Cinema
In Italia:
Commedia all'italiana è il termine con
il quale viene indicato un filone cinematografico nato in
Italia negli anni Cinquanta e Sessanta il cui maggiore interprete
è Alberto Sordi. Numerosi i films da lui interpretati,
ambientati nel contemporaneo ma anche in costume ("Il
marchese del Grillo" regia di Mario Monicelli con Paolo
Stoppa) ecc.
Si è soliti far risalire la nascita del genere al 1962,
anno in cui Pietro Germi realizzò il film Divorzio
all'italiana, nel quale titolo compariva il termine "all'italiana"
per la prima volta e che vinse un Oscar nel 1963 per la migliore
sceneggiatura originale.
Più che un vero e proprio genere, come potrebbe essere
il western o il thriller, il temine indica un felice periodo
in cui in Italia venivano prodotte principalmente commedie
brillanti, ma con dei contenuti comuni come la satira di costume
e l'ambientazione borghese.
Rappresentanti principali del genere sono considerati, oltre
a Germi, registi come Mario Monicelli, Luigi Comencini, Steno
e Dino Risi, gli autori Age e Scarpelli, Rodolfo Sonego e
Suso Cecchi D'Amico. Se si volesse individuare un manifesto
del genere - che riserva il suo fascino, tra l'altro, nel
non avere affatto dei canoni precisi - probabilmente ci si
potrebbe riferire a due film su tutti, ossia Signore e Signori
di Germi e I soliti ignoti di Monicelli.
La commedia all’italiana piace perché, in chiave
allegra, è uno specchio della vita quotidiana e il
filone "tira" fino alle soglie degli anni ’70.
Come si possono dimenticare la serie dei film di Don Camillo
e la serie dei film con capostipite "Pane amore e fantasia"?
Tra i film simbolo della commedia all’italiana ricordiamo
"Il sorpasso" di Dino Risi (1962) dove i due personaggi
incarnano bene le due figure contrapposte: lo sbruffone, esibizionista
(Vittorio Gassman) e il timido e impacciato (Jean Louis Trintignant).
Il film riesce a mischiare bene la comicità e la serietà
del soggetto, con Vittorio Gassman nel ruolo del protagonista.
Il finale drammatico della pellicola e la colonna sonora,
con pezzi di Edoardo Vianello (con Guarda come dondolo) e
Domenico Modugno (con Vecchio frack) sono altri due elementi
che contribuiscono a rendere questo film uno dei capolavori
di quegli anni.
A questo filone del cinema italiano si legano i nomi dei principali
attori contemporanei di questo Paese, da Alberto Sordi a Ugo
Tognazzi, da Monica Vitti a Claudia Cardinale, oltre a Mastroianni
e Sandrelli.
Il sorpasso
I
toni delle commedie anni 60 di questo regista che nel decennio
precedente ha contribuito all’affermazione del bozzettismo
“rosa”, sono decisamente diversi; il cinismo e
la cattiveria di uno stile tanto spoglio quanto lucido e graffiante
diventano la spietata radiografia di un paese messo alla berlina
della risata
Uno sguardo così duro
nella rappresentazione del paese non è casuale. L’Italia
dei primi anni 60 è si l’Italia del “miracolo”
economico, ma è anche l’Italia dei compromessi
politici e delle manovre occulte, dei (quasi) tentati colpi
di stato e dei tradimenti sociali, dello sviluppo industriale
e dell’immigrazione che congestiona le città
del Nord alimentando le speculazioni edilizie, del divario
Nord e Sud, delle evasioni fiscali e dei primi scandali che
vengono a galla.
L’Italia che contrappone l’ormai innescata rivoluzione
dei costumi e paurose sacche di arretratezza socio-culturale
che assume tinte quasi grottesche nei film.
Cinema
In Italia- cinema
impegnato

Federico
Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio del 1920, da Ida Barbiani
e Urbano Fellini. Da bambino trascorre lunghe ore in solitudine,
inventando personaggi per il teatro dei burattini e preferndo
i giochi di fantasia a quelli di movimento. Sua grande passione
è e rimarrà per tutta la vita il disegno, a
cui affida i suoi sogni. Diventa ben presto un affezionato
lettore di fumetti, in particolare di quelli pubblicati sul
settimanale Il Corriere dei Piccoli. Nel 1930 frequenta la
prima classe del Ginnasio-Liceo Giulio Cesare ed incontra
colui che sarà suo inseparabile amico per sempre, Luigi
Benzi, il "Titta" protagonista di AMARCORD. Superati
gli esami di maturità classica nel 1938, pubblica alcune
vignette su La Domenica del Corriere nello spazio gli pubblica
brevi racconti, rubriche e disegni firmati con lo pseudonimo
Fellas.
