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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

cultura
cinema

    Il cinema italiano è rappresentato da un gruppo di grandi cineasti la cui produzione artistica ha registrato, interpretandoli con notevole differenza di stile, i cambiamenti succedutisi nel paese a partire dal dopoguerra. Dopo l'affermazione a livello mondiale della produzione neorealista, in Italia vennero girate alcune pellicole divenute in breve film-culto. Le radicali trasformazioni sociali maturate negli anni Sessanta furono magistralmente e lucidamente esplorate in opere che ancora oggi sono considerate capolavori della storia del cinema: l’incomunicabilità e l’alienazione della società borghese in La notte di Michelangelo Antonioni, la disgregazione dei valori in La dolce vita di Federico Fellini, la crisi di identità dell’individuo in 8 ½ sempre di Fellini, l’adattamento ai mutamenti storico-sociali in Il gattopardo di Luchino Visconti, l'inesorabile retaggio di violenza della guerra in La ciociara di Vittorio De Sica.

Cinema In Italia:

Commedia all'italiana è il termine con il quale viene indicato un filone cinematografico nato in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta il cui maggiore interprete è Alberto Sordi. Numerosi i films da lui interpretati, ambientati nel contemporaneo ma anche in costume ("Il marchese del Grillo" regia di Mario Monicelli con Paolo Stoppa) ecc.
Si è soliti far risalire la nascita del genere al 1962, anno in cui Pietro Germi realizzò il film Divorzio all'italiana, nel quale titolo compariva il termine "all'italiana" per la prima volta e che vinse un Oscar nel 1963 per la migliore sceneggiatura originale.
Più che un vero e proprio genere, come potrebbe essere il western o il thriller, il temine indica un felice periodo in cui in Italia venivano prodotte principalmente commedie brillanti, ma con dei contenuti comuni come la satira di costume e l'ambientazione borghese.

Rappresentanti principali del genere sono considerati, oltre a Germi, registi come Mario Monicelli, Luigi Comencini, Steno e Dino Risi, gli autori Age e Scarpelli, Rodolfo Sonego e Suso Cecchi D'Amico. Se si volesse individuare un manifesto del genere - che riserva il suo fascino, tra l'altro, nel non avere affatto dei canoni precisi - probabilmente ci si potrebbe riferire a due film su tutti, ossia Signore e Signori di Germi e I soliti ignoti di Monicelli.
La commedia all’italiana piace perché, in chiave allegra, è uno specchio della vita quotidiana e il filone "tira" fino alle soglie degli anni ’70. Come si possono dimenticare la serie dei film di Don Camillo e la serie dei film con capostipite "Pane amore e fantasia"?
Tra i film simbolo della commedia all’italiana ricordiamo "Il sorpasso" di Dino Risi (1962) dove i due personaggi incarnano bene le due figure contrapposte: lo sbruffone, esibizionista (Vittorio Gassman) e il timido e impacciato (Jean Louis Trintignant). Il film riesce a mischiare bene la comicità e la serietà del soggetto, con Vittorio Gassman nel ruolo del protagonista. Il finale drammatico della pellicola e la colonna sonora, con pezzi di Edoardo Vianello (con Guarda come dondolo) e Domenico Modugno (con Vecchio frack) sono altri due elementi che contribuiscono a rendere questo film uno dei capolavori di quegli anni.

A questo filone del cinema italiano si legano i nomi dei principali attori contemporanei di questo Paese, da Alberto Sordi a Ugo Tognazzi, da Monica Vitti a Claudia Cardinale, oltre a Mastroianni e Sandrelli.

Il sorpasso

I toni delle commedie anni 60 di questo regista che nel decennio precedente ha contribuito all’affermazione del bozzettismo “rosa”, sono decisamente diversi; il cinismo e la cattiveria di uno stile tanto spoglio quanto lucido e graffiante diventano la spietata radiografia di un paese messo alla berlina della risata
Uno sguardo così duro nella rappresentazione del paese non è casuale. L’Italia dei primi anni 60 è si l’Italia del “miracolo” economico, ma è anche l’Italia dei compromessi politici e delle manovre occulte, dei (quasi) tentati colpi di stato e dei tradimenti sociali, dello sviluppo industriale e dell’immigrazione che congestiona le città del Nord alimentando le speculazioni edilizie, del divario Nord e Sud, delle evasioni fiscali e dei primi scandali che vengono a galla.
L’Italia che contrappone l’ormai innescata rivoluzione dei costumi e paurose sacche di arretratezza socio-culturale che assume tinte quasi grottesche nei film.

