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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

Index
Gli animali nel racconto
Gli animali del deserto
Gli animali della savana
Gli animali del mondo freddo
Gli animali del mondo temperato.
Se fossi un animale...

La Iena era rimasta senza acqua, perciò decise di scavare un pozzo; e si incamminò con la vanga sulla spalla. Lungo la strada incontrò la sua vicina, la Lepre.
<<Buongiorno, vicina Lepre!>>.
<<Buongiorno, vicina Iena! Dove stai andando con quella vanga sulla spalla?>>.
<<Vado a scavare un pozzo, perché non ho più acqua>>.
<<Neanche io ho acqua>> disse la Lepre.
<<Allora>>, suggerì la Iena, <<aiutami a scavare il pozzo, così poi ci divideremo l’acqua>>.
Ma la Lepre rispose: <<Che me ne faccio di un pozzo? Se la mattina ho sete io bevo la rugiada dell’erba; e se ho sete la sera, c’è un’altra volta la rugiada>>.
<<Allora non vuoi aiutarmi a scavare?>>, chiese la Iena.
<<No, ho tante altre cose da fare>>.
Così la Iena scavò il suo pozzo da sola.
L’indomani di buon mattino andò con un secchio a prendere l’acqua. Ma che cosa vide? Le impronte della Lepre tutto intorno al pozzo.
<<Ah!>>, esclamò. <<Bugiarda di una Lepre! Dici che bevi soltanto rugiada e poi vieni a rubarmi l’acqua! Ti meriti una bella lezione!>>.
Corse a casa a prendere un’ascia e una sega; taglio un ramo, fece una bambola di legno e la ricoprì tutta con catrame appiccicoso: sembrava proprio una negretta vera. Per far quel fantoccio ci mise tutto il giorno, e quando calo sera andò a sistemarlo
accanto al pozzo. Alla fine tornò a casa a dormire.
Era ormai notte, e la luna splendeva tra le nuvole, quando, piano piano, qualcuno si avvicinò di soppiatto al pozzo:tip tip, tap tap. Era la Lepre con un secchio che veniva a prendere l’acqua. Ma che cosa vide alla debole luce lunare? Una negretta affacciata al pozzo. Questo non ci voleva! Quella bambina poteva andare a raccontare alla Iena di averla vista mentre rubava l’acqua.
<<Ehi, tu!>>, gridò la Lepre. <<Non puoi stare qui! Vai via!>>.
La finta negretta naturalmente non rispose e non si mosse.
Allora la Lepre si arrabbiò:<<Và via, ti ho detto, altrimenti ti do uno schiaffo sul collo!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre alzò la mano e… Ciaff! , le rimase appiccicata al catrame.
<<Lascia stare la mia mano e… Ciaff!, le restò attaccata anche quella.
<<Lasciami, lasciami, negretta! Lo vedi questo piede? Se non mi lasci io ti darò un calcio! Ti darò un calcio così forte che penserai di essere stata picchiata da un cavallo!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre sollevò il piede e tirò un gran calcione. Bump! Adesso anche il piede era incollato al catrame.
<< Ti ho detto di lasciarmi, capito? Vedi quest’altro piede? Se non mi lasci subito, ti darò un tale calcio che crederai di essere stata colpita dallo scoppio di un tuono!>>.
La negretta non si mosse.
Bump! La Lepre tirò un calcio e anche l ‘ altro piede rimase attaccato.
<<Insomma lasciami! Lasciami, ti ho detto! La vedi la mia testa? Bé, questa testa ha già ammazzato un sacco di gente. Se ti do una testata, ti rompo in mille pezzi!>>.
La negretta non si mosse.
La Lepre raccolse tutte le sue forze e … Beng!, sbatte la testa con furia contro la bambola. Adesso era attaccata ben bene: tutte e due le mani, tutti e due i piedi, e perfino la testa, era tutta incollata alla negretta. E non poteva più staccarsi e nemmeno muoversi. La luna tramontò, le nuvole volarono via, spuntò il sole giallo e splendente: e la Lepre era ancora lì, appiccicata al catrame.
Dopo un po’ arrivò la Iena con il suo secchio per prendere l’acqua.
<< Ah! Ecco la Lepre che non voleva aiutarmi a scavare il pozzo, e che diceva di bere solo rugiada! Mi hai rubato l’ acqua ed io ti punirò!>>.
Poi la Iena corse nel bosco a raccogliere un gran mucchio di sterpi, dette loro fuoco e, quando tornò al pozzo, staccò la Lepre dalla bambola. Ahi, che male! Alla Lepre veniva da piangere. << Ohi, ohi, Iena, che cosa vuoi farmi?>>.
<<Che cosa voglio farti cara vicina Lepre? Guarda laggiù: vedi quel fuoco che arde? Bè, voglio gettarti tra le fiamme!>>.
<<Ohi, ohi, povera me!>>.
<<Non serve a niente lamentarsi>>, disse la Iena.
<<Peggio per te che mi hai imbrogliato!>>.
E si incamminò con la Lepre sotto il braccio. Mentre passava su un sentiero in mezzo ai cespugli di rovi, incontrò la Ienetta sua figlia che andava a spasso su un Asinello.
<<Ma chi te lo fa fare di trasportare quella stupida Lepre?>>, disse la figlia. <<Perché non la getti in mezzo ai rovi?>>.
Spaventata com’era, la Lepre drizzò le orecchie.<<No, no, Iena, non gettarmi tra i rovi! Le spine mi graffieranno gli occhi ed io diventerò ceca! Non voglio vivere ceca! Per me sarebbe meglio, si, molto meglio che tu mi buttassi nel fuoco e mi bruciassi!>>.
<<Piccola furfante!>>, esclamò la Iena. <<Così tu hai paura dei rovi? Benissimo, è proprio lì che finirai!>>. E la gettò in mezzo ai cespugli.
La Lepre ruzzolò tra i rovi e scoppiò a ridere:<<Grazie, cara vicina Iena! Non potevi scegliere un posto migliore: è proprio qui che sono nata!>>.
E tra saltelli e capriole andò sempre più in fondo ai rovi finché scomparve del tutto.

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