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Miti e leggende di Roma

 

Il mito di Enea è antico, tanto che le prime versioni sono già note in Etruria prima del VI secolo a.C. e in Grecia nel V secolo e farebbero derivare il nome di "Roma" da quello di una donna troiana con il significato di "forza".

Enea è figlio di Anchise, un mortale, e della dea Venere. Regna sui Dardani, alle falde del monte Ida nella Troade e partecipa solo alla fase finale della guerra di Troia in aiuto di Priamo, con il quale è imparentato avendone sposato la figlia Creusa.

Non essendo un troiano, Enea piace particolarmente ai Romani quale capostipite perché consente loro di affondare le radici in una civiltà dal fulgido passato e nel contempo di distinguersi dai Greci senza esserne i più fieri antagonisti, soluzione che oggi definiremmo "politically correct"
Circa tremila anni fa alcune navi, che da tempo veleggiavano sui mari in cerca di un approdo, giunsero in vista di una terra sconosciuta.
Quegli uomini erano i soli riusciti a fuggire dal terribile incendio con cui, dopo una lunga guerra, era stata distrutta la loro città. Apparivano tristi e stanchi, per anni avevano dovuto vagare sui mari alla vana ricerca di un pò di riposo e di un pò di pace... Ed ecco ora davanti a loro stendersi una terra dall'aspetto sereno e accogliente.

Giunsero in un luogo dove c'era un maestoso fiume che irrompeva in mare mescolando le sue tumultuose acque gialle con le onde azzurre.Così quando il capo diede l'ordine, fu con vero entusiasmo che essi si accinsero a sbarcare....

Gli uomini che finalmente poterono toccare terra erano i Troiani, ed erano sbarcati nel Lazio, sulle rive del fiume Tevere guidati dal valorosissimo guerriero Enea.
Egli, mentre Troia crollava sotto il furioso assalto dei Greci, era riuscito a trarre in salvo il proprio padre e il proprio figlioletto. Ma il padre era morto durante il lungo viaggio; gli restava solo il figlioletto Ascanio.

La vita e le imprese di Enea sono narrate meravigliosamente nel poema Eneide, scritto dal grande poeta Virgilio. Noi qui riportiamo solo in parte quelli che sono gli episodi più importanti per procedere nel racconto della fondazione di Roma.

Già a quei tempi il Lazio era popolato da varie popolazioni: gli Etruschi, i Volsci, i Sabini, gli Equi, i Rùtuli e gli Ausoni.La più importante popolazione, stanziata in un gruppo di città organizzate nel territorio pianeggiante lungo le rive del Tevere, era quella dei Latini.
I Troiani vennero subito in contatto con questo popolo e con il loro re, il saggio Latino. Egli li accolse con benevolenza, diede loro ospitalità e, qualche tempo dopo offrì in sposa ad Enea la propria figlia Lavinia già promessa a Turno, re dei Rùtuli che scatenò una guerra per vendicare l'offesa ricevuta.

Fu una guerra feroce, che si concluse con un lungo duello fra Enea e Turno, finchè quest'ultimo rimase ucciso.
Seguì un lungo periodo di pace, durante il quale Enea fondò una città, Lavinium, in onore della sposa.

Ascanio, il figlio di Enea, diventato grande, fondò a sua volta la città di Albalonga

.Molti e molti anni dopo la morte di Ascanio, divenne re di Albalonga il buon Numitore. Egli aveva, però, un fratello molto cattivo ed invidioso di nome Amulio, il quale avrebbe voluto regnare. Per raggiungere il suo scopo, fece imprigionare Numitore e costrinse Rea Silvia, la figlia di lui, a farsi sacerdotessa. Amulio poteva, ormai, considerarsi sicuro e tranquillo. Per molti anni, egli solo sarebbe stato il re.

Poco tempo dopo però il dio Marte mandò a Rea Silvia due gemelli,Romolo e Remo. Amulio, adirato, ordinò che essi venissero immediatamente uccisi. Ma era destino che egli dovesse ricevere la giusta punizione!Il servo, incaricato del crudele compito, non ebbe il coraggio di commettere un delitto così grave: pose, invece, i due fratellini in una cesta di vimini e li abbandonò nelle acque del Tevere, con la speranza che qualcuno li salvasse. E la salvezza non tardò a venire...


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Anche la leggenda di Romolo e Remo, dapprima alternativa e a sé stante, viene successivamente integrata nel mito di Enea tanto che in un primo momento i due gemelli vengono indicati come suoi figli o nipoti.

Eratostene di Cirene si accorge tuttavia che, poiché la data della caduta di Troia doveva essere all'incirca il 1184 a.C., né Enea né i suoi più diretti discendenti possono aver fondato Roma, tradizionalmente sorta nel 754 a.C.
A rendere plausibile la storia pensa Catone il Censore con un'abile invenzione. Secondo la sua versione, accettata poi come definitiva, Enea fugge da Troia portando in salvo il vecchio padre Anchise e il figlio Ascanio e perdendo Creusa tra le fiamme della città devastata. Giunge poi nel Lazio.
Dopo aver sposato Lavinia, figlia di Latino, un re locale, avrebbe poi fondato Lavinium. Ascanio, noto anche col nome di Julo, è invece il fondatore di Alba Longa e i suoi successori danno origine alla dinastia dalla quale, dopo varie generazioni, nasceranno Romolo e Remo e in seguito la gens Julia, con Giulio Cesare e il primo imperatore Augusto.
Virgilio ci dà una versione avventurosa del viaggio di Enea fino alle coste italiane, al quale sono dedicati tutti i primi sei libri dell'Eneide. Ovviamente le traversie del nostro eroe non sono immuni dall'intromissione di forze divine. Giunone non ha ancora dimenticato l'umiliazione per non essere stata scelta da Paride come la più bella dell'Olimpo in quello che tutti ricordano come l'antefatto della guerra di Troia e cova ancora rancore nei confronti di Venere, incoronata a dea della bellezza con la consegna del famoso pomo d'oro. Non le par vero, quindi, di ostacolare in tutti i modi Enea, figlio della sua rivale, nel lungo viaggio alla ricerca del Lazio.
Con qualche acrobazia cronologica Virgilio dà un'ulteriore motivazione alle ire della dea nei confronti di Enea. Giunone sarebbe infatti anche la divinità protettrice di Cartagine, l'acerrima nemica di Roma. Presupponendo erroneamente l'esistenza di Cartagine già ai tempi di Enea (le origini di Cartagine e di Roma sono infatti più o meno contemporanee), Virgilio spiega che Giunone si accanisce tanto contro Enea per non consentirgli di raggiungere il Lazio dove è predestinato a dare origine alla progenie che porterà Cartagine alla rovina.

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