Adriano
Signori e signore buongiorno.
Siamo piccoli giornalisti che vivendo nel II secolo d. C.
abbiamo l’onore di incontrare Adriano,
imperatore, architetto, poeta e viaggiatore.
Voi dove siete nato?
Sono
nato in Spagna.
Quando
siete nato?
Sono nato nel 76 d.C.
Cosa ha fatto nella sua vita per essere così famoso
a Roma?
Dopo essere stato adottato da Traiano,
gli sono succeduto nella carica imperiale. Sono stato un generale
dotato … modestamente … di grandi capacità
militari, ma allo stesso tempo raffinato poeta. Ho viaggiato
moltissimo. Tra il 121 e il 134 visitai quasi tutte le regioni
dell’Impero, dalla Gallia alla Grecia, dall’Africa
al Medio Oriente, tanto che molte città, in mio onore,
presero il nome di Adrianopoli. Dicono che sono stato un buon
imperatore. A me, tra l’altro, si devono tre grandi
opere che tramanderemo ai nostri discendenti: la splendida
villa di Tivoli, il mausoleo noto come Mole Adriana (trasformato
in fortezza durante il Medioevo e oggi conosciuto come Castel
Sant’Angelo) e il vallo di Adriano, che si snoda per
117 chilometri tra le attuali città di Newcastle sul
Tyne e Carlisle, segnando il confine tra Ingnilterra e Scozia.
E’ proprio un piacere, imperatore, poterla conoscere
di persona, e per di più nella splendida Roma.
Cosa vuole, ciascun uomo ha il suo
punto debole e io sono sempre stato affascinato dalla bellezza
…
Non c’è che dire: una città splendida.
Ma veniamo a noi: se ci permette, vorremmo chiederle di aiutarci
a conoscere meglio com’ era questa città nelle
epoche più lontane.
Un vero piacere per me. Immagino
che vorrete sapere tutto sui primi abitanti di queste terre.
Certamente.
A proposito dei primi Romani: ma è vero che allora
c’era chi ci teneva a essere sempre << alla moda
>>?
Potrei
stare ore ed ore a parlare con voi della moda a Roma. E non
solo nel campo dell’ abbigliamento. Pensi che si seguivano
mode e capricci persino quando si trattava di … apparecchiare
la tavola!
Ma che sta dicendo … erano fanatici nell’apparecchiare
la tavola !!!
E quale sarebbe il loro modo di apparecchiare la tavola?
Dovete
sapere che proprio come oggi anche in epoca romana stare a
tavola era un piacere e, proprio per questo, la cura delle
mense seguiva le sue mode. Piatti fondi e piani, coppe e scodelle
di varie grandezza, bicchieri e brocche per servire acqua
e vino adornavano le tavole dei ceti più elevati, ma
anche delle classi medie, con forme e decorazioni diverse
a seconda delle differenti epoche.
Ah
ecco la prevalenza, in ciascun periodo, di una << moda
>> piuttosto che un’altra permette oggi di datare
gli oggetti ritrovati.
A questo punto vada fino in fondo con il suo racconto. Qual
è uno dei piatti tipici?
Tra
i piatti tipici più antichi c’è quello
degli gnocchi alla romana.
A
quanto risale questo piatto?
Si
dice risalga, per i suoi ingredienti, addirittura ai tempi
dell’impero.
Come si prepara?
Si prepara facendo cuocere il semolino
nel latte. Una volta raffreddato, lo si taglia a pezzi e lo
si mette a gratinare nel forno.
Spesso
sentiamo pronunciare il proverbio “tutte le strade portano
a Roma”; ci siamo domandati: << Che significherà
mai? >>. Non sappiamo trovare una risposta, Lei ci sa
dare una spiegazione?
Da Roma partivano già nell’
antichità numerose strade di collegamento tra le diversi
parti dell’impero: la via Appia, verso Sud, la Salaria,
via del sale, verso l’Adriatico, la Flaminia verso l’Umbria,
la Cassia e la Clodia verso la Toscana, l’Aurelia lungo
il Tirreno. Per indicare che “tutte le strade portano
a Roma”, nel foro era stato posta una colonna rivestita
di brozo dorato, chiamata << Miglio aureo >>:
era considerata il punto centrale da cui partivano tutte le
strade e su di essa erano indicate le distanze delle principali
città dell’impero da Roma.
