Il
giorno 18\ 2\ 2006 c’è stata una manifestazione
“illustrata” con cartelloni fatti da
noi e dalle altri classi della scuola A. Manzi.
Inoltre noi ragazzi della prima B abbiamo realizzato
un libro di poesie e filastrocche, intitolato “Spicchi
Scritti”. A questa manifestazione hanno partecipato
rappresentanti del VI Municipio e della “Cooperativa
Termini”. Questa festa dedicata agli agrumi si è
svolta a Piazza Copernico, alla Torretta. La festa è
stata accompagnata dal vento. Il giorno dopo, a scuola,
abbiamo detto: il vento ha fatto volare le foglie degli
agrumi.


In questo anno scolastico, noi, alunni della
IB, insieme ad altre classi IA, IIA, IIB, abbiamo partecipato
ad un progetto sulle relazioni, realizzando un libro sugli
agrumi che abbiamo scelto di intitolare “spicchi scritti”.
“Spicchi scritti” è
una raccolta di favole, dialoghi e filastrocche inventate
ed illustrate da noi.
Eccone qualcuna.
Le arance magiche
C’era
una volta in un paese misterioso, che non era segnalato
neanche nelle mappe geografiche più prestigiose ed
aggiornate, un castello. In questo castello vivevano serenamente
i regnanti della Sicilia.
Un bel giorno la regina si svegliò e guardandosi
allo specchio personale esclamò: “Oh, mio Dio,
che cosa mi è successo? E cosa ho sulla faccia?”.
La regina, spaventata da quelle macchioline rosse, si rimise
a letto.
La regina fece chiamare il medico di corte. Questo medico
era molto anziano e molto saggio. Il medico la visitò
accuratamente, poi prese dalla sua borsa un grande libro
e si mise a sfogliarlo con attenzione, infine le disse:
“Mia regina, lei ha la malattia dei capillari fragili”.
Il re arrivò subito dopo la visita e chiese al medico:
“Come sta la mia cara moglie?”. E il medico
rispose: “Non sta tanto bene. Se non troviamo un rimedio
al più presto, tutti i suoi capillari si romperanno”.
Il medico tornò a casa sua e cercò una medicina
per questa malattia. Dopo lunghe ricerche la trovò.
Il medico andò di corsa al castello per informare
il re. Il medico disse: “Mio re, ho trovato la cura
per sua moglie, la regina”. Il re rispose: “Di
cosa si tratta?”. “La medicina che serve è
una arancia particolarissima, che si trova soltanto su una
collina di questa bella isola”. Allora il re ordinò
ai valletti di corte di cercare l’albero che avesse
quelle arance gustose e magiche.
I valletti cercarono in lungo e in largo finché trovarono
l’albero di arancio su una collina vicino ad un grande
lago azzurro. I valletti tornarono con una cesta piena di
arance magiche.
Il re ordinò alla cuoca più esperta di fare
la spremuta di arancia per la regina. La cuoca preparò
la spremuta, andò nella stanza reale, porse il bicchiere
alla regina. La regina bevve la spremuta tutta in un sorso.
Qualche mese dopo, la regina guarì e si poté
guardare allo specchio felice per aver ritrovato la sua
bellezza. Per festeggiare l’evento il re indisse un
meraviglioso banchetto ricco di tutte le specialità
siciliane e così tutto il regno fu felice.
Il cesto dei frutti magici
C’era una volta una principessa insonne, che aveva
perso la gioia ed il sonno pensando alla malattia della
sua amica del cuore.
Un giorno, di gran mattina, la principessa si alzò
e insieme alla vecchina, che viveva nei sotteranei del suo
castello, andarono in un giardino dove c’erano tanti
alberi dai frutti magici.
Lei voleva raccogliere un cesto di quei frutti miracolosi
per la sua amica, che stava sempre piu male. La principessa
e la vecchina, dopo aver raccolto i frutti, andarono nel
palazzo dell’amica con il cesto pieno dei frutti profumati.
Mentre la principessa e la sua amica, sedute tranquillamente,
parlavano fra di loro, la vecchina in cucina preparava il
succo con quei frutti magici.
Dopo aver preparato il succo, lo portò, in un bicchiere
tutto decorato, all’amica della principessa.