 

Cinema In Italia- cinema impegnato

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio del 1920, da Ida Barbiani e Urbano Fellini. Da bambino trascorre lunghe ore in solitudine, inventando personaggi per il teatro dei burattini e preferndo i giochi di fantasia a quelli di movimento. Sua grande passione è e rimarrà per tutta la vita il disegno, a cui affida i suoi sogni. Diventa ben presto un affezionato lettore di fumetti, in particolare di quelli pubblicati sul settimanale Il Corriere dei Piccoli. Nel 1930 frequenta la prima classe del Ginnasio-Liceo Giulio Cesare ed incontra colui che sarà suo inseparabile amico per sempre, Luigi Benzi, il "Titta" protagonista di AMARCORD. Superati gli esami di maturità classica nel 1938, pubblica alcune vignette su La Domenica del Corriere nello spazio gli pubblica brevi racconti, rubriche e disegni firmati con lo pseudonimo Fellas.

Nel 1939 si trasferisce a Roma e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma non termina dedicato ai lettori, collabora al settimanale politico-satirico fiorentino dell'editore Nerbini, che gli studi. Il soggiorno romano gli offre l'occasione di incontrare il pittore Rinaldo Geleng e il regista Stefano Vanzina, in arte Steno. Collabora al bisettimanale satirico-politico di grande successo dell'editore Rizzoli, Il Marc'Aurelio. Attraverso l'amico Ruggero Maccari conosce il comico Aldo Fabrizi e ne diventa immediatamente grande amico, oltre che l'autore di gag e lo scrittore di fiducia per spettacoli di varietà e di film. Nel 1940 collabora a vari periodici e partecipa ufficialmente alla prima sceneggiatura, il film è "IL PIRATA SONO IO!" diretto da Mario Mattoli e il protagonista è Macario. Dal 1941 ha inizio un'intensa attività di soggettista e sceneggiatore che lo porterà a firmare in pochi anni 30 opere cinematografiche tra cui, DOCUMENTO Z3, L'ULTIMA CARROZZELLA, CAMPO DE'FIORI, LA FUMERIA D'OPPIO, FRANCESCO GIULLARE DI DIO, EUROPA'51, FORTUNELLA. Il suo apporto al cinema neoralista si concretizza in opere importanti quali, ROMA CITTA' APERTA, PAISA', SENZA PIETA', IN NOME DELLA LEGGE, LA CITTA' SI DIFENDE, e lo porta a stretto contatto con Pietro Germi e Roberto Rossellini.

Nel 1943 sposa Giulietta Masina, giovane attrice di prosa conosciuta durante le frequentazioni all'emittente radiofonica EIAR. Grazie alla collaborazione con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, nel 1950 Federico Fellini firma il suo film d'esordio, LUCI DEL VARIETA'. Seguono LO SCEICCO BIANCO nel 1952 e i VITELLONI l'anno seguente. Dopo l'episodio di AGENZIA MATRIMONIALE, nel 1954 Fellini gira LA STRADA (Leone d'Oro a Venezia e Oscar come miglior film straniero), nel 1955 IL BIDONE, e nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA (Oscar come miglior film straniero) una trilogia d'opere definita "realismo creaturale". Nel 1959 è la volta del capolavoro destinato a suscitare accese polemiche moralistiche e ricorsi alla censura, LA DOLCE VITA (Palma d'Oro al festival di Cannes). In risposta allo scandalo provocato, nel 1961, Fellini realizza LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO in cui sperimenta per la prima volta l'uso del colore. Considerata l'opera più compiuta del maestro oltre che paradigmatica dell'intera produzione felliniana, viene alla luce nel 1963, OTTO E MEZZO (Oscar come miglior film straniero e Gran Premio al Festival di Mosca), quanto mai innovativo per linguaggio, e struttura narrativa. Nel 1965 la visionarietà del regista e le letture junghiane trovano realizzazione in GIULIETTA DEGLI SPIRITI. Parallelamente ha inizio il parto de IL VIAGGIO DI G.MASTORNA, film sull'aldilà, dal percorso creativo tormentato e mai risolto, che condiziona profondamente e in negativo la salute del regista. I racconti di Edgar Allan Poe gl'ispirano nel 1968 l'episodio di TRE PASSI NEL DELIRIO, TOBY DAMMIT ed il voler creare qualcosa per la televisione lo portano ad assemblare frammenti di una finta inchiesta giornalistica in BLOCK-NOTES DI UN REGISTA.