Grazie
molte per aver risposto alle nostre domande,per averci dato
notizie nuove e per il tempo che ci ha dedicato. Lei sarà
molto impegnato sicuramente, IMPERATORE!!!
torna su
Cola
di Rienzo
Buonasera a tutti e grazie per l’attenzione
che ci dedicate.
Con un salto avanti nel tempo a più di mille anni di
distanza dai nostri colleghi-piccoli giornalisti eccoci a
Roma, in pieno XIV secolo.
Concentriamo subito la nostra attenzione sulla famosa persona
che oggi è con noi: Cola di Rienzo.
Sappiamo che Lei è nato proprio a Roma. Dove?
A Trastevere. Voglio precisare innanzitutto
che il mio vero nome è Nicola di Rienzo soprannominato
“ Cola di Rienzo”. Sono nato nel 1313. Mio padre
era un taverniere e mia madre una lavandaia. Mi sono sempre
vantato, però, di essere il figlio naturale
niente meno che dell’ imperatore Enrico VII di Lussemburgo.
Scherzavo naturalmente !!!
Cosa ama di più della sua città?
Ascoltate bene. Io adoro la mia
città. Rimasto orfano a diciannove anni, ho iniziato
a studiare interessandomi agli splendori della Roma antica,
ai suoi monumenti e alla sua storia. E da questa storia sono
stato sempre affascinato: il mio sogno era quello di riportare
l’ Urbe agli antichi splendori repubblicani.
Ha
avuto la possibilità di realizzare il suo sogno?
Nominato
governatore da papa Clemente VI per soli sei mesi, sono stato
sicuramente apportatore di provvedimenti rivoluzionari: ho
diminuito le tasse per i poveri ed emanato leggi che li favorivano
a discapito dei nobili e dei ricchi. Non solo: ho tentato
di coinvolgere il resto d’Italia nel progetto utopistico
di fondazione in un impero popolare. Tutto ciò ha provocato
la reazione dei nobili e dello stesso papa, che mi ha scomunicato.
Dopo aver vagabondato per l’Europa per diversi anni,
mi sono riappacificato con il nuovo papa, Innocenzo VI, che
dalla sede di Avignone nel 1354 mi ha inviato a Roma con il
titolo di senatore e con il compito di riportare l’ordine
nella città caduta ormai nell’anarchia. Chissà
ora cosa succederà !!!
Dato
che Lei conosce così bene Roma, possiamo farle qualche
domanda ancora?
Perché no? Quando si tratta
di Roma risponderei a domande per… cento anni di fila!
Non
vogliamo davvero chiederle tanto. Certo mi pare che lei sia
proprio innamorato della sua terra…
E
forse possibile non esserlo? Pensi alla sua grandezza nell’
antichità: dominò lei sola tutto il mondo…
Pensi ai suoi palazzi destinati a durare in eterno…Si
dice infatti << Roma caput mundi >>. Sicuramente
voi lo capite il latino?
Be’, veramente…
Se immaginiamo il mondo come un
organismo vivente, Roma sarebbe ciò che lo muove e
lo guida, cioè la testa: caput mundi, appunto. Come
non andarne fieri?
Lei
ha perfettamente ragione.
Ci potrebbe dare un’indicazione per andare a vedere
qualche posto in città e fare un po’ di foto?
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE molto gentile.
torna su
Giuseppe
Gioacchino Bellivedi
la scheda biografica
Attenzione,
attenzione!!! Ascoltate
E’ con noi, piccoli giornalisti, il simpatico e <<corrosivo>>
poeta dialettale romano, Giuseppe Gioacchino Belli.
Permetteteci di darvi alcune notizie sull’intervistato
del giorno.
È il poeta dilettante più rappresentativo del
XIX secolo, nato a Roma nel 1791. Il suo
nome completo era Giuseppe Francesco Antonio Maria
Gioachino Raimondo. Per noi che vogliamo conoscere
la storia del romanesco è il punto di riferimento.
Pensate, studiò al Collegio romano ma dopo la morte
del padre e poi della madre fu costretto ad abbandonare gli
studi. Il padre Gaudenzio era un computista pontificio e morì
di colera nel 1802: con lui Giuseppe ebbe sempre un rapporto
difficile; sua madre Luigia Mazio, giovane e bella, si risposò
ben presto ma morì nel 1807. Trovò lavoro come
computista, ma visse spesso dell’ ospitalità
di nobili e ricchi romani dai quali era apprezzato come compositore
di versi e letterato promettente. Belli ebbe modesti impieghi
privati e pubblici. Passava il tempo tra biliardi,
donne e piccoli teatri; dovette ricorrere all'aiuto
di padre Lodovico Micara (che diventerà poi cardinale)
per trovare un posto da dormire presso il convento dei cappuccini.
Nel 1810 inizia a scrivere e pubblicare. Nel 1813
fondò, insieme ad alcuni intellettuali, l’ Accademia
Tiberina.
A 25 anni sposò la vedova del conte Giglio Pichi, Maria
Conti, donna energica di 13 anni più vecchia di lui,
da cui ebbe un unico figlio, Ciro. Raggiunta in questo modo
una certa agiatezza, potè dedicarsi con maggiore impegno
agli studi e alla scrittura.
Il matrimonio gli diede un periodi di serenità economica:
compose molti versi e fece molti viaggi, conoscendo così
le realtà culturali italiane più evolute di
Venezia, Milano, Napoli, Firenze, Genova.
Alla morte della moglie, nel 1837, Belli si trovò a
dover riaffrontare problemi economici.
Ricominciò a lavorare nell’ Accademia Tiberina
per poter continuare la sua opera clandestina di poeta dialettale.
Infatti Belli scriveva e pubblicava ufficialmente
poesie in lingua italiana, mentre, di nascosto, componeva
sonetti satirici in romanesco (sono più di 2000),
che riflettono lo sguardo cinico e pessimista della povera
gente sulla società del proprio tempo. Tali sonetti,
che sono un capolavoro del realismo romantico italiano, erano
stati destinati al rogo dallo stesso autore.
Signor Belli, ora veniamo a noi.
Innanzitutto piacere di fare la sua conoscenza.
Il piacere è tutto mio.
Ci dica, Lei è originale “Romano de Roma”?
Bè, non so dovrei studiare
il mio albero genealogico.
Durante la sua lunga storia e, data la sua importanza, Roma
ha sempre avuto una popolazione caratterizzata da notevoli
flussi migratori, così per tradizione un “vero”
romano è uno la cui famiglia ha vissuto a Roma per
almeno sette generazioni.
Roma, ah che bellezze, che splendore: un nome una garanzia.
Solo Roma è Roma!
Attenzione, altri paesi hanno questo
nome “Roma”.
Ma come è possibile?
Roma vanta il primato di omonimie:
altre 44 città in tutto il mondo hanno questo nome,
dai piccoli villaggi a cittadine con migliaia di abitanti.
Solo la nostra Roma è così bella da non avere
parole per descriverla, io che sono un poeta …
Ora
ci racconti che cosa è capitato di interessante nella
regione durante questo periodo.
Se dovessi riassumere i miei tempi
con una parola soltanto direi: <<sconvolgimenti>>.
Quando avevo pochi anni lo Stato pontificio è stato
turbato dalle rivolte che hanno portato alla Repubblica romana
e di fatto all’occupazione francese; poi ho assistito
alla fine della Repubblica stessa, alla soppressione della
Stato pontificio da parte di Napoleone, alla sua ricostruzione
decretata dal Congresso di Vienna e poi, ai moti del 1831,
a quelli del 1848-49 con le relative repressioni …
Se
vuol venire con noi in macchina facciamo una passeggiata per
Roma.
Ok, ci sto. Andiamo.
Cos’è
laggiù? Ci sono tante persone, cosa fanno?
E’ Cinecittà, qui ci
sono i set di molti film. Roma è, dal dopoguerra, la
capitale del cinema italiano. Alla fine degli anni Quaranta,
Cinecittà è considerato lo stabilimento cinematografico
più avanzato d’Europa insieme a Praga. Qui si
sono girati i film più importanti del “Neorealismo”,
una corrente artistica che voleva rappresentare fatti e problemi
della vita reale. Tra questi film i più
famosi sono Roma città aperta e Paisà di Roberto
Rossellini, Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio
De Sica.
Che bello! Peccato che dobbiamo tornare in redazione…
Grazie di questo incontro: non lo dimenticheremo!
Il piacere è stato anche
mio. A presto!
torna su
Trilussavedi
la scheda biografica
Trilussa
è il poeta romano Carlo Alberto Salustri,
che scelse questo pseudonimo da un anagramma del proprio cognome.
Ha scritto molte poesie in dialetto romanesco. I protagonisti
delle sue poesie sono personaggi di un mondo piccolo-borghese
(la casalinga, il commesso di negozio, la servetta, ecc.).
Oltre a comporre versi, il poeta illustrava anche alcuni dei
suoi sonetti e poesie con disegni.
Ora carissimi amici vi presentiamo un grande poeta italiano
Carlo Alberto Salustri. Vi state domandando chi sarà
mai costui? Il nome forse non vi è tanto familiare?
Pensateci bene un po’. Vogliamo darvi qualche indizio…
Ci suggerisca qualcosa da dire
Sono
nato a Roma il 26 ottobre 1871 e morto il 21 dicembre 1950…
Vi dicono qualcosa queste date?
Va bene, se vi arrendete vi presento Trilussa. Non sapevate
forse che Trilussa è uno pseudonimo di Carlo Alberto
Salustri. Ci dica come ha fatto diventare famoso?
Io sono noto per le mie composizioni
in dialetto romanesco, che sono riuscito ad elevare a lingua
letteraria. Dopo un'infanzia poverissima (a tre anni sono
rimasto orfano di padre), ho compiuto studi irregolari e ho
debuttato giovanissimo (1887), con poesiole romanesche, sul
Il Rugantino di Luigi Zanazzo; più tardi ho scritto
anche per il Don Chisciotte, il Capitan Fracassa, Il Messaggero
e Il Travaso delle idee.
Che genere di opere scrive?
Di carattere folcloristico, provinciale
e madrigalesco è il mio primo volume di versi, Le Stelle
de Roma (1889); a poco a poco la mia vena satirica sta scomparendo,
trovando la misura più congeniale nel bozzetto di costume
e nella favola che trasmette una morale: Quaranta sonetti
(1895), Favole romanesche (1900), Caffè-concerto (1901),
Er serrajo (1903), Ommini e bestie (1908), Le storie (1915),
Lupi e agnelli (1919), Le cose (1922), La gente (1927) e molte
altre.
Quali
sono i temi che Lei sviluppa di più nelle sue opere?
La
corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi
dei potenti sono alcuni dei miei bersagli preferiti. Altri
temi sono: gli amori che appassiscono, la solitudine che rende
amara e vuota la vecchiaia, …
Quando
pubblicherà le sue opere?
Non
so, vedremo …
Quando le è stata consegnata la carica di senatore
a vita?
Il Presidente della Repubblica Luigi
Einaudi mi ha nominato senatore a vita il 1 dicembre 1950
torna su
Italo
Calvino
Prego, il suo nome?
Italo Calvino.
Scusi non ho capito, può dirlo più forte?
ITALO CALVINO.
Da dove viene Lei?
Sono nato a Santiago di Las Vegas,
un villaggio vicino all’Avana, Cuba, da genitori italiani,
il 15 ottobre del 1923. Nel 1925 sono ritornato in Italia,
a Sanremo.
Qual è il suo lavoro?
Sono un grande scrittore italiano
della metà del Novecento.
Eee … Sentiamo un po’ …cosa avrebbe scritto?
Ho pubblicato tante opere: Il sentiero
dei nidi di ragno; Ultimo viene il corvo; L’entrata
in guerra; I racconti; I nostri antenati; Marcovaldo, Le Cosmicomiche
e Fiabe italiane, una raccolta di fiabe popolari delle varie
regioni d’Italia.
Ce n’è anche una che proviene da Roma.
Ma va, non è possibile!
Sentiamola, la ricorderà di certo!
<Il
titolo è: CICCO PETRILLO
C’era una volta moglie e marito che avevano una figlia
femmina e avevano trovato a maritarla.
Il giorno delle nozze avevamo invitato tutti i parenti e dopo
lo sposalizio si misero a tavola.sul più bello del
pranzo venne a mancare il vino. Il padre disse alla figlia
sposa: <<Va’giù in cantina a prendere del
vino>>.
La sposa va in cantina, mette la bottiglia sotto la botte,
apre la spina e aspetta che la bottiglia si riempia. Intanto
che aspetta, cominciò a pensare: <<Oggi mi sono
sposata