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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

Index
Miti e leggende di Roma
Monumenti storici
L'altra faccia di Roma
Roma...veloce!

Simbolo di Roma e del Lazio è la Lupa capitolina, che allatta due gemelli, Romolo e Remo.
Questa è la loro storia, raccontata dallo storico latino Livio.


Per ricostruire la leggenda delle origini di Roma bisogna andare indietro nel tempo.
Il re della città latina di Alba, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio.
Questi obbliga la figlia di Numitore, Rea Silvia, a rinchiudersi come sacerdotessa nel tempo di Vesta. Vesta era una delle più antiche divinità romane; le sue sacerdotesse non potevano sposarsi e avevano il compito di tenere sempre acceso il fuoco sacro che ardeva nel tempio.
Rea Silvia, però, è amata dal dio della guerra Marte e dà alla luce due gemelli, Romolo e Remo.
Per sbarazzarsi di loro, Amulio li fa abbandonare sulle rive del Tevere.

I piccoli, però, vengono allattati da una lupa, che li salva dalla morte.
Raccolti da un pastore, diventano adulti e scoprono la loro origine.
Con una schiera di pastori, assaltano Alba, puniscono Amulio e rimettono sul trono il nonno Numitore. Decidono quindi di fondare una città nei luoghi in cui sono stati allevati.
Tra Romolo e Remo nasce una disputa, perché ciascuno dei due vuole essere il re della nuova città.
Il volo degli uccelli, considerato un segnale del volere divino, indica che Romolo è il prescelto dagli dèi. Romolo fonda Roma tracciando con l’ aratro un solco quadrato intorno alla cima del Colle Palatino.

.Subito dopo la fondazione scoppiò una lotta fra gli abitanti del Palatino, di stirpe sabina, a causa del rapimento delle donne sabine da parte dei romani,che avevano bisogno di popolare la loro città . Sempre secondo la leggenda, sancita la pace, gli avversari si fusero in un’unica città che venne governata da Romolo e da Tito Tazio, re dei Sabini.
Alla morte di Tito Tazio, il potere si concentrò nelle mani di Romolo che in seguito venne adorato come un dio e denominato “Quirino”.



Ricostruire in modo certo le reali origini di Roma è cosa non facile, ma è sicuro che questa città nacque e si sviluppò in modo progressivo, attraverso una serie di alleanze tra villaggi presenti fin dall’anno 1000 a.c. su alcuni colli della sponda sinistra del Tevere, ed in particolare il Campidoglio, il Palatino, l’Esquilino e il Celio.
La maggior parte di questi villaggi era di origine latina, ma non è da escludere che ci fosse già una presenza sabina e, addirittura etrusca (Roma era la centro delle rotte tra l’Etruria e la Magna Grecia e non bisogna dimenticare che al sud esistevano anche colonie etrusche quali Volturnum, l’attuale Capua).

Del resto sembra che il Celio derivasse il suo nome dal nobile etrusco Celio Vibenna e lo stesso nome di Roma potrebbe derivare dal termine “Romun” con cui gli etruschi identificavano il fiume Tevere.
Altre fonti fanno risalire l’origine del nome Roma, al termine latino “Rumis” che indicava la “mammella”, con chiaro riferimento all’allattamento dei gemelli da parte della lupa o addirittura al latte dei fichi del famoso Fico Ruminale che fornì loro il nutrimento.
Un’altra ipotesi ancora attribuisce l’origine del nome al termine greco “Rhome” che indicava la forza ed il coraggio dei suoi primi abitanti.
Molti anni più tardi, attraverso calcoli complessi e non esenti da errori, si stabilì in modo convenzionale che Roma venne fondata il 21 aprile del 753 a.c.
Recenti scavi hanno confermato che sul Palatino era presente una fortificazione quadrata risalente all’VIII secolo a.c.; in questo la storia leggendaria di Romolo che traccia un solco quadrato per poi edificare una fortificazione trova una conferma nell’archeologia.
Scavi ancor più recenti effettuati sul Campidoglio, hanno portato alla luce tracce di insediamenti risalenti addirittura all’età del bronzo (1400 a.c.). Questo sconvolge ancora di più il quadro della situazione, facendo supporre che il primo colle abitato della zona sia stato proprio il Campidoglio, probabilmente a causa della sua posizione strategica rispetto al Tevere


Svariate e affascinanti sono le fonti dalle quali attingere la storia delle origini di Roma ma molte di queste, dagli scritti di Livio, Virgilio, Ovidio a quelli di Marco Terenzio Varrone, risalgono al I secolo a.C. e quindi a sette secoli dopo la tradizionale fondazione di Roma. A loro volta, poi, sono derivate da opere precedenti delle quali sono sopravvissuti fino a noi solo pochi frammenti.
Considerando la propensione degli autori Romani a dare un alto valore aggiunto dal punto di vista didattico e letterario alle proprie opere, non è un mistero che molte delle storie ripescate dalle fonti più antiche, a volte anche contrastanti tra loro, vengano rimaneggiate dagli scrittori successivi nella ricerca dei valori morali e delle virtù patriottiche da tramandare ai posteri, i cosiddetti exempla.
Negli "Annali" di Ennio, il primo poema nazionale sulla storia di Roma risalente al III secolo a.C. troviamo infatti scritto: "moribus antiquis res stat Romana virisque" (i valori romani si basano sui costumi e sui cittadini antichi).
Evidente è ancora l'interpretazione del passato in base alle esigenze politiche del presente per ciò che riguarda l'origine delle più antiche famiglie (Fabi, Valeri, Claudi e la stessa gens Giulia) i cui alberi genealogici sono una pura creazione letteraria. Seppure attratti dalla storia del proprio passato, i Romani infatti non provano nessun particolare desiderio speculativo di ricerca della verità. Ciò che a loro basta è dotarsi di una rassicurante certezza sul fatto di poter vantare un'origine accettabile e gradita, non a caso, quindi, costruita "ad hoc".



LA NASCITA DEI DIALETTI
Le difficoltà interne e le invasioni barbariche fecero crollare l’Impero romano.
Nel 476 d.C. fu deposto l’ultimo imperatore d’ Occidente: Romolo Augustolo.
Quegli anni e i secoli che seguirono furono molto difficili per l’Italia. Fra il V e il IX secolo molti popoli invasero la nostra penisola e vi si stanziarono. Il latino parlato si trasformò sempre più rapidamente, anche per l’influenza dei popoli conquistatori che avevano portato in Italia la loro lingua.
Nacquero cosi i dialetti. Questi erano molto diversi tra loro.
L’Italia fino alla meta dell’800 è rimasta divisi in tanti stati, governati da sovrani diversi. Di conseguenza, la gente nella vita di tutti giorni usava soltanto il dialetto della propria regione.
I dialetti italiani oggi possono essere divisi in due grandi gruppi: quelli parlati nell’Italia settentrionale e quelli parlati nell’Italia centro-meridionale.
Tra i dialetti dei due gruppi esistono forti differenze, tanto che possiamo dividere la nostra penisola con una linea immaginaria che, seguendo la catena degli Appennini, va da la Spezia a Rimini.

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