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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

cultura
letteratura in Italia


Alberto Moravia è nato a Roma il 28 novembre del 1907 da Carlo Pincherle architetto e pittore e da madre anconetana della famiglia De Marsanich. A circa dieci anni, Moravia si ammalò di tubercolosi ossea secca e per questa ragione dovette interrompere gli studi ginnasiali e, costretto a stare a letto, si diede alle letture degli autori preferiti: Dostoevskji, Goldoni, Shakespeare, Baudelaire, Leopardi, Manzoni, il teatro classico, Eliot, Apollinaire. In questo clima nasce la sua vocazione di scrittore precoce. Sin dal 1925 intraprese a scrivere “Gli indifferenti”.

 

Il romanzo per il suo successo critico e per il suo spirito polemico-realistico mise in contrasto Moravia col regime fascista, tanto che preferì evadere dal clima oppressivo del regime recandosi a Londra nel 1931 e poi a Parigi. Quindi a New York nel 1934, chiamato da Prezzolini alla Columbia University, dove tenne conferenze su Manzoni, Verga, Fogazzaro, D'Annunzio.

Nel 1952 gli viene assegnato il premio Strega e i suoi libri, mentre da un lato venivano messi all’indice, dall’altro erano tradotti in molte lingue e alcuni utilizzati come argomenti di grandi films di successo in chiave neorealistica: “La romana” con la regia di Zampa, i “Racconti romani” con la regia di Franciolini, “La ciociara” con la regia di De Sica, “Gli indifferenti “con la regia di Maselli. Tra le altre opere si ricordano i romanzi: “La vita ínteriore” (1978); “1934” (1982); “L'uomo che guarda” 1985; “Ritorno a Roma” (1989) e, postumo, “La donna leopardo”; i volumi di racconti: “La cosa” (1983), “La villa del Venerdì e altri racconti” (1990).
Muore a Roma il 26 settembre 1990.


Pier Paolo Pasolini nacque il 5 marzo 1922 a Bologna. La sua famiglia si trasferì in diverse città del Nord ma il punto fermo rimase Casarsa, città natale della madre. Pasolini aveva anche un fratello minore, Guido: entrambi ebbero un’infanzia relativamente felice, anche se quella di Pier Paolo fu segnata da forti contrasti col padre e da un profondo legame con la madre.
La famiglia subì la perdita di Guido, partigiano combattente nella Resistenza (brigata Osoppo), ucciso dalla Resistenza iugoslava, nel febbraio del 1945, sul finire del secondo conflitto mondiale.
Dopo la guerra, Pasolini divenne insegnante in una scuola media in provincia di Udine e iniziò la militanza nel PCI. Nel 1949 scoppiò lo scandalo conosciuto come il fatto del Ramuscello, che costrinse lui e la sua famiglia a scappare dal Friuli. Fu accusato di corruzione di due minorenni e, di conseguenza, fu licenziato, espulso dal PCI ed emarginato insieme alla famiglia, che decise quindi di trasferirsi a Roma.
I primi anni nella Capitale furono vissuti quasi in povertà e Pasolini dovette arrangiarsi facendo qualsiasi lavoro finché trovò un posto fisso come insegnante e iniziò la collaborazione con quotidiani, riviste e programmi radio. Nel ‘54, Pasolini trovò gli spazi e l’editore con cui pubblicare le sue “Poesie a Casarsa” e, a seguire, nel ‘55, il suo primo romanzo “Ragazzi di vita”. Nel ‘57 collaborò con Fellini per “Le notti di Cabiria” e dal ‘61 si cimentò come regista cinematografico con l’opera “Accattone”. Durante gli anni ‘60, fino alla morte, proseguì il suo lavoro di regista, girando film decisivi per la storia del cinema italiano, come “Mamma Roma” e “Uccellaci e uccellini”.
Dal ‘73 Pasolini collaborò anche con il Corriere della Sera: gli articoli, perlopiù tesi verso l’analisi della situazione del Paese, finirono pubblicati nel libro “Scritti Corsari” (1975).
Oltre a questa intensa attività intellettuale, di scrittore, regista e critico fortemente polemico nei confronti dei poteri costituiti e soprattutto verso la neo-nata classe borghese, Pasolini fu uno dei principali poeti del Novecento italiano: fin dalle primissime prove del ‘38, scrisse poesie per tutta la vita. Nel periodo giovanile di Casarsa, preferì l’idioma dialettale friulano per essere più vicino al popolo. In seguito, usò la forma poetica anche per descrivere il suo pensiero in merito a eventi quotidiani o alla complessa situazione politica e sociale in Italia durante gli anni ‘60 e ‘70. Le sue poesie furono raccolte in “Poesie a Casarsa” (del ‘38), “La meglio gioventù” (del ‘54), “La nuova gioventù” (del ‘75) e nei 3 volumi postumi “Le poesie - antologia” (del ‘75), “Poesie e pagine ritrovate” (dell’80) e “Poesie dimenticate”, sempre dell’80.
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Pasolini fu ucciso alla scalo di Ostia, la notte del 2 novembre 1975.
Per l’omicidio venne accusato Pino Pelosi, 17 anni, un “ragazzo di vita” che si trovava con Pasolini per prostituirsi. Le circostanze, le condizioni in cui fu ritrovato il corpo del poeta, oltre a diverse testimonianze, hanno sempre fatto pensare che Pelosi non fu l’unico assassino. Nel 2005, dopo 30 anni di carcere, Pelosi ha dichiarato che non fu lui a uccidere il regista.


Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923, a Santiago de Las Vegas, un villaggio vicino all'Avana (Cuba), dove il padre dirige una stazione sperimentale di agricoltura e una scuola d'agraria. Dal padre agronomo e dalla madre botanica riceve un'educazione rigorosamente laica.
Nel 1925 la famiglia Calvino ritorna in Italia, e si stabilisce a San Remo, nella Villa Meridiana che ospita la direzione della Stazione Sperimentale di Floricoltura, dove Calvino vive «fino a vent'anni in un giardino pieno di piante rare ed esotiche».
Compiuti gli studi liceali, Italo Calvino viene avviato dai genitori agli studi di Agraria ma ha già «la testa alla letteratura». Dopo l'8 settembre 1943, Calvino si sottrae all'arruolamento forzato nell'esercito fascista e si aggrega ai partigiani della Brigata Garibaldi, e fa così «la prima scoperta del lancinante mondo umano».
Dopo la liberazione, aderisce al Partito Comunista Italiano, collabora a giornali e riviste, e si iscrive alla Facoltà di Lettere di Torino, dove nel 1947 si laurea con una tesi su Joseph Conrad. A Torino collabora al «Politecnico» di Vittorini, ed entra a far parte del gruppo redazionale della casa editrice Einaudi. Nel 1947 esordisce come scrittore, pubblicando, grazie a Pavese, “Il sentiero dei nidi di ragno”. A questo romanzo, con cui si rivela il più giovane e dotato tra gli scrittori neorealisti, segue il volume di racconti “Ultimo viene il corvo (1949)”.
Negli anni Cinquanta e Sessanta svolge le funzioni di dirigente nella casa editrice Einaudi e intensifica sempre più la sua attività culturale e il suo impegno nel dibattito politico-intellettuale, collaborando a numerose riviste.
Inoltre si impone nel panorama letterario italiano, come il più originale tra i giovani scrittori, in seguito alla pubblicazione della raccolta dei “Racconti” (1958), e soprattutto del volume “I nostri antenati (1960)”, che comprende la trilogia di romanzi fantastici e allegorici sull'uomo contemporaneo: “Il visconte dimezzato” (1952), “Il barone rampante” (1957), e “Il cavaliere inesistente” (1959)
. In questi anni pubblica anche l'importante saggio “Il midollo del leone” (1955), e raccoglie e traduce “Le fiabe Italiane” che pubblica nel 1956, anno in cui i fatti di Ungheria provocano il suo distacco dal PCI e lo conducono progressivamente a rinunciare a un diretto impegno politico.
Tra il 1959 e il 1967 dirige, insieme a Vittorini, l'importante rivista culturale letteraria «Il Menabò», in cui pubblica interventi caratterizzati da un impegno di tipo etico-conoscitivo, quali “Il mare dell'oggettività” (1959) e “La sfida del labirinto” (1962). Nel 1963, anno della Neoavanguardia, pubblica, oltre a “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città”, il racconto costruito ancora su schemi di tipo tradizionale “La giornata di uno scrutatore, con cui si chiude il ciclo apertosi all'incirca un decennio prima”.
Nel 1964 si apre una nuova fase della vita e della carriera di Italo Calvino: sposa l'argentina Judith Esther Singer e si trasferisce a Parigi, da dove continua a lavorare per l'Einaudi, e dove viene a contatto con gli ambienti letterari e culturali più all'avanguardia. Nel 1965 nasce la figlia Abigail, ed esce il volume “Le Cosmicomiche”, a cui segue nel 1967 “Ti con zero”, in cui si rivela la sua passione giovanile per le teorie astronomiche e cosmologiche. Il nuovo interesse per le problematiche della semiotica e per i processi combinatori della narrativa trova espressione anche ne “Le città invisibili (1972)”, e ne “Il castello dei destini incrociati” (1973). Intanto cresce il suo successo e il suo prestigio in tutto il mondo.
Negli anni Settanta — anni in cui nutre una residua speranza nella ragione, pur avvertendo un degradarsi generale della vita civile italiana e mondiale — Calvino pubblica numerosi interventi, prefazioni e traduzioni in molte lingue, e collabora prima al «Corriere della Sera», poi alla «Repubblica». Nel 1979 esce il romanzo “Se una notte d'inverno un viaggiatore”, che diviene subito un best seller.
Nel 1980 si trasferisce a Roma, e pubblica una raccolta dei suoi saggi più importanti “Una pietra sopra”. Nel 1983 escono i racconti di Palomar, ricchi di disillusa amarezza. Nel 1984 la crisi della casa editrice Einaudi lo induce a passare all'editore Garzanti, presso cui pubblica il volume Collezione di sabbia, oltre alla riedizione delle sue opere più importanti.
Nel 1985, avendo ricevuto l'incarico di tenere una serie di conferenze negli Stati Uniti a Cambridge, alla Harvard University, prepara le Lezioni Americane, che tuttavia rimarranno incompiute e saranno edite solo postume nel 1988. All'inizio di settembre, infatti, Italo Calvino muore all'ospedale di Siena, colpito da un'emorragia celebrale.
Nel maggio 1986 presso Garzanti esce Sotto il sole giaguaro, il primo libro postumo di Calvino. Il volume raggruppa tre racconti: “Il nome, Il naso, Sotto il sole giaguaro e Un re in ascolto”. Calvino intendeva scrivere un testo dedicato ai cinque sensi. La morte gli impedì di completare i racconti dedicati alla vista e al tatto.

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