Testata LA REPUBBLICA 13 marzo
2006
Grandi fiumi, allarme dell'Onu "La metà rischia di sparire" LONDRA - "Laudato sii, mio Signore, per sorella acqua, la
quale è molto utile, umile, preziosa e casta", declamava
San Francesco nel A lanciare l'allarme è un rapporto triennale delle Nazioni Unite sullo stato dei fiumi e dei laghi, che sarà reso noto giovedì a una conferenza internazionale a Città del Messico ed è stato anticipato ieri dal quotidiano Independent di Londra. "Le mappe degli atlanti non riproducono più la realtà", afferma lo studio dell'Onu. "Le vecchie lezioni di geografia, secondo cui i fiumi emergono dalle montagne, raccolgono acqua dagli affluenti e infine si gettano negli oceani, sono diventate una fantasia". Il rapporto individua tre cause principali per il fenomeno: l'inquinamento, l'effetto serra e il crescente utilizzo delle acque dei fiumi per uso agricolo o urbano, in particolare attraverso la costruzione di dighe. Negli scorsi cinquant'anni il mondo ha eretto mediamente due gigantesche barriere artificiali di questo tipo al giorno. Ora 45mila dighe rallentano o bloccano i corsi d'acqua terrestri: "Un intervento che ha profondamente cambiato l'ordine naturale delle cose sul nostro pianeta", osserva il documento del palazzo di vetro.
I casi citati dal rapporto sono impressionanti. Il delta del Colorado, un tempo popolato da 400 diverse specie animali, dai giaguari ai castori ai più piccoli delfini delle terra, e fonte di sostegno per le popolazioni locali grazie alla pesca, è adesso un deserto di sabbia e conchiglie: nemmeno una goccia del glorioso fiume che col suo possente corso disegnò il Grand Canyon raggiunge oggi il mare. È stato letteralmente prosciugato dalla sete di città come Tucson, in Arizona, sfruttato per alimentare le fontane di Las Vegas, deviato per irrigare campi da golf e zone agricole. Stessa storia per il Rio Grande, che non solo non riesce più a fare arrivare la sua acqua al mare ma scompare a metà del suo corso: gli atlanti continuano a indicarlo come uno dei venti fiumi più lunghi del mondo, mentre la verità è che si ferma dopo appena 1.300 chilometri, all'altezza di El Paso, la città del Texas che lo priva di tutta la sua acqua. In Cina, il Fiume Giallo, quinto fiume più lungo del pianeta, è in difficoltà su due lati: la sua sorgente sulle montagne del Tibet si sta seccando perché i ghiacciai si ritirano, e il suo delta è così in secca che negli ultimi trentacinque anni ha raramente portato acqua al mare.
La "morte dei fiumi del mondo", come titolava ieri in prima pagina il Sunday Independent, sarà resa ancora più rapida dal continuo surriscaldamento della terra, conclude il rapporto: il deserto di sabbia del Colorado è un'anticipazione di quello che il futuro riserva a tutte le grandi vie d'acqua. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Francesco lodava il Signore; e un giorno potrebbe non passarne più per niente.
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