuso gli occhi un bel pezzo per imaginare. Dopo gli ò detto che imaginavo una penna stilografica con tutto linchiostro che si versava sulla tovaglia. Allora lui alzato e uscito.
Non credo che mi è andata bene questa prova di roscia.
[Charlie viene scelto per l’operazione e, dopo l’intervento, ripensa con orrore alla sua condizione precedente]
Avevo nascosto a me stesso l’immagine del vecchio Charlie Gordon perché ormai ero diventato intelligente e non volevo ricordare la mia condizione passata.
Ma oggi, guardando quel ragazzo, ho capito per la prima volta che cosa ero stato.
Ero esattamente come lui!
Solo poco tempo fa ho scoperto che la gente rideva di me. Ora capisco che, senza saperlo, mi univo a loro per ridere di me stesso. Questo soprattutto mi fa male.
Ho spesso riletto i miei resoconti e ho visto l’ignoranza, l’ingenuità infantile, la fioca intelligenza di quel me stesso che in una stanza buia guardava dal buco della serratura la luce radiosa del mondo di fuori. Capisco che, pur nella mia stupidità, mi rendevo conto di essere inferiore, e che gli altri possedevano qualcosa che a me mancava -
qualcosa che a me era negata. Nella mia cecità mentale credevo che questo qualcosa fosse connesso con la capacità di leggere e scrivere, ed ero certo che, se fossi riuscito ad acquisire quella capacità, avrei acquisito automaticamente anche l’intelligenza.
Anche un deficiente sente il bisogno di essere come gli altri.
Un bambino può non sapere come nutrirsi o di che cibo, e tuttavia sa che cos’è la fame.
Quello, dunque, ero io. Non l’avevo capito. Nonostante le doti intellettuali di cui ora dispongo, non l’avevo mai capito veramente.

[Grazie alle straordinarie capacità intellettive acquisite con l’operazione, Charlie scopre che la riuscita è solo temporanea]

Esaminando i più recenti grafici e dati su Algernon, constato che sebbene l’animale si trovi ancora nell’infanzia fisica, la regressione mentale è già cominciata. L’attività motoria appare diminuita; si nota una riduzione generale dell’attività glandolare; il calo delle capacità di coordinamento è costante e rapido. Sono inoltre evidenti i sintomi di un’amnesia progressiva. Come ho dimostrato nella mia relazione, queste e altre sindromi di deterioramento fisico e mentale possono essere previste con risultati statisticamente significativi applicando la mia formula.
Lo stimolo chirurgico al quale siamo stati entrambi sottoposti ha dato luogo a una intensificazione e accelerazione di tutti i processi mentali. L’inatteso sviluppo che mi sono preso la libertà di definire l’Effetto
Algernon-Gordon, è la logica conseguenza del salto d’intelligenza. L’ipotesi da me ampiamente verificata si può riassumere nei seguenti termini: l’intelligenza artificialmente accresciuta si deteriora a un ritmo direttamente proporzionale al totale dell’accrescimento.
Ritengo che questa costituisca, di per sé, una scoperta importante.
Finché sarò in grado di scrivere intendo continuare ad annotare i miei pensieri in questi resoconti. E uno dei pochi piaceri che mi siano rimasti. Comunque, tutto sta ad indicare che il mio deterioramento mentale sarà molto rapido.
Ho già cominciato ad avvertire dei segni di instabilità emotiva e di smemoratezza, i primi sintomi del declino.

