Il 2 gennaio 1960 annuncia la sua decisione di concorrere
alle elezioni presidenziali, scegliendo come suo vicepresidente
Lindon Johnson; in campagna elettorale, assume una posizione
riformista e si assicura i voti dei cittadini di colore, oltre
all'appoggio degli ambienti intellettuali e nel novembre 1960,
vince le elezioni.
Con l'andare del tempo, comunque, Kennedy non riesce a mantenere
le sue promesse e in alcune zone del Paese si verificano delle
vere e proprie discriminazioni razziali e gravi episodi di
razzismo. I neri si ribellano e danno vita a grandi rivolte
guidati da Martin Luther King. Duecentocinquantamila neri
e bianchi, organizzati in un'imponente corteo, marciano su
Washington per rivendicare i diritti legislativi ed appoggiare
le decisioni di Kennedy. Il Presidente, comunque, pronuncia
discorsi nei quali invita al rispetto e alla tolleranza tra
bianchi e neri. La situazione sembra risolversi e decide di
partire per un viaggio a Dallas, dove viene accolto con applausi
e grida di incitamento, si leva soltanto qualche fischio.
Improvvisamente, però, mentre saluta la folla dalla
sua auto scoperta, viene assassinato. A tutt'oggi, malgrado
sia stato arrestato l'esecutore materiale dell'assassinio
(il tristemente noto Lee Oswald), nessuno sa ancora con precisione
chi siano stati i suoi probabili mandanti occulti.
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