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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

Index
Miti e leggende di Roma
Monumenti storici
L'altra faccia di Roma
Roma...veloce!
Interviste a personaggi famosi

Adriano

Signori e signore buongiorno.
Siamo piccoli giornalisti che vivendo nel II secolo d. C. abbiamo l’onore di incontrare Adriano, imperatore, architetto, poeta e viaggiatore.
Voi dove siete nato?
Sono nato in Spagna.
Quando siete nato?
Sono nato nel 76 d.C.
Cosa ha fatto nella sua vita per essere così famoso a Roma?
Dopo essere stato adottato da Traiano, gli sono succeduto nella carica imperiale. Sono stato un generale dotato … modestamente … di grandi capacità militari, ma allo stesso tempo raffinato poeta. Ho viaggiato moltissimo. Tra il 121 e il 134 visitai quasi tutte le regioni dell’Impero, dalla Gallia alla Grecia, dall’Africa al Medio Oriente, tanto che molte città, in mio onore, presero il nome di Adrianopoli. Dicono che sono stato un buon imperatore. A me, tra l’altro, si devono tre grandi opere che tramanderemo ai nostri discendenti: la splendida villa di Tivoli, il mausoleo noto come Mole Adriana (trasformato in fortezza durante il Medioevo e oggi conosciuto come Castel Sant’Angelo) e il vallo di Adriano, che si snoda per 117 chilometri tra le attuali città di Newcastle sul Tyne e Carlisle, segnando il confine tra Ingnilterra e Scozia.
E’ proprio un piacere, imperatore, poterla conoscere di persona, e per di più nella splendida Roma.
Cosa vuole, ciascun uomo ha il suo punto debole e io sono sempre stato affascinato dalla bellezza
Non c’è che dire: una città splendida. Ma veniamo a noi: se ci permette, vorremmo chiederle di aiutarci a conoscere meglio com’ era questa città nelle epoche più lontane.
Un vero piacere per me. Immagino che vorrete sapere tutto sui primi abitanti di queste terre.
Certamente.
A proposito dei primi Romani: ma è vero che allora c’era chi ci teneva a essere sempre << alla moda >>?
Potrei stare ore ed ore a parlare con voi della moda a Roma. E non solo nel campo dell’ abbigliamento. Pensi che si seguivano mode e capricci persino quando si trattava di … apparecchiare la tavola!
Ma che sta dicendo … erano fanatici nell’apparecchiare la tavola !!!
E quale sarebbe il loro modo di apparecchiare la tavola?
Dovete sapere che proprio come oggi anche in epoca romana stare a tavola era un piacere e, proprio per questo, la cura delle mense seguiva le sue mode. Piatti fondi e piani, coppe e scodelle di varie grandezza, bicchieri e brocche per servire acqua e vino adornavano le tavole dei ceti più elevati, ma anche delle classi medie, con forme e decorazioni diverse a seconda delle differenti epoche.
Ah ecco la prevalenza, in ciascun periodo, di una << moda >> piuttosto che un’altra permette oggi di datare gli oggetti ritrovati.
A questo punto vada fino in fondo con il suo racconto. Qual è uno dei piatti tipici?
Tra i piatti tipici più antichi c’è quello degli gnocchi alla romana.
A quanto risale questo piatto?
Si dice risalga, per i suoi ingredienti, addirittura ai tempi dell’impero.
Come si prepara?
Si prepara facendo cuocere il semolino nel latte. Una volta raffreddato, lo si taglia a pezzi e lo si mette a gratinare nel forno.
Spesso sentiamo pronunciare il proverbio “tutte le strade portano a Roma”; ci siamo domandati: << Che significherà mai? >>. Non sappiamo trovare una risposta, Lei ci sa dare una spiegazione?
Da Roma partivano già nell’ antichità numerose strade di collegamento tra le diversi parti dell’impero: la via Appia, verso Sud, la Salaria, via del sale, verso l’Adriatico, la Flaminia verso l’Umbria, la Cassia e la Clodia verso la Toscana, l’Aurelia lungo il Tirreno. Per indicare che “tutte le strade portano a Roma”, nel foro era stato posta una colonna rivestita di brozo dorato, chiamata << Miglio aureo >>: era considerata il punto centrale da cui partivano tutte le strade e su di essa erano indicate le distanze delle principali città dell’impero da Roma.
Grazie molte per aver risposto alle nostre domande,per averci dato notizie nuove e per il tempo che ci ha dedicato. Lei sarà molto impegnato sicuramente, IMPERATORE!!!

