Si
manifestò inizialmente con la contestazione studentesca
nelle Università, contro il comportamento tenuto dai
soldati americani nel Vietnam, le regole di comportamento
nelle Università, il comportamento autoritario del
corpo docente e reclamavano una maggiore autonomia nella scelta
dei documenti di studio, il libero accesso alle Università,
allora limitato solo ai diplomati dei licei, e una cultura
libera da mistificazioni.
Aumentarono le manifestazioni, iniziarono
le diserzioni, si generalizzarono i simboli del pacifismo
e divenne celebre in tutto il mondo lo slogan che invitava
a fare l'amore e non la guerra (MADE LOVE NOT WAR). Si ebbero
elementi anarchici e pratiche del pensiero libertario e individualista,
come il movimento degli hippy (teorici della rivoluzione sessuale
e del femminismo), riferimenti culturali e religiosi. Durante
la battaglia per il diritto allo studio essi diventarono anche
protagonisti di un nuovo modo di fare politica, infatti proposero
un modello di democrazia diretta, che si basava sulla partecipazione
attiva degli interessati.
I movimenti studenteschi si richiamarono
alle idee di Lenin, Mao Tse-Tung e Che Guevara e diedero vita
a gruppi politici extraparlamentari; criticarono la posizione
dei partiti di sinistra e dei sindacati. I movimenti studenteschi
americani, francesi, tedeschi e italiani avevano come maggior
obiettivo la lotta contro ogni forma di gerarchia sociale:
nella scuola era rappresentata dai professori, nella famiglia
dai genitori, nelle fabbriche dai padroni, nello stato dai
politici.
Nonostante le numerose manifestazioni di protesta
i governi occidentali non attuarono le riforme richieste e
attaccarono più volte gli studenti con le forze di
polizia, ci furono così arresti e scontri con morti
nelle piazze, in quanto gli studenti oltre a denunciare il
sistema educativo, si unirono, a seconda della situazione,
alle proteste delle minoranze nere e al movimento pacifista.
Una delle più importanti manifestazioni
fu quella svoltasi a Città del Messico, durante le
Olimpiadi, dove furono uccisi 60 studenti in Piazza delle
tre Culture e dove due atleti USA di colore, Tommie Smith
e Tom Carlos, protestarono sul podio dei 200 m piani alzando
il braccio e chinando il capo. Nel Sessantotto gli studenti
americani occuparono due prestigiose università: Berkeley
a San Francisco e la Columbia a New York, volendo dimostrare
il loro rifiuto nei confronti del Ministero della difesa che
aveva commissionato alle università la ricerca per
produrre nuove armi per la guerra nel Vietnam.
La loro denuncia, in una pubblicazione del
Comitato per il coordinamento dello sciopero dell'Università
della Columbia nel Settembre 1968, fu così esposto:
"Siamo disgustati dalla guerra, dal razzismo, dall'essere
parte di un sistema su cui non possiamo esercitare nessun
controllo... che nega la libertà personale e sociale...
che deve reprimere per continuare ad esistere ". Ben
presto nacque un movimento pacifista, appoggiato anche dai
movimenti di opinione e dagli intellettuali Europei, i cui
aderenti si rifiutarono di prestare il servizio militare.
In Francia, nel 1968, la protesta si trasformò in rivolta
contro lo stato. Il Ministero della Pubblica Istruzione voleva
limitare il numero degli studenti universitari con una rigida
selezione e utilizzare la ricerca universitaria per risolvere
i problemi dell'industria; allora studenti e professori occuparono
l' Università di Nanterre e la Sorbona di Parigi e
proclamarono lo sciopero generale.
Sempre nel 1968 sorsero, nelle università
e nei licei parigini, accanto ai Comitati di base del Vietnam,
dei Comitati d'azione e delle strutture associative giovanili
che il 14 Febbraio indissero una giornata nazionale per la
libertà sessuale, occupando le mense universitarie
e le case dello studente. Poi il 22 Marzo, nell'Università
di Nanterre, un giovane anarchico di origini Tedesche, Daniel
Cohm-Bendit, promosse il blocco delle lezioni ed un'immediata
assemblea generale, con la conseguente occupazione dell'ateneo;
nacque così il movimento del 22 Marzo, attorno al quale
si focalizzò l'attenzione degli studenti francesi e
si affermarono gli slogans tipicamente anarchici (tipo "L'immaginazione
è al potere ") che disegnarono la fisionomia del
'68 francese. La Germania Federale fu la prima a raccogliere
il messaggio d'oltre Atlantico e ben presto dall'università
Libera di Berlino ovest partì la protesta. Gli studenti
denunciavano il corpo accademico accusandolo di "regime
oligarchico", respingendo "i seminari stupidi e
le assurde prove d'esame ".
In Italia già nel 1966 vi fu l'occupazione
di alcune facoltà, ma fu nell'anno successivo che si
intensificarono le agitazioni, che si sintonizzarono sulle
esperienze del movimento studentesco americano e tedesco.
Ciò che era destinato a incidere sull'azione rivendicativa
degli studenti si delineò all'interno delle Università.
Nel 1967, a Torino, vi fu l'occupazione di Palazzo Campana,
sede della facoltà di lettere, accompagnata da un manifesto
dove appariva un cadavere ossificato con parrucchino e medaglie,
a indicare la sclerosi delle istituzioni accademiche e a suggerire
l'urgenza di soluzioni riformatrici.
Nel 1968 le occupazioni da Torino, Trento,
Pisa, Firenze si estesero e si affermarono ovunque i CONTROCORSI
promossi dagli studenti su temi di attualità (la guerra
del Vietnam, i rapporti tra il Primo e il Terzo mondo, l'economia
capitalistica) e allo stesso tempo gli studenti imparavano
a proteggere le loro iniziative dalle ritorsioni della magistratura
o dall'intervento della polizia. Le masse giovanili iniziarono
ad assaporare il fascino di libertà prima sconosciute:
i vincoli di dipendenza familiare si allentavano, si abbattevano
molti tabù sessuali e si diffondeva un nuovo modo di
vivere e socializzare. Quando il 7 Marzo a Roma, davanti alla
facoltà di Architettura, si verificò uno scontro,
gli studenti capirono con stupore che poteva capitare anche
alle forze dell'ordine di trovarsi costrette ad indietreggiare.
Dopo questo grande successo, il movimento entrò nelle
scuole medie superiori dove i capelli lunghi dei ragazzi o
le minigonne bastavano per scatenare provvedimenti disciplinari.
Presto tra il movimento studentesco e quello operaio si concretizzò
un'attiva forma di solidarietà.