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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

Index
L’ambiente secondo noi
Le parole dell’ambiente
L’ambiente: come proteggerlo
Gli animali in via di estinzione
L’ambiente in festa
Punti di vista sull’ambiente

 Caro Sheref
Sono Marcello, ti voglio dire che Sabato 18/02/06, alla Torretta, si è svolta la 1° festa urbana degli Agrumi. Alla festa c’erano molte persone tra cui il Rappresentante del VI Municipio, la Rappresentante della nostra scuola e il Presidente della Cooperativa Termini.
Alla festa c’erano molte cose buone: le Torte, i dolci, le pizzette e anche molte spremute. Alcune persone sono venute a vedere il nostro libro e c’erano i nostri cartelloni su una bacheca.
Ciao da Marcello


Il giorno 18\ 2\ 2006 c’è stata una manifestazione “illustrata” con cartelloni fatti da noi e dalle altri classi della scuola A. Manzi.

Inoltre noi ragazzi della prima B abbiamo realizzato un libro di poesie e filastrocche, intitolato “Spicchi Scritti”. A questa manifestazione hanno partecipato rappresentanti del VI Municipio e della “Cooperativa Termini”. Questa festa dedicata agli agrumi si è svolta a Piazza Copernico, alla Torretta. La festa è stata accompagnata dal vento. Il giorno dopo, a scuola, abbiamo detto: il vento ha fatto volare le foglie degli agrumi.


 

 

In questo anno scolastico, noi, alunni della IB, insieme ad altre classi IA, IIA, IIB, abbiamo partecipato ad un progetto sulle relazioni, realizzando un libro sugli agrumi che abbiamo scelto di intitolare “spicchi scritti”.
“Spicchi scritti” è una raccolta di favole, dialoghi e filastrocche inventate ed illustrate da noi.

Eccone qualcuna.


Le arance magiche

C’era una volta in un paese misterioso, che non era segnalato neanche nelle mappe geografiche più prestigiose ed aggiornate, un castello. In questo castello vivevano serenamente i regnanti della Sicilia.
Un bel giorno la regina si svegliò e guardandosi allo specchio personale esclamò: “Oh, mio Dio, che cosa mi è successo? E cosa ho sulla faccia?”. La regina, spaventata da quelle macchioline rosse, si rimise a letto.
La regina fece chiamare il medico di corte. Questo medico era molto anziano e molto saggio. Il medico la visitò accuratamente, poi prese dalla sua borsa un grande libro e si mise a sfogliarlo con attenzione, infine le disse: “Mia regina, lei ha la malattia dei capillari fragili”. Il re arrivò subito dopo la visita e chiese al medico: “Come sta la mia cara moglie?”. E il medico rispose: “Non sta tanto bene. Se non troviamo un rimedio al più presto, tutti i suoi capillari si romperanno”.
Il medico tornò a casa sua e cercò una medicina per questa malattia. Dopo lunghe ricerche la trovò.
Il medico andò di corsa al castello per informare il re. Il medico disse: “Mio re, ho trovato la cura per sua moglie, la regina”. Il re rispose: “Di cosa si tratta?”. “La medicina che serve è una arancia particolarissima, che si trova soltanto su una collina di questa bella isola”. Allora il re ordinò ai valletti di corte di cercare l’albero che avesse quelle arance gustose e magiche.
I valletti cercarono in lungo e in largo finché trovarono l’albero di arancio su una collina vicino ad un grande lago azzurro. I valletti tornarono con una cesta piena di arance magiche.
Il re ordinò alla cuoca più esperta di fare la spremuta di arancia per la regina. La cuoca preparò la spremuta, andò nella stanza reale, porse il bicchiere alla regina. La regina bevve la spremuta tutta in un sorso.
Qualche mese dopo, la regina guarì e si poté guardare allo specchio felice per aver ritrovato la sua bellezza. Per festeggiare l’evento il re indisse un meraviglioso banchetto ricco di tutte le specialità siciliane e così tutto il regno fu felice.