 

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Cola di Rienzo
Buonasera a tutti e grazie per l’attenzione che ci dedicate.
Con un salto avanti nel tempo a più di mille anni di distanza dai nostri colleghi-piccoli giornalisti eccoci a Roma, in pieno XIV secolo.
Concentriamo subito la nostra attenzione sulla famosa persona che oggi è con noi: Cola di Rienzo.
Sappiamo che Lei è nato proprio a Roma. Dove?
A Trastevere. Voglio precisare innanzitutto che il mio vero nome è Nicola di Rienzo soprannominato “ Cola di Rienzo”. Sono nato nel 1313. Mio padre era un taverniere e mia madre una lavandaia. Mi sono sempre vantato, però, di essere il figlio naturale niente meno che dell’ imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Scherzavo naturalmente !!!
Cosa ama di più della sua città?
Ascoltate bene. Io adoro la mia città. Rimasto orfano a diciannove anni, ho iniziato a studiare interessandomi agli splendori della Roma antica, ai suoi monumenti e alla sua storia. E da questa storia sono stato sempre affascinato: il mio sogno era quello di riportare l’ Urbe agli antichi splendori repubblicani.
Ha avuto la possibilità di realizzare il suo sogno?
Nominato governatore da papa Clemente VI per soli sei mesi, sono stato sicuramente apportatore di provvedimenti rivoluzionari: ho diminuito le tasse per i poveri ed emanato leggi che li favorivano a discapito dei nobili e dei ricchi. Non solo: ho tentato di coinvolgere il resto d’Italia nel progetto utopistico di fondazione in un impero popolare. Tutto ciò ha provocato la reazione dei nobili e dello stesso papa, che mi ha scomunicato. Dopo aver vagabondato per l’Europa per diversi anni, mi sono riappacificato con il nuovo papa, Innocenzo VI, che dalla sede di Avignone nel 1354 mi ha inviato a Roma con il titolo di senatore e con il compito di riportare l’ordine nella città caduta ormai nell’anarchia. Chissà ora cosa succederà !!!
Dato che Lei conosce così bene Roma, possiamo farle qualche domanda ancora?
Perché no? Quando si tratta di Roma risponderei a domande per… cento anni di fila!
Non vogliamo davvero chiederle tanto. Certo mi pare che lei sia proprio innamorato della sua terra…
E forse possibile non esserlo? Pensi alla sua grandezza nell’ antichità: dominò lei sola tutto il mondo… Pensi ai suoi palazzi destinati a durare in eterno…Si dice infatti << Roma caput mundi >>. Sicuramente voi lo capite il latino?
Be’, veramente…
Se immaginiamo il mondo come un organismo vivente, Roma sarebbe ciò che lo muove e lo guida, cioè la testa: caput mundi, appunto. Come non andarne fieri?
Lei ha perfettamente ragione.
Ci potrebbe dare un’indicazione per andare a vedere qualche posto in città e fare un po’ di foto?
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE molto gentile.

