La Iena era rimasta senza acqua, perciò
decise di scavare un pozzo; e si incamminò con la vanga
sulla spalla. Lungo la strada incontrò la sua vicina,
la Lepre.
<<Buongiorno, vicina Lepre!>>.
<<Buongiorno, vicina Iena! Dove stai andando con quella
vanga sulla spalla?>>.
<<Vado a scavare un pozzo, perché non ho più
acqua>>.
<<Neanche io ho acqua>> disse la Lepre.
<<Allora>>, suggerì la Iena, <<aiutami
a scavare il pozzo, così poi ci divideremo l’acqua>>.
Ma la Lepre rispose: <<Che me ne faccio di un pozzo? Se
la mattina ho sete io bevo la rugiada dell’erba; e se
ho sete la sera, c’è un’altra volta la rugiada>>.
<<Allora non vuoi aiutarmi a scavare?>>, chiese
la Iena.
<<No, ho tante altre cose da fare>>.
Così la Iena scavò il suo pozzo da sola.
L’indomani di buon mattino andò con un secchio
a prendere l’acqua. Ma che cosa vide? Le impronte della
Lepre tutto intorno al pozzo.
<<Ah!>>, esclamò. <<Bugiarda di una
Lepre! Dici che bevi soltanto rugiada e poi vieni a rubarmi
l’acqua! Ti meriti una bella lezione!>>.
Corse a casa a prendere un’ascia e una sega; taglio un
ramo, fece una bambola di legno e la ricoprì tutta con
catrame appiccicoso: sembrava proprio una negretta vera. Per
far quel fantoccio ci mise tutto il giorno, e quando calo sera
andò a sistemarlo
accanto al pozzo. Alla fine tornò a casa a dormire.
Era ormai notte, e la luna splendeva tra le nuvole, quando,
piano piano, qualcuno si avvicinò di soppiatto al pozzo:tip
tip, tap tap. Era la Lepre con un secchio che veniva a prendere
l’acqua. Ma che cosa vide alla debole luce lunare? Una
negretta affacciata al pozzo. Questo non ci voleva! Quella bambina
poteva andare a raccontare alla Iena di averla vista mentre
rubava l’acqua.
<<Ehi, tu!>>, gridò la Lepre. <<Non
puoi stare qui! Vai via!>>.
La finta negretta naturalmente non rispose e non si mosse.
Allora la Lepre si arrabbiò:<<Và via, ti
ho detto, altrimenti ti do uno schiaffo sul collo!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre alzò la mano e… Ciaff! , le rimase appiccicata
al catrame.
<<Lascia stare la mia mano e… Ciaff!, le restò
attaccata anche quella.
<<Lasciami, lasciami, negretta! Lo vedi questo piede?
Se non mi lasci io ti darò un calcio! Ti darò
un calcio così forte che penserai di essere stata picchiata
da un cavallo!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre sollevò il piede e tirò un gran calcione.
Bump! Adesso anche il piede era incollato al catrame.
<< Ti ho detto di lasciarmi, capito? Vedi quest’altro
piede? Se non mi lasci subito, ti darò un tale calcio
che crederai di essere stata colpita dallo scoppio di un tuono!>>.
La negretta non si mosse.
Bump! La Lepre tirò un calcio e anche l ‘ altro
piede rimase attaccato.
<<Insomma lasciami! Lasciami, ti ho detto! La vedi la
mia testa? Bé, questa testa ha già ammazzato un
sacco di gente. Se ti do una testata, ti rompo in mille pezzi!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre raccolse tutte le sue forze e … Beng!, sbatte
la testa con furia contro la bambola. Adesso era attaccata ben
bene: tutte e due le mani, tutti e due i piedi, e perfino la
testa, era tutta incollata alla negretta. E non poteva più
staccarsi e nemmeno muoversi. La luna tramontò, le nuvole
volarono via, spuntò il sole giallo e splendente: e la
Lepre era ancora lì, appiccicata al catrame.
Dopo un po’ arrivò la Iena con il suo secchio per
prendere l’acqua.
<< Ah! Ecco la Lepre che non voleva aiutarmi a scavare
il pozzo, e che diceva di bere solo rugiada! Mi hai rubato l’
acqua ed io ti punirò!>>.
Poi la Iena corse nel bosco a raccogliere un gran mucchio di
sterpi, dette loro fuoco e, quando tornò al pozzo, staccò
la Lepre dalla bambola. Ahi, che male! Alla Lepre veniva da
piangere. << Ohi, ohi, Iena, che cosa vuoi farmi?>>.
<<Che cosa voglio farti cara vicina Lepre? Guarda laggiù:
vedi quel fuoco che arde? Bè, voglio gettarti tra le
fiamme!>>.
<<Ohi, ohi, povera me!>>.
<<Non serve a niente lamentarsi>>, disse la Iena.
<<Peggio per te che mi hai imbrogliato!>>.
E si incamminò con la Lepre sotto il braccio. Mentre
passava su un sentiero in mezzo ai cespugli di rovi, incontrò
la Ienetta sua figlia che andava a spasso su un Asinello.
<<Ma chi te lo fa fare di trasportare quella stupida Lepre?>>,
disse la figlia. <<Perché non la getti in mezzo
ai rovi?>>.
Spaventata com’era, la Lepre drizzò le orecchie.<<No,
no, Iena, non gettarmi tra i rovi! Le spine mi graffieranno
gli occhi ed io diventerò ceca! Non voglio vivere ceca!
Per me sarebbe meglio, si, molto meglio che tu mi buttassi nel
fuoco e mi bruciassi!>>.
<<Piccola furfante!>>, esclamò la Iena. <<Così
tu hai paura dei rovi? Benissimo, è proprio lì
che finirai!>>. E la gettò in mezzo ai cespugli.
La Lepre ruzzolò tra i rovi e scoppiò a ridere:<<Grazie,
cara vicina Iena! Non potevi scegliere un posto migliore: è
proprio qui che sono nata!>>.
E tra saltelli e capriole andò sempre più in fondo
ai rovi finché scomparve del tutto.
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