Il cesto dei frutti magici

C’era una volta una principessa insonne, che aveva perso la gioia ed il sonno pensando alla malattia della sua amica del cuore.
Un giorno, di gran mattina, la principessa si alzò e insieme alla vecchina, che viveva nei sotteranei del suo castello, andarono in un giardino dove c’erano tanti alberi dai frutti magici.
Lei voleva raccogliere un cesto di quei frutti miracolosi per la sua amica, che stava sempre piu male. La principessa e la vecchina, dopo aver raccolto i frutti, andarono nel palazzo dell’amica con il cesto pieno dei frutti profumati.
Mentre la principessa e la sua amica, sedute tranquillamente, parlavano fra di loro, la vecchina in cucina preparava il succo con quei frutti magici.
Dopo aver preparato il succo, lo portò, in un bicchiere tutto decorato, all’amica della principessa.
Man mano che la ragazza beveva il succo profumato si sentiva meglio. Anche nei giorni seguenti la ragazza continuò a bere la pozione magica, e dopo qualche mese, finalmente, la giovane guarì dalla sua terribile malattia.
Da quel momento, grazie al potere di questi agrumi, la giovane ritrovò la sua salute, la principessa ritrovò il suo sonno, la vecchina ritrovò la felicità e tutte vissero felici e contente.

La regina dai capillari fragili

C’era una volta un principe che aveva per madre la regina dai capillari fragili.
Il principe girò tutto il mondo per cercare una cura per la madre malata, finché, un giorno, arrivò in Sicilia. Qui, rimase per un giorno intero, il giorno seguente chiese alla gente del posto se avesse una cura per la madre. Un uomo anziano gli disse che c’era un pompelmo magico che poteva aiutare sua madre.
L’unico problema era che a guardia di questo frutto c’era un drago terribile, che bisognava sfidare e vincere.
Ma l’anziano aveva anche un rimedio, così gli dà una boccetta con un liquido speciale e molto raro per addormentare il drago.
Il principe arrivato nel giardino del drago si nasconde su un albero e appena il drago passa di sotto il principe sale sul suo dorso. Dopo la prima vampata di fuoco, velocemente, il principe versa il liquido soporifero nella bocca aperta del drago.
Dopo qualche minuto il drago cade in un sonno profondo.Allora il principe, approfittando della situazione, coglie il pompelmo magico.
Finalmente fece ritorno al suo castello per curare la madre, che guarisce all’istante, cosí, tutti vissero felici e contenti.

Javier e Jaqueline
C’era una volta, un ragazzo di nome Javier e una ragazza di nome Jaqueline; loro vivevano insieme al padre, un signore malato, per la mancanza di vitamine, che non poteva reggersi in piedi, quindi i suoi figli dovevano provvedere a tutte le faccende.
Loro vivevano in una fattoria con gli animali.
Un giorno i ragazzi uscirono, e si diressero verso un bosco per cercare frutti per i loro animali. Tornati a casa andarono a dormire. All’improvviso, udirono uno strano rumore e si alzarono per vedere cosa fosse: la frutta raccolta era sparita!
Si accorsero che per terra c’erano delle tracce della polpa dei frutti. I ragazzi raccontarono al padre quello che era successo, ma il padre non credette loro.
La mattina seguente, senza il permesso del padre, i ragazzi andarono a cercare la frutta scomparsa. Dopo tante ore di cammino decisero di tornare a casa ma si persero. Proseguirono il loro cammino finché non videro una casa strana. Entrarono di nascosto, in silenzio, e videro i loro frutti “prigionieri” di una strega. Si avvicinarono ai frutti e li liberarono uno per uno. Poi, una arancia si avvicinò ai ragazzi ringraziandoli per quello che avevano fatto e spiegò il motivo della loro fuga: se fossero rimasti la strega li avrebbe cercati e trovati. Alla fine, però, la strega li aveva trovati e portati nella sua casa.
Un frutto aveva confidato ai due ragazzi che la strega usciva solo di notte perché la luce del sole aveva il potere di farla morire. Allora, Javier e Jaqueline preparano un piano per liberarsi della strega. I ragazzi aspettarono che il sole sorgesse, così aprirono tutte le finestre della casa e la strega cominciò a dissolversi, fino a scomparire del tutto. I frutti cominciarono a saltare per la felicità, ringraziarono i ragazzi e chiesero se potevano fare qualcosa per loro. Allora Javier ed Jaqueline dissero di sì, ed espressero il loro più grande desiderio: “Potreste guarire il nostro padre malato?”. I frutti dissero di sì, con gioia. Poi, tornarono, insieme, alla fattoria. Il padre felice di rivedere i propri figli, si fece raccontare da loro tutto quello che avevano fatto. I ragazzi presentarono i frutti al padre e con un paio di questi prepararono un succo per lui. Il padre dopo averlo bevuto cominciò a sentirsi meglio. Infine i frutti salutarono i ragazzi e il padre. In regalo, offrirono loro dei semi, così avrebbero potuto piantarli e farli crescere nel giardino.
Passati degli anni, il padre guarì completamente dalla sua malattia, grazie alle vitamine contenute negli agrumi.
La loro vita cambiò completamente: i ragazzi andarono a scuola e il padre vendeva nei mercati delle città vicine quei frutti favolosi.