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Giuseppe Gioacchino Bellivedi la scheda biografica

Attenzione, attenzione!!! Ascoltate
E’ con noi, piccoli giornalisti, il simpatico e <<corrosivo>> poeta dialettale romano, Giuseppe Gioacchino Belli.
Permetteteci di darvi alcune notizie sull’intervistato del giorno.
È il poeta dilettante più rappresentativo del XIX secolo, nato a Roma nel 1791. Il suo nome completo era Giuseppe Francesco Antonio Maria Gioachino Raimondo. Per noi che vogliamo conoscere la storia del romanesco è il punto di riferimento.
Pensate, studiò al Collegio romano ma dopo la morte del padre e poi della madre fu costretto ad abbandonare gli studi. Il padre Gaudenzio era un computista pontificio e morì di colera nel 1802: con lui Giuseppe ebbe sempre un rapporto difficile; sua madre Luigia Mazio, giovane e bella, si risposò ben presto ma morì nel 1807. Trovò lavoro come computista, ma visse spesso dell’ ospitalità di nobili e ricchi romani dai quali era apprezzato come compositore di versi e letterato promettente. Belli ebbe modesti impieghi privati e pubblici. Passava il tempo tra biliardi, donne e piccoli teatri; dovette ricorrere all'aiuto di padre Lodovico Micara (che diventerà poi cardinale) per trovare un posto da dormire presso il convento dei cappuccini. Nel 1810 inizia a scrivere e pubblicare. Nel 1813 fondò, insieme ad alcuni intellettuali, l’ Accademia Tiberina.
A 25 anni sposò la vedova del conte Giglio Pichi, Maria Conti, donna energica di 13 anni più vecchia di lui, da cui ebbe un unico figlio, Ciro. Raggiunta in questo modo una certa agiatezza, potè dedicarsi con maggiore impegno agli studi e alla scrittura.
Il matrimonio gli diede un periodi di serenità economica: compose molti versi e fece molti viaggi, conoscendo così le realtà culturali italiane più evolute di Venezia, Milano, Napoli, Firenze, Genova.
Alla morte della moglie, nel 1837, Belli si trovò a dover riaffrontare problemi economici.
Ricominciò a lavorare nell’ Accademia Tiberina per poter continuare la sua opera clandestina di poeta dialettale. Infatti Belli scriveva e pubblicava ufficialmente poesie in lingua italiana, mentre, di nascosto, componeva sonetti satirici in romanesco (sono più di 2000), che riflettono lo sguardo cinico e pessimista della povera gente sulla società del proprio tempo. Tali sonetti, che sono un capolavoro del realismo romantico italiano, erano stati destinati al rogo dallo stesso autore.
Signor Belli, ora veniamo a noi.
Innanzitutto piacere di fare la sua conoscenza.
Il piacere è tutto mio.
Ci dica, Lei è originale “Romano de Roma”?
Bè, non so dovrei studiare il mio albero genealogico.
Durante la sua lunga storia e, data la sua importanza, Roma ha sempre avuto una popolazione caratterizzata da notevoli flussi migratori, così per tradizione un “vero” romano è uno la cui famiglia ha vissuto a Roma per almeno sette generazioni.

Roma, ah che bellezze, che splendore: un nome una garanzia. Solo Roma è Roma!
Attenzione, altri paesi hanno questo nome “Roma”.
Ma come è possibile?
Roma vanta il primato di omonimie: altre 44 città in tutto il mondo hanno questo nome, dai piccoli villaggi a cittadine con migliaia di abitanti.
Solo la nostra Roma è così bella da non avere parole per descriverla, io che sono un poeta …

Ora ci racconti che cosa è capitato di interessante nella regione durante questo periodo.
Se dovessi riassumere i miei tempi con una parola soltanto direi: <<sconvolgimenti>>. Quando avevo pochi anni lo Stato pontificio è stato turbato dalle rivolte che hanno portato alla Repubblica romana e di fatto all’occupazione francese; poi ho assistito alla fine della Repubblica stessa, alla soppressione della Stato pontificio da parte di Napoleone, alla sua ricostruzione decretata dal Congresso di Vienna e poi, ai moti del 1831, a quelli del 1848-49 con le relative repressioni …
Se vuol venire con noi in macchina facciamo una passeggiata per Roma.
Ok, ci sto. Andiamo.
Cos’è laggiù? Ci sono tante persone, cosa fanno?
E’ Cinecittà, qui ci sono i set di molti film. Roma è, dal dopoguerra, la capitale del cinema italiano. Alla fine degli anni Quaranta, Cinecittà è considerato lo stabilimento cinematografico più avanzato d’Europa insieme a Praga. Qui si sono girati i film più importanti del “Neorealismo”, una corrente artistica che voleva rappresentare fatti e problemi della vita reale. Tra questi film i più famosi sono Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini, Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica.
Che bello! Peccato che dobbiamo tornare in redazione… Grazie di questo incontro: non lo dimenticheremo!
Il piacere è stato anche mio. A presto!