Nel 1969 Fellini si cimenta nella grande impresa di trasporre in chiave fantastica il romanzo latino di Petronio Arbitro, ottenendo come risultato il personale SATYRICON e l'anno dopo va a sublimare il grande amore per il circo girando I CLOWNS. Le due città che l'hanno visto nascere, crescere e invecchiare, Rimini e Roma vengono immortalate e filtrate da sensazioni e ricordi molto personali in ROMA e AMARCORD (Oscar come miglior film straniero) rispettivamente nel 1972 e 1973. Nel 1976 l'universo felliniano fatto di sogni, visioni e donne opulente cede il posto ad una sperimentazione di tipo pittorico e a metafore esistenziali che compongono un'estetica cinematografica raffinata e innovativa, il film è il CASANOVA DI FELLINI. Prodotto dalla RAI nel 1978 Fellini dirige PROVA D'ORCHESTRA e nel 1980 con LA CITTA' DELLE DONNE va a sondare alla sua maniera, il rapporto uomo-donna messo in crisi e rivoluzionato dalla presa di coscienza femminista. Tonalità profetiche dipingono LA NAVE VA del 1983, mentre disprezzo e critica all'omologante televisione che fagocita tutto restituendo unicamente sponsor e mediocrità, vengono espressi nel malinconico GINGER E FRED del 1985. Nello stesso anno riceve il Leone d'Oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia. Dopo L'INTERVISTA del 1987, Fellini prende a pretesto narrativo il romanzo di Ermanno Cavazzoni "Il poema dei lunatici" e crea nel 1990 LA VOCE DELLA LUNA, riflessione poetica e folle sull'esistenza, la morte, il frastuono assordante dei tempi moderni e il silenzio assoluto rivelatore del profondo senso della vita.
Nel 1992, a seguito della collaborazione con il disegnatore Milo Manara, VIAGGIO A TULUM del 1991, Fellini vede l'incompiuto VIAGGIO DI G.MASTORNA (detto Fernet) diventare uno straordinario racconto a fumetti. Nel 1993 riceve a Los Angeles, dalle mani di Sophia Loren, l'Oscar alla carriera. Il 31 ottobre del 1993, alla vigilia del suo cinquantesimo anniversario di nozze il grande regista muore in seguito ad un ictus cerebrale. La camera ardente viene allestita laddove Fellini ha vissuto e creato quasi tutte le sue creature, nel Teatro 5 di Cinecittà, per accogliere gli oltre centomila amici, parenti e visitatori venuti da ogni parte del mondo a porgergli l'estremo saluto. Come per Picasso si sostenne che dopo di lui la pittura avrebbe potuto anche avere un altro nome, analogamente, dopo Fellini il cinema, potrebbe anche chiamarsi in maniera diversa.

 

Il cinema in Francia

LA NOUVELLE VAGUE FRANCESE

Alla fine degli anni Cinquanta si affermò una nuova generazione di cineasti, che trasformò l'intero apparato estetico-produttivo del cinema francese.
I registi della corrente cinematografica denominata Nouvelle Vague trovarono un'immediata sintonia con il pubblico dei giovani, che proprio in quegli anni stava acquisendo visibilità sociale e autonomia nei consumi culturali. La sincerità del racconto, che trovava riscontro nell'esattezza dell'ambientazione, garantì a questi film un buon successo a fronte di investimenti molto ridotti. Il modello produttivo della Nouvelle Vague conquistò facilmente i produttori francesi, che investirono sul nuovo cinema, permettendo a oltre cento nuovi autori di esordire fra il 1956 e il 1962.
Nell'arco di pochi anni esordirono Louis Malle, François Truffaut , Eric Rohmer, Jean-Luc Godard Jacques Rivette A partire dalla metà degli anni Sessanta i destini dei registi della Nouvelle Vague si allontanarono tuttavia l'uno dall'altro, in un'ampia articolazione di acquisizioni estetiche, posizioni politiche e pratiche produttive.
Godard si accostò alla nuova sinistra e il suo cinema approdò ad una dimensione apertamente politica, che si radicalizzò notevolmente con il Sessantotto :Le Gai savoir (La gaia scienza, 1968), Vento dell'Est (1969), Pravda e Crepa padrone, tutto va bene (1972) sono opere dominate dall'ossessione della ricerca di una forma adeguata ai contenuti rivoluzionari.
Un regista che, formatosi come documentarista, è poi approdato a un cinema apertamente sentimentale, di sicura presa sul pubblico, fu Claude Lelouch. Il suo Un uomo, una donna (1966), Palma d'Oro a Cannes e Oscar per il miglior film straniero, ottenne un grande successo; la storia d'amore di due vedovi, interpretati da Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant, non piacque alla critica ma, grazie anche alla musica di Francis Lai, lasciò un segno nella memoria di una generazione di spettatori

 

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