
Il
Protocollo di Kyoto
Il Protocollo, in attuazione della convenzione quadro
sui Cambiamenti Climatici del 1992, indica gli obiettivi
internazionali per la riduzione dei gas a affetto serra
ritenuti responsabili del riscaldamento globale del pianeta.
Fissa la riduzione media del 5,2% calcolata sui livelli
di emissione del 1990, per il periodo 2008-2012.
Per alcuni Paesi è prevista una riduzione maggiore
(8% l’unione Europea, 6% il Giapone). Per i paesi
in via di sviluppo sono stati fissati obiettivi minori.
1999
Istituzione del Servizio per lo sviluppo sostenibile
Nel nuovo regolamento del ministero dell’Ambiente,
DPR 549/ 99 si legge:
2001
Strategia dell’Unione Europea per lo Sviluppo Sostenibile:
“Nei prossimi anni la strategia sullo sviluppo sostenibile
dovrebbe fungere da catalizzatore per i politici e l’opinione
pubblica, diventando uno dei motori della riforma istituzionale
e del cambiamento dei comportamenti delle imprese e dei
consumatori.”
Si riunisce la Sessione Speciale dell’Assemblea Generale
delle nazioni Unite UNGASS per la valutazione dello stato
di attuazione dell’Agenda 21.
“Il servizio… cura lo svolgimento delle funzioni
di competenza del Ministero nelle seguenti materie”:
• promozione e coordinamento di programmi e progetti
per lo sviluppo sostenibile
• promozione di iniziative per l’occupazione,
l’educazione, la formazione e la ricerca in campo ambientale
• redazione della Relazione sullo Stato dell’Ambiente
• elaborazione e gestione dei documenti programmatici
ammessi a con finanziamenti comunitari
Obiettivi principali e misure specifiche
“… occorre un’azione coerente in molte politiche
diverse…”
- limitare il cambiamento climatico e potenziare l’uso
dell’energia pulita
- affrontare le minacce per la salute pubblica
- gestire le risorse naturali in maniera più responsabile
- migliorare il sistema dei trasporti e la gestione dell’uso
del territorio
Proposte e raccomandazioni intersettoriali
“… far sì che le varie politiche si rafforzino
a vicenda e non vadano invece in direzioni opposte…”
Misure per attuare la strategia e valutarne i progressi
“… Lo sviluppo sostenibile è, per
sua natura, un obiettivo a luogo termine . … Dei riesami
periodici intermedi consentiranno all’Unione di adeguare
la strategia ai cambiamenti…”
Il problema energia riguarda
l’ambiente per più di una ragione: per l’aumento
dell’ effetto serra e i mutamenti climatici, che trovano
alimento in primo luogo nelle emissioni di anidride carbonica
prodotte dall’attività delle centrali termoelettriche
e dal traffico automobilistico; per l’inquinamento atmosferico
e le piogge acide, causati dalle emissione di inquinanti rilasciate
dalle ciminiere delle industrie, dai camini degli impianti
di riscaldamento, dai tubi di scappamento di automobili e
camion; per i rischi gravissimi legati a particolari fonti
di energia, a cominciare da quella nucleare.
Tutti questi aspetti si intrecciano con due problemi più
generali: la limitatezza delle fonti energetiche non rinnovabili
(carbone, petrolio, gas naturale), le più utilizzate
e le più inquinanti, e l’ancora scarsissimo sviluppo
delle fonti energetiche rinnovabili, dal solare all’eolico.
L’uno e l’altro
aspetto chiamano in causa il futuro di tutti noi, dunque la
necessità di promuovere da subito comportamenti e processi
virtuosi.
Non solo, è divenuto ormai inaccettabile continuare
ad ignorare la responsabilità che i paesi del nord
del mondo hanno nei confronti di quelli del sud. Il modello
di sviluppo e i consumi energetici imposti del nostro stile
di vita, infatti, hanno le ricadute ambientali più
catastrofiche proprio nella parte del pianeta più disagiata,
quella che ne ha la minore responsabilità. Gli effetti
dei mutamenti climatici, l’avanzata dei deserti e delle
zone aride, le alluvioni devastanti, l’incremento dell’incidenza
di malattie endemiche come la malaria, sono causa diretta
di milioni di morti ogni anno e costringono nell’assoluta
povertà interi continenti.
La maggior parte degli esperti concorda nel ritenere che,
a causa dell’aumento delle concentrazione di gas serra
in atmosfera, nel prossimo futuro potremmo aspettarci i seguenti
fenomeni
• Aumento della temperatura del pianeta: del 1860, data
a partire dalla quale sono disponibili dati attendibili, la
temperatura media della terra è aumentata di 0,6 °C
seguendo questa tendenza nei prossimi anni si prevede un aumento
della temperatura tra 1,5 °C e 5,8 °C
• Aumento delle precipitazioni: soprattutto nell’emisfero
nord e particolarmente alle medie e alte latitudini, inoltre
si prevede la diminuzione delle piogge nelle regioni tropicali
e sud tropicali.
• Aumento nella frequenza e nell’intensità
di EVENTI climatici ESTREMI: come alluvioni, tempeste, ondate
di caldo e freddo eccessivo
• Aumento del rischio di desertificazione
• Diminuzione dei ghiacciai presenti nelle principali
catene montuose mondiali
• Crescita del livello del mare: negli ultimi 100 anni
si è già verificato un innalzamento di circa
10 – 25 cm e si prevede una ulteriore crescita tra 1
20 – 100 cm da qui al 2070.
Informazioni ricavate dalla campagna di LEGAMBIENTE 2005
“Cambio di clima”
torna su