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Trilussavedi la scheda biografica

Trilussa è il poeta romano Carlo Alberto Salustri, che scelse questo pseudonimo da un anagramma del proprio cognome. Ha scritto molte poesie in dialetto romanesco. I protagonisti delle sue poesie sono personaggi di un mondo piccolo-borghese (la casalinga, il commesso di negozio, la servetta, ecc.).
Oltre a comporre versi, il poeta illustrava anche alcuni dei suoi sonetti e poesie con disegni.

Ora carissimi amici vi presentiamo un grande poeta italiano Carlo Alberto Salustri. Vi state domandando chi sarà mai costui? Il nome forse non vi è tanto familiare? Pensateci bene un po’. Vogliamo darvi qualche indizio… Ci suggerisca qualcosa da dire
Sono nato a Roma il 26 ottobre 1871 e morto il 21 dicembre 1950… Vi dicono qualcosa queste date?
Va bene, se vi arrendete vi presento Trilussa. Non sapevate forse che Trilussa è uno pseudonimo di Carlo Alberto Salustri. Ci dica come ha fatto diventare famoso?
Io sono noto per le mie composizioni in dialetto romanesco, che sono riuscito ad elevare a lingua letteraria. Dopo un'infanzia poverissima (a tre anni sono rimasto orfano di padre), ho compiuto studi irregolari e ho debuttato giovanissimo (1887), con poesiole romanesche, sul Il Rugantino di Luigi Zanazzo; più tardi ho scritto anche per il Don Chisciotte, il Capitan Fracassa, Il Messaggero e Il Travaso delle idee.
Che genere di opere scrive?
Di carattere folcloristico, provinciale e madrigalesco è il mio primo volume di versi, Le Stelle de Roma (1889); a poco a poco la mia vena satirica sta scomparendo, trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume e nella favola che trasmette una morale: Quaranta sonetti (1895), Favole romanesche (1900), Caffè-concerto (1901), Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1915), Lupi e agnelli (1919), Le cose (1922), La gente (1927) e molte altre.
Quali sono i temi che Lei sviluppa di più nelle sue opere?
La corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei miei bersagli preferiti. Altri temi sono: gli amori che appassiscono, la solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia, …
Quando pubblicherà le sue opere?
Non so, vedremo …
Quando le è stata consegnata la carica di senatore a vita?
Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi mi ha nominato senatore a vita il 1 dicembre 1950

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Italo Calvino

Prego, il suo nome?
Italo Calvino.
Scusi non ho capito, può dirlo più forte?
ITALO CALVINO.
Da dove viene Lei?
Sono nato a Santiago di Las Vegas, un villaggio vicino all’Avana, Cuba, da genitori italiani, il 15 ottobre del 1923. Nel 1925 sono ritornato in Italia, a Sanremo.
Qual è il suo lavoro?
Sono un grande scrittore italiano della metà del Novecento.
Eee … Sentiamo un po’ …cosa avrebbe scritto?
Ho pubblicato tante opere: Il sentiero dei nidi di ragno; Ultimo viene il corvo; L’entrata in guerra; I racconti; I nostri antenati; Marcovaldo, Le Cosmicomiche e Fiabe italiane, una raccolta di fiabe popolari delle varie regioni d’Italia.
Ce n’è anche una che proviene da Roma.