Man mano che la ragazza beveva il succo profumato si sentiva
meglio. Anche nei giorni seguenti la ragazza continuò
a bere la pozione magica, e dopo qualche mese, finalmente,
la giovane guarì dalla sua terribile malattia.
Da quel momento, grazie al potere di questi agrumi, la giovane
ritrovò la sua salute, la principessa ritrovò
il suo sonno, la vecchina ritrovò la felicità
e tutte vissero felici e contente.
La regina
dai capillari fragili
C’era una volta un principe che aveva per madre la
regina dai capillari fragili.
Il principe girò tutto il mondo per cercare una cura
per la madre malata, finché, un giorno, arrivò
in Sicilia. Qui, rimase per un giorno intero, il giorno
seguente chiese alla gente del posto se avesse una cura
per la madre. Un uomo anziano gli disse che c’era
un pompelmo magico che poteva aiutare sua madre.
L’unico problema era che a guardia di questo frutto
c’era un drago terribile, che bisognava sfidare e
vincere.
Ma l’anziano aveva anche un rimedio, così gli
dà una boccetta con un liquido speciale e molto raro
per addormentare il drago.
Il principe arrivato nel giardino del drago si nasconde
su un albero e appena il drago passa di sotto il principe
sale sul suo dorso. Dopo la prima vampata di fuoco, velocemente,
il principe versa il liquido soporifero nella bocca aperta
del drago.
Dopo qualche minuto il drago cade in un sonno profondo.Allora
il principe, approfittando della situazione, coglie il pompelmo
magico.
Finalmente fece ritorno al suo castello per curare la madre,
che guarisce all’istante, cosí, tutti vissero
felici e contenti.
Javier e Jaqueline
C’era una volta, un ragazzo di nome Javier e una ragazza
di nome Jaqueline; loro vivevano insieme al padre, un signore
malato, per la mancanza di vitamine, che non poteva reggersi
in piedi, quindi i suoi figli dovevano provvedere a tutte
le faccende.
Loro vivevano in una fattoria con gli animali.
Un giorno i ragazzi uscirono, e si diressero verso un bosco
per cercare frutti per i loro animali. Tornati a casa andarono
a dormire. All’improvviso, udirono uno strano rumore
e si alzarono per vedere cosa fosse: la frutta raccolta
era sparita!
Si accorsero che per terra c’erano delle tracce della
polpa dei frutti. I ragazzi raccontarono al padre quello
che era successo, ma il padre non credette loro.
La mattina seguente, senza il permesso del padre, i ragazzi
andarono a cercare la frutta scomparsa. Dopo tante ore di
cammino decisero di tornare a casa ma si persero. Proseguirono
il loro cammino finché non videro una casa strana.
Entrarono di nascosto, in silenzio, e videro i loro frutti
“prigionieri” di una strega. Si avvicinarono
ai frutti e li liberarono uno per uno. Poi, una arancia
si avvicinò ai ragazzi ringraziandoli per quello
che avevano fatto e spiegò il motivo della loro fuga:
se fossero rimasti la strega li avrebbe cercati e trovati.
Alla fine, però, la strega li aveva trovati e portati
nella sua casa.
Un frutto aveva confidato ai due ragazzi che la strega usciva
solo di notte perché la luce del sole aveva il potere
di farla morire. Allora, Javier e Jaqueline preparano un
piano per liberarsi della strega. I ragazzi aspettarono
che il sole sorgesse, così aprirono tutte le finestre
della casa e la strega cominciò a dissolversi, fino
a scomparire del tutto. I frutti cominciarono a saltare
per la felicità, ringraziarono i ragazzi e chiesero
se potevano fare qualcosa per loro. Allora Javier ed Jaqueline
dissero di sì, ed espressero il loro più grande
desiderio: “Potreste guarire il nostro padre malato?”.
I frutti dissero di sì, con gioia. Poi, tornarono,
insieme, alla fattoria. Il padre felice di rivedere i propri
figli, si fece raccontare da loro tutto quello che avevano
fatto. I ragazzi presentarono i frutti al padre e con un
paio di questi prepararono un succo per lui. Il padre dopo
averlo bevuto cominciò a sentirsi meglio. Infine
i frutti salutarono i ragazzi e il padre. In regalo, offrirono
loro dei semi, così avrebbero potuto piantarli e
farli crescere nel giardino.