Nel
1939 si trasferisce a Roma e si iscrive alla facoltà
di giurisprudenza, ma non termina dedicato ai lettori, collabora
al settimanale politico-satirico fiorentino dell'editore Nerbini,
che gli studi. Il soggiorno romano gli offre l'occasione di
incontrare il pittore Rinaldo Geleng e il regista Stefano
Vanzina, in arte Steno. Collabora al bisettimanale satirico-politico
di grande successo dell'editore Rizzoli, Il Marc'Aurelio.
Attraverso l'amico Ruggero Maccari conosce il comico Aldo
Fabrizi e ne diventa immediatamente grande amico, oltre che
l'autore di gag e lo scrittore di fiducia per spettacoli di
varietà e di film. Nel 1940 collabora a vari periodici
e partecipa ufficialmente alla prima sceneggiatura, il film
è "IL PIRATA SONO IO!" diretto da Mario Mattoli
e il protagonista è Macario. Dal 1941 ha inizio un'intensa
attività di soggettista e sceneggiatore che lo porterà
a firmare in pochi anni 30 opere cinematografiche tra cui,
DOCUMENTO Z3, L'ULTIMA CARROZZELLA, CAMPO DE'FIORI, LA FUMERIA
D'OPPIO, FRANCESCO GIULLARE DI DIO, EUROPA'51, FORTUNELLA.
Il suo apporto al cinema neoralista si concretizza in opere
importanti quali, ROMA CITTA' APERTA, PAISA', SENZA PIETA',
IN NOME DELLA LEGGE, LA CITTA' SI DIFENDE, e lo porta a stretto
contatto con Pietro Germi e Roberto Rossellini.
Nel 1943 sposa Giulietta Masina, giovane attrice di prosa
conosciuta durante le frequentazioni all'emittente radiofonica
EIAR. Grazie alla collaborazione con Ennio Flaiano e Tullio
Pinelli, nel 1950 Federico Fellini firma il suo film d'esordio,
LUCI DEL VARIETA'. Seguono LO SCEICCO BIANCO nel 1952 e i
VITELLONI l'anno seguente. Dopo l'episodio di AGENZIA MATRIMONIALE,
nel 1954 Fellini gira LA STRADA (Leone d'Oro a Venezia e Oscar
come miglior film straniero), nel 1955 IL BIDONE, e nel 1957
LE NOTTI DI CABIRIA (Oscar come miglior film straniero) una
trilogia d'opere definita "realismo creaturale".
Nel 1959 è la volta del capolavoro destinato a suscitare
accese polemiche moralistiche e ricorsi alla censura, LA DOLCE
VITA (Palma d'Oro al festival di Cannes). In risposta allo
scandalo provocato, nel 1961, Fellini realizza LE TENTAZIONI
DEL DOTTOR ANTONIO in cui sperimenta per la prima volta l'uso
del colore. Considerata l'opera più compiuta del maestro
oltre che paradigmatica dell'intera produzione felliniana,
viene alla luce nel 1963, OTTO E MEZZO (Oscar come miglior
film straniero e Gran Premio al Festival di Mosca), quanto
mai innovativo per linguaggio, e struttura narrativa. Nel
1965 la visionarietà del regista e le letture junghiane
trovano realizzazione in GIULIETTA DEGLI SPIRITI. Parallelamente
ha inizio il parto de IL VIAGGIO DI G.MASTORNA, film sull'aldilà,
dal percorso creativo tormentato e mai risolto, che condiziona
profondamente e in negativo la salute del regista. I racconti
di Edgar Allan Poe gl'ispirano nel 1968 l'episodio di TRE
PASSI NEL DELIRIO, TOBY DAMMIT ed il voler creare qualcosa
per la televisione lo portano ad assemblare frammenti di una
finta inchiesta giornalistica in BLOCK-NOTES DI UN REGISTA.
Nel 1969 Fellini si cimenta nella grande impresa di trasporre
in chiave fantastica il romanzo latino di Petronio Arbitro,
ottenendo come risultato il personale SATYRICON e l'anno dopo
va a sublimare il grande amore per il circo girando I CLOWNS.