La principessa insonne

C’era una volta, una principessa che viveva in un bellissimo castello. Era molto triste perché aveva un problema: non riusciva a dormire. Chiese aiuto ad una strega, ma non riuscì a fare niente.
Anche i suoi amici più cari cercarono di aiutarla, senza ottenere nessun risultato perciò la sua tristezza aumentava di giorno in giorno; il suo viso, dai bei lineamenti, diventava sempre più scarno e pallido.
Un giorno, una vecchietta passò nei pressi del castello e vicino ad un albero vide un cesto di arance con un bigliettino. C’era scritto: “mangiami, e dormirai fra due guanciali“.
La vecchietta, sapendo che la principessa era insonne, prese il cestino di arance e glielo portò. La giovane, in un primo momento, era diffidente perché non aveva mai visto quel frutto; ma, sentendo che la buccia era porosa, l’aroma intenso e gradevole, e sapendo che la vecchina era buona, allora decise di fidarsi di lei e la notte seguente mangiò l’arancia.
Quella notte si addormentò facilmente e fece, persino, un bellissimo sogno. Fu molto contenta e per ringraziare la vecchina le donò un seme di arancia.
La vecchina coltivò con amore l’alberello e da quel giorno cercò di aiutare le persone insonni come la principessa, che da quel momento non fu più triste.

Giselda e i fiori bianchi

Un bel giorno Giselda, una leggiadra ragazza, camminava per un viottolo di campagna, portando sotto il braccio un cestino con dentro agrumi, da regalare ad Eleonora, sua sorella.
Era una serena giornata di inverno; Giselda con la gioia nel cuore, cantava e saltellava per la campagna. Ad certo punto inciampò su una radice di un albero, le cadde il cesto e i frutti si sparpagliarono sul terreno. Andò a casa di sua sorella Eleonora e le raccontò l’accaduto. Ormai, l’inverno era finito e già si vedevano i primi segni dalla primavera. Giselda salutò Eleonora e partì per tornare a casa sua. Fece, a ritroso, la stessa strada dell’andata. Passò di nuovo nel luogo in cui era inciampata e lì trovò tantissime pianticelle con fiori bianchi e profumatissimi.
Raccontò a tutti dell’accaduto. La primavera, si sa, è il periodo dei matrimoni e, da sempre, le spose facevano di tutto per abbellirsi, ma non trovavano fiori profumati per adornare i loro capelli.
Le spose si ricordarono del racconto di Giselda, ed andarono da lei. Giselda regalò loro i fiori bianchi dell’ornamento per abbellire i loro capelli, rendendole molto attraenti.
Da allora il fiore bianco e profumato dell’arancia è il simbolo delle spose.

Filastrocca con gli agrumi

Sbuccia, sbuccia il mandarino
che il Natale l’è vicino;
tondo, tondo e succoso
ogni arancio è generoso.
Il limone, già si sa,
cresce a Capri in quantità;
se i semi non vuoi trovare
un mandarancio devi mangiare.
Il pompelmo rosa rosa
ha sedotto Mariarosa.
In Cina devi andare
se il kunquat vuoi assaggiare.
Vado al mare, col canotto
e mi ungo col bergamotto.

Coatt-agrumi

Pompelmo – Ehi, buongiorno arancio spremuto! –
Arancia – Ehi, ma che vuoi? Brutto romano! –
Pompelmo – Senti chi parla, er più ciccione fra gli agrumi! –
Arancia – Senti, ma che voi? A gommone! –
Pompelmo – Tu sei arancione come la fanta!–
Arancia – Invece tu sei aspro come er limone! –
Pompelmo – E tu? Sei talmente aspro che i bimbi te odiano! –
Arancia – Sta a parlà er brasileiro… nun sei booono! –
Pompelmo – Ma sta zitto che tu sei arabo! E ai pompelmi gli arabi non piacciono! –
Arancio – Basta! Ora te meno! –Poom! Poom!