10 gjugno. Il deterioramento si aggrava nettamente. Comincio a essere distratto. Algernon è morto due giorni fa. L’autopsia ha dimostrato che le mie previsioni erano esatte. il suo cervello era diminuito di peso e si notava un appiattimento generale delle circonvoluzioni oltre all’allargamento e approfondimento dei solchi.
Ritengo che lo stesso processo stia per manifestarsi anche in me, se già non è cominciato. Ora che ne sono assolutamente certo, mi riesce difficile rassegnarmici.
Ho chiuso il corpo di Algernon in una scatola di formaggio e l’ho seppellito in cortile. Ho pianto.
[...]
25 luglio. Guardavo i miei resoconti vecchi e m’è venuto da ridere perché non capisco cosa avevo scritto. Certe parole le capisco ma non so cosa vogliono dire.
Miss Kinnian è venuta a bussare ma le ho detto vada via non voglio vederla. Lei piangeva e così pure io ma non ho voluto farla entrare perché non volevo che rideva di me. Le ho detto che non le volevo più bene. Le ho detto che non volevo più essere intelligente. Non è mica vero. Le voglio sempre bene lo stesso e voglio sempre essere intelligente ma se non dicevo così lei non andava via. Ha dato dei soldi a Mrs Flynn per pagare l’affitto. Io non voglio. Bisogna che trovo un lavoro.
Per pietà... non voglio dimenticare il leggere e scrivere... [...]
Questo è il sincero motivo che adesso vado via da New York definitamente. Non voglio più fare delle cose come quella. Non voglio che Miss Kinnian c’ compassione di me. Tutti cianno compassione nella fabrica e quello non mi va lostesso così vado in un posto che nessuno sa che Charlie Gordon una volta era un genio e adesso non è nemmeno capacie di leggere un libro e così pure scrivere giusto.
Porto due o tre libri via con me che se anche non so leggerli prova e riprova di buona volontà e forse non dimentico tutte le cose che avevo imparato. Se provo con sincera buona volontà possibilmente divento un po’ di più intelligente che ero prima delloperazione. C’ il piede di coniglio e il soldo bucato e loro mi aiutano.
Qualora legge questo mio scritto Miss Kinnian prego non aver compassione per me che sono contento che c’ avuto una bella occasione e ò imparato un sacco di cose che non sapevo nemmeno che cerano in questo mondo e ringrazio sentitamente che le ò viste tutte quante un momentino. Non lo so il motivo che adesso sono di nuovo scemo o cosa ò fatto che era sbagliato possibilmente non ò provato sufficientemente con buona volontà. Quantunque adesso provo tuttimodi e alla fine possibilmente divento un pochino più intelligente e imparo tutte le parole. Un pochino mi ricordo comero contento allorquando ò letto il libro azzurro con la fodera strappata. Ecco precisamente il motivo che continuo oraesempre a provare a diventare inteliggente così sono dinuovo contento lostesso di all’ora.Il mio desiderio del cuore è che ce lavrei adesso adesso per sedermi sulla sedia e leggere tutto il giorno. Cionostante che sono la prima persona stupida del mondo che à trovato una cosa importante per la scenza. C’ il ricordo che ò fatto qualcosa ma non ricordo cosa.
“Fiori per Algernon” di Daniel Keyes (da “Le meraviglie del possibile. Antologia di fantascienza” a cura di S. Solmi e C. Fruttero, Einaudi, Torino 1959. )

 
Charlie Gordon è un povero idiota che viene scelto per un’operazione chirurgica grazie alla quale acquista l’intelligenza. Gordon ha sempre tenuto un diario in cui annotare gli eventi speciali della sua vita e, dopo l’operazione, sfogliandolo, trova pagine da lui scritte quando era un idiota e si rende conto della sua “vecchia” stupidità; si rende anche conto di quanto si fosse sentito un pesce fuor d’acqua.
Al culmine della sue capacità intellettuali Gordon entra in un ristorante e vede un gruppo di ragazzi che sta prendendo in giro un cameriere. Capisce immediatamente che prima dell’operazione lui era come quel cameriere. Forse una persona che prende in giro qualcuno, dovrebbe prima aver vissuto la stessa condizione, per capire il senso del suo comportamento. Se Gordon fosse andato ad unirsi a quel gruppo di ragazzi, avrebbe preso in giro se stesso.
Ma l’operazione, portandogli grandi capacità intellettive, gli permette anche di scoprire da sé che la “riuscita” sarebbe stata solamente temporanea.
Infatti passa del tempo e compaiono i primi sintomi di deterioramento (perdita della memoria, distrazione, declino). Un giorno prende il diario, come al solito, per scrivere una pagina; mentre lo sfoglia comincia a leggere diverse pagine scritte poco tempo prima ma fa fatica a leggerle, alcune parole neanche le capisce.
Gordon sa che la sua intelligenza sta per sfumare; incomincia a perdere la fiducia in se stesso; si chiude in casa, non vuole essere visto dalle persone a lui care; vorrebbe poter e continuare a leggere e a scrivere.
A volte la coscienza dell’handicap può essere il suo aspetto peggiore, e proprio per questo non bisogna sottoporre a prese in giro e cose del genere chi è diverso da noi. Secondo me il tipo di handicap che sembra più difficile da accettare è proprio quello mentale, perché non hai la capacità di ragionare e puoi diventare una sorta di giullare di tutti, “lo scemo del villaggio”.
E forse bisognerebbe chiedersi a cosa serve e a chi, lo “scemo del villaggio”. (johnsay)
 
 
 (da “Qualcuno volò sul nido del cuculo” Milos Forman,1975)