All'origine ci fu la tornata dei rinnovi contrattuali dei
primi anni Sessanta, che sancì l'inizio della contrattazione
articolata: i contratti collettivi nazionali di settore restavano
il pilastro portante del sistema, ma contenevano le clausole
di rinvio alla contrattazione aziendale per due materie: il
premio di produzione e l'inquadramento professionale. E fissavano
i relativi criteri vincolanti.
Al termine del decennio, quel sistema di contrattazione articolata
venne messo in crisi da un vasto movimento di lotta, in larga
parte spontanea, tendente a liberare la contrattazione aziendale
dai vincoli nazionali. Nell'"autunno caldo" del
1969 le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici
rimasero bloccate per tre mesi proprio su questo punto; e
si sbloccarono soltanto con un "disaccordo tacito"
su questo punto - patrocinato dal ministro del Lavoro dell'epoca
Carlo Donat Cattin - che sostanzialmente segnava la fine del
sistema di articolazione contrattuale. Da quel momento in
avanti la contrattazione aziendale sarebbe stata libera di
svilupparsi anche al di fuori dell'alveo tracciato dal contratto
nazionale, persino rimettendo in discussione le materie da
esso già compiutamente regolate.
Durante gli anni Settanta le cose andarono proprio così:
la contrattazione aziendale, promossa e gestita dai consigli
di fabbrica, poté svolgersi al di fuori di qualsiasi
coordinamento vincolante con la contrattazione nazionale.
Ma i due livelli di negoziazione poterono convivere e sovrapporsi
disorganicamente soltanto fino a quando il movimento sindacale
ebbe la forza per imporli entrambi alla controparte.
Quando, tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli
anni Ottanta, la crisi economica incominciò a mordere
duramente nel vivo del tessuto produttivo e il movimento sindacale
incominciò a perdere colpi, la Confindustria poté
porre come condizione per il rinnovo dei contratti collettivi
nazionali il ripristino di regole di coordinamento vincolanti
per la contrattazione aziendale. Ne seguì per quasi
due anni la paralisi della contrattazione collettiva al livello
nazionale; alla fine Cgil Cisl e Uil dovettero accettare il
ritorno a regole vincolanti sull'articolazione del sistema
contrattuale.