Ma va, non è possibile!
Sentiamola, la ricorderà di certo!
<Il titolo è: CICCO PETRILLO
C’era una volta moglie e marito che avevano una figlia femmina e avevano trovato a maritarla.
Il giorno delle nozze avevamo invitato tutti i parenti e dopo lo sposalizio si misero a tavola.sul più bello del pranzo venne a mancare il vino. Il padre disse alla figlia sposa: <<Va’giù in cantina a prendere del vino>>.
La sposa va in cantina, mette la bottiglia sotto la botte, apre la spina e aspetta che la bottiglia si riempia. Intanto che aspetta, cominciò a pensare: <<Oggi mi sono sposata, di qui a nove mesi mi nascerà un figlio, gli metterò nome Cicco Petrillo, lo vestirò, lo calzerò, diventerà grandicello…..E se Cicco Petrillo poi mi muore? Ah, povero figlio mio!>> e sbottò in un pianto, in un pianto da non dirsi. La spina, intanto, era sempre aperta e il vino correva giù per la cantina.
Quelli a pranzo, aspetta la sposa, aspetta la sposa, ma la sposa non arriva. Il padre disse a sua moglie: <<Va’un po’ in cantina a vedere se quella là si fosse addormentata>>.
La madre andò in cantina e trovò la figlia che piangeva a più non posso.
<<Che hai fatto, figlia mia? Cosa t’è successo?>>.
<<Ah mamma mia, stavo pensando che oggi mi sono maritata, tra nove mesi farò un figlio e gli metterò nome Ciccio Petrillo. E se poi Ciccio Petrillo muore?>>.
<<Ah, povero mio nipote!>>. <<Ah, povero figlio mio!>>.
E mentre tutte e due le donne piangevano, la cantina si riempiva di vino.
Intanto quelli sopra continuavano ad aspettare il vino. Alla fine si decise a scendere il padre; trovò le due donne in lacrime e chiese: <<E che diavolo v’è successo?>>.
<<Ah, marito mio! Sapessi! Stiamo pensando che ora questa figlia nostra s’è maritata, e presto presto ci farà un figlio, e a questo figlio gli metteremo nome Ciccio Petrillo; e se Ciccio Petrillo nostro muore?>>.
E si misero a piangere tutti e tre, in mezzo al vino. Alla fine scese anche lo sposo e anche a lui ripeterono la stessa storia. Lo sposo da principio credeva che scherzassero, ma quando vide che facevano sul serio cominciò a urlare: <<Che eravate un po’ tonti me l’immaginavo, ma fino a questo punto proprio no! Me ne vado e non mi vedrete più!>>.
Uscì di casa senza voltarsi nemmeno indietro. Camminò fino a un fiume e qui trovò un uomo che cercava di levare delle nocciole da una barca con una forca e si lamentava:
<<E’ un pezzo che ci provo, ma non riesco a levare nemmeno una!>>.
<<Sfido! Perché non provate con la pala?>>.
<<Con la pala? Toh, non ci avevo pensato!>>.
Lo sposo pensò tra sé: <<Questo qui è più bestia persino di tutta la famiglia di mia moglie!>>.
Camminò finchè arrivò a un altro fiume dove c’era un contadino che s’affannava ad abbeverare due buoi con un cucchiaio e diceva: <<Sono qui da tre ore e non sono buono a cavare la sete a queste bestie!>>.
<<E perché non gli lasciate mettere il muso nell’acqua?>>.
<<Il muso? Eh, dite bene. Non ci avevo pensato>>.
<<E due!>> disse lo sposo e andò avanti.
Cammina, cammina, in cima a un gelso vide una donna che teneva in mano un paio di brache.
<<Che fate lassù, buona donna?>>.
<<Oh, se sapeste! Il mio uomo è morto e il prete m’ha detto che è salito in Paradiso. Io sto ad aspettare che torni giù e rientri nelle sue brache>>.
<<E tre!>> pensò lo sposo. <<Mi pare che oggi non incontri che gente più tonta di mia moglie. E’ meglio che me ne torni a casa mia!>>
Così fece e si trovò contento perché si dice che il peggio non è mai morto.

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