
La
volpe polare ha le zampe e le orecchie più corte della
volpe comune. La folta pelliccia e uno spesso strato di grasso
sottocutaneo le consentono di non disperdere calore e sopravvivere
al freddo intenso delle zone artiche (fino a -70° C).
Le piante dei piedi sono ricoperte di pelo che oltre ad isolarla
dal ghiaccio le permettono una facile presa nella corsa. Durante
l’inverno la pelliccia è candida in modo da essere
invisibile sui ghiacci polari, mentre in estate muta in un
colore da grigio fumo a marrone. In questo modo la volpe fugge
ai suoi predatori quali l’orso, il ghiottone e l’aquila.
Si nutre di lemming. Questi piccoli roditori
(lunghi 12 – 13 cm) che mangiano germogli, foglie e
licheni sono molto prolifici e costituiscono nella tundra
un’importante risorsa alimentare. La volpe polare si
nutre anche di vegetali, bacche e frutti che maturano nella
breve stagione artica e preda anche uova di uccelli. Durante
il periodo di abbondanza uccide più prede di quanto
serva e le nasconde in anfratti di rocce o in fessure. Il
cibo in eccesso verrà consumato nei periodi invernali
di grande scarsità.
Tra maggio e giugno, dopo 50 giorni di gravidanza,
la femmina partorisce da 4 a 11 piccoli. I volpacchiotti vengono
allattati, ma ben presto sono nutriti con prede che entrambi
i genitori si incaricano di procurare. La nascita dei piccoli
coincide con quella dei lemming (la loro principale fonte
di cibo). A tre mesi le piccole volpi sono indipendenti e
si separano dalla famiglia. A giugno – luglio la femmina
può partorire una seconda figliata che raggiunge l’indipendenza
in autunno.
torna su