Passati degli anni, il padre guarì completamente
dalla sua malattia, grazie alle vitamine contenute negli
agrumi.
La loro vita cambiò completamente: i ragazzi andarono
a scuola e il padre vendeva nei mercati delle città
vicine quei frutti favolosi.
La principessa insonne
C’era una volta, una principessa che viveva in un
bellissimo castello. Era molto triste perché aveva
un problema: non riusciva a dormire. Chiese aiuto ad una
strega, ma non riuscì a fare niente.
Anche i suoi amici più cari cercarono di aiutarla,
senza ottenere nessun risultato perciò la sua tristezza
aumentava di giorno in giorno; il suo viso, dai bei lineamenti,
diventava sempre più scarno e pallido.
Un giorno, una vecchietta passò nei pressi del castello
e vicino ad un albero vide un cesto di arance con un bigliettino.
C’era scritto: “mangiami, e dormirai fra due
guanciali“.
La vecchietta, sapendo che la principessa era insonne, prese
il cestino di arance e glielo portò. La giovane,
in un primo momento, era diffidente perché non aveva
mai visto quel frutto; ma, sentendo che la buccia era porosa,
l’aroma intenso e gradevole, e sapendo che la vecchina
era buona, allora decise di fidarsi di lei e la notte seguente
mangiò l’arancia.
Quella notte si addormentò facilmente e fece, persino,
un bellissimo sogno. Fu molto contenta e per ringraziare
la vecchina le donò un seme di arancia.
La vecchina coltivò con amore l’alberello e
da quel giorno cercò di aiutare le persone insonni
come la principessa, che da quel momento non fu più
triste.
Giselda e i fiori
bianchi
Un bel giorno Giselda, una leggiadra ragazza, camminava
per un viottolo di campagna, portando sotto il braccio un
cestino con dentro agrumi, da regalare ad Eleonora, sua
sorella.
Era una serena giornata di inverno; Giselda con la gioia
nel cuore, cantava e saltellava per la campagna. Ad certo
punto inciampò su una radice di un albero, le cadde
il cesto e i frutti si sparpagliarono sul terreno. Andò
a casa di sua sorella Eleonora e le raccontò l’accaduto.
Ormai, l’inverno era finito e già si vedevano
i primi segni dalla primavera. Giselda salutò Eleonora
e partì per tornare a casa sua. Fece, a ritroso,
la stessa strada dell’andata. Passò di nuovo
nel luogo in cui era inciampata e lì trovò
tantissime pianticelle con fiori bianchi e profumatissimi.
Raccontò a tutti dell’accaduto. La primavera,
si sa, è il periodo dei matrimoni e, da sempre, le
spose facevano di tutto per abbellirsi, ma non trovavano
fiori profumati per adornare i loro capelli.
Le spose si ricordarono del racconto di Giselda, ed andarono
da lei. Giselda regalò loro i fiori bianchi dell’ornamento
per abbellire i loro capelli, rendendole molto attraenti.
Da allora il fiore bianco e profumato dell’arancia
è il simbolo delle spose.
Filastrocca con
gli agrumi
Sbuccia, sbuccia il mandarino
che il Natale l’è vicino;
tondo, tondo e succoso
ogni arancio è generoso.
Il limone, già si sa,
cresce a Capri in quantità;
se i semi non vuoi trovare
un mandarancio devi mangiare.
Il pompelmo rosa rosa
ha sedotto Mariarosa.
In Cina devi andare
se il kunquat vuoi assaggiare.
Vado al mare, col canotto
e mi ungo col bergamotto.
Coatt-agrumi
Pompelmo – Ehi, buongiorno arancio
spremuto! –
Arancia – Ehi, ma che vuoi? Brutto
romano! –
Pompelmo – Senti chi parla, er più
ciccione fra gli agrumi! –
Arancia – Senti, ma che voi? A gommone!
–
Pompelmo – Tu sei arancione come
la fanta!–
Arancia – Invece tu sei aspro come
er limone! –
Pompelmo – E tu? Sei talmente aspro
che i bimbi te odiano! –
Arancia – Sta a parlà er brasileiro…
nun sei booono! –
Pompelmo – Ma sta zitto che tu sei
arabo! E ai pompelmi gli arabi non piacciono! –
Arancio – Basta! Ora te meno! –Poom!
Poom!