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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

politica e avvenimenti
il femminismo La guerra nel Vietnam Cuba e la baia dei porci il disastro del Vajont Gagarin e il primo viaggio nello spazio Neil Amstrong e l’allunaggio il boom economico
la primavera di Praga l’alluvione di Firenze il movimento studentesco L’immigrazione L’autunno caldo Il muro di Berlino

Nella seconda metà degli anni '60 i valori politici e culturali sui quali si erano costruite le società occidentali del dopoguerra entrarono in crisi e aumentarono gli squilibri sociali provocati dall'industrializzazione. Il 1968 fu l'anno che segnò il momento cruciale di questo processo.

Si manifestò inizialmente con la contestazione studentesca nelle Università, contro il comportamento tenuto dai soldati americani nel Vietnam, le regole di comportamento nelle Università, il comportamento autoritario del corpo docente e reclamavano una maggiore autonomia nella scelta dei documenti di studio, il libero accesso alle Università, allora limitato solo ai diplomati dei licei, e una cultura libera da mistificazioni.

Aumentarono le manifestazioni, iniziarono le diserzioni, si generalizzarono i simboli del pacifismo e divenne celebre in tutto il mondo lo slogan che invitava a fare l'amore e non la guerra (MADE LOVE NOT WAR). Si ebbero elementi anarchici e pratiche del pensiero libertario e individualista, come il movimento degli hippy (teorici della rivoluzione sessuale e del femminismo), riferimenti culturali e religiosi. Durante la battaglia per il diritto allo studio essi diventarono anche protagonisti di un nuovo modo di fare politica, infatti proposero un modello di democrazia diretta, che si basava sulla partecipazione attiva degli interessati.

I movimenti studenteschi si richiamarono alle idee di Lenin, Mao Tse-Tung e Che Guevara e diedero vita a gruppi politici extraparlamentari; criticarono la posizione dei partiti di sinistra e dei sindacati. I movimenti studenteschi americani, francesi, tedeschi e italiani avevano come maggior obiettivo la lotta contro ogni forma di gerarchia sociale: nella scuola era rappresentata dai professori, nella famiglia dai genitori, nelle fabbriche dai padroni, nello stato dai politici.

Nonostante le numerose manifestazioni di protesta i governi occidentali non attuarono le riforme richieste e attaccarono più volte gli studenti con le forze di polizia, ci furono così arresti e scontri con morti nelle piazze, in quanto gli studenti oltre a denunciare il sistema educativo, si unirono, a seconda della situazione, alle proteste delle minoranze nere e al movimento pacifista.

Una delle più importanti manifestazioni fu quella svoltasi a Città del Messico, durante le Olimpiadi, dove furono uccisi 60 studenti in Piazza delle tre Culture e dove due atleti USA di colore, Tommie Smith e Tom Carlos, protestarono sul podio dei 200 m piani alzando il braccio e chinando il capo. Nel Sessantotto gli studenti americani occuparono due prestigiose università: Berkeley a San Francisco e la Columbia a New York, volendo dimostrare il loro rifiuto nei confronti del Ministero della difesa che aveva commissionato alle università la ricerca per produrre nuove armi per la guerra nel Vietnam.

La loro denuncia, in una pubblicazione del Comitato per il coordinamento dello sciopero dell'Università della Columbia nel Settembre 1968, fu così esposto: "Siamo disgustati dalla guerra, dal razzismo, dall'essere parte di un sistema su cui non possiamo esercitare nessun controllo... che nega la libertà personale e sociale... che deve reprimere per continuare ad esistere ". Ben presto nacque un movimento pacifista, appoggiato anche dai movimenti di opinione e dagli intellettuali Europei, i cui aderenti si rifiutarono di prestare il servizio militare. In Francia, nel 1968, la protesta si trasformò in rivolta contro lo stato. Il Ministero della Pubblica Istruzione voleva limitare il numero degli studenti universitari con una rigida selezione e utilizzare la ricerca universitaria per risolvere i problemi dell'industria; allora studenti e professori occuparono l' Università di Nanterre e la Sorbona di Parigi e proclamarono lo sciopero generale.

Sempre nel 1968 sorsero, nelle università e nei licei parigini, accanto ai Comitati di base del Vietnam, dei Comitati d'azione e delle strutture associative giovanili che il 14 Febbraio indissero una giornata nazionale per la libertà sessuale, occupando le mense universitarie e le case dello studente. Poi il 22 Marzo, nell'Università di Nanterre, un giovane anarchico di origini Tedesche, Daniel Cohm-Bendit, promosse il blocco delle lezioni ed un'immediata assemblea generale, con la conseguente occupazione dell'ateneo; nacque così il movimento del 22 Marzo, attorno al quale si focalizzò l'attenzione degli studenti francesi e si affermarono gli slogans tipicamente anarchici (tipo "L'immaginazione è al potere ") che disegnarono la fisionomia del '68 francese. La Germania Federale fu la prima a raccogliere il messaggio d'oltre Atlantico e ben presto dall'università Libera di Berlino ovest partì la protesta. Gli studenti denunciavano il corpo accademico accusandolo di "regime oligarchico", respingendo "i seminari stupidi e le assurde prove d'esame ".

In Italia già nel 1966 vi fu l'occupazione di alcune facoltà, ma fu nell'anno successivo che si intensificarono le agitazioni, che si sintonizzarono sulle esperienze del movimento studentesco americano e tedesco. Ciò che era destinato a incidere sull'azione rivendicativa degli studenti si delineò all'interno delle Università. Nel 1967, a Torino, vi fu l'occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di lettere, accompagnata da un manifesto dove appariva un cadavere ossificato con parrucchino e medaglie, a indicare la sclerosi delle istituzioni accademiche e a suggerire l'urgenza di soluzioni riformatrici.

Nel 1968 le occupazioni da Torino, Trento, Pisa, Firenze si estesero e si affermarono ovunque i CONTROCORSI promossi dagli studenti su temi di attualità (la guerra del Vietnam, i rapporti tra il Primo e il Terzo mondo, l'economia capitalistica) e allo stesso tempo gli studenti imparavano a proteggere le loro iniziative dalle ritorsioni della magistratura o dall'intervento della polizia. Le masse giovanili iniziarono ad assaporare il fascino di libertà prima sconosciute: i vincoli di dipendenza familiare si allentavano, si abbattevano molti tabù sessuali e si diffondeva un nuovo modo di vivere e socializzare. Quando il 7 Marzo a Roma, davanti alla facoltà di Architettura, si verificò uno scontro, gli studenti capirono con stupore che poteva capitare anche alle forze dell'ordine di trovarsi costrette ad indietreggiare. Dopo questo grande successo, il movimento entrò nelle scuole medie superiori dove i capelli lunghi dei ragazzi o le minigonne bastavano per scatenare provvedimenti disciplinari. Presto tra il movimento studentesco e quello operaio si concretizzò un'attiva forma di solidarietà.

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