Le due città che l'hanno visto nascere, crescere e
invecchiare, Rimini e Roma vengono immortalate e filtrate
da sensazioni e ricordi molto personali in ROMA e AMARCORD
(Oscar come miglior film straniero) rispettivamente nel 1972
e 1973. Nel 1976 l'universo felliniano fatto di sogni, visioni
e donne opulente cede il posto ad una sperimentazione di tipo
pittorico e a metafore esistenziali che compongono un'estetica
cinematografica raffinata e innovativa, il film è il
CASANOVA DI FELLINI. Prodotto dalla RAI nel 1978 Fellini dirige
PROVA D'ORCHESTRA e nel 1980 con LA CITTA' DELLE DONNE va
a sondare alla sua maniera, il rapporto uomo-donna messo in
crisi e rivoluzionato dalla presa di coscienza femminista.
Tonalità profetiche dipingono LA NAVE VA del 1983,
mentre disprezzo e critica all'omologante televisione che
fagocita tutto restituendo unicamente sponsor e mediocrità,
vengono espressi nel malinconico GINGER E FRED del 1985. Nello
stesso anno riceve il Leone d'Oro alla carriera alla mostra
del cinema di Venezia. Dopo L'INTERVISTA del 1987, Fellini
prende a pretesto narrativo il romanzo di Ermanno Cavazzoni
"Il poema dei lunatici" e crea nel 1990 LA VOCE
DELLA LUNA, riflessione poetica e folle sull'esistenza, la
morte, il frastuono assordante dei tempi moderni e il silenzio
assoluto rivelatore del profondo senso della vita.
Nel 1992, a seguito della collaborazione con il disegnatore
Milo Manara, VIAGGIO A TULUM del 1991, Fellini vede l'incompiuto
VIAGGIO DI G.MASTORNA (detto Fernet) diventare uno straordinario
racconto a fumetti. Nel 1993 riceve a Los Angeles, dalle mani
di Sophia Loren, l'Oscar alla carriera. Il 31 ottobre del
1993, alla vigilia del suo cinquantesimo anniversario di nozze
il grande regista muore in seguito ad un ictus cerebrale.
La camera ardente viene allestita laddove Fellini ha vissuto
e creato quasi tutte le sue creature, nel Teatro 5 di Cinecittà,
per accogliere gli oltre centomila amici, parenti e visitatori
venuti da ogni parte del mondo a porgergli l'estremo saluto.
Come per Picasso si sostenne che dopo di lui la pittura avrebbe
potuto anche avere un altro nome, analogamente, dopo Fellini
il cinema, potrebbe anche chiamarsi in maniera diversa.
Il cinema in Francia
LA NOUVELLE
VAGUE FRANCESE
Alla fine degli anni Cinquanta si affermò una nuova
generazione di cineasti, che trasformò l'intero apparato
estetico-produttivo del cinema francese.
I registi della corrente cinematografica denominata Nouvelle
Vague trovarono un'immediata sintonia con il pubblico dei
giovani, che proprio in quegli anni stava acquisendo visibilità
sociale e autonomia nei consumi culturali. La sincerità
del racconto, che trovava riscontro nell'esattezza dell'ambientazione,
garantì a questi film un buon successo a fronte di
investimenti molto ridotti. Il modello produttivo della Nouvelle
Vague conquistò facilmente i produttori francesi, che
investirono sul nuovo cinema, permettendo a oltre cento nuovi
autori di esordire fra il 1956 e il 1962.
Nell'arco di pochi anni esordirono Louis Malle, François
Truffaut , Eric Rohmer, Jean-Luc Godard Jacques Rivette A
partire dalla metà degli anni Sessanta i destini dei
registi della Nouvelle Vague si allontanarono tuttavia l'uno
dall'altro, in un'ampia articolazione di acquisizioni estetiche,
posizioni politiche e pratiche produttive.
Godard si accostò alla nuova sinistra e il suo cinema
approdò ad una dimensione apertamente politica, che
si radicalizzò notevolmente con il Sessantotto :Le
Gai savoir (La gaia scienza, 1968), Vento dell'Est (1969),
Pravda e Crepa padrone, tutto va bene (1972) sono opere dominate
dall'ossessione della ricerca di una forma adeguata ai contenuti
rivoluzionari.
Un regista che, formatosi come documentarista, è poi
approdato a un cinema apertamente sentimentale, di sicura
presa sul pubblico, fu Claude Lelouch. Il suo Un uomo, una
donna (1966), Palma d'Oro a Cannes e Oscar per il miglior
film straniero, ottenne un grande successo; la storia d'amore
di due vedovi, interpretati da Anouk Aimée e Jean-Louis
Trintignant, non piacque alla critica ma, grazie anche alla
musica di Francis Lai, lasciò un segno nella memoria
di una generazione di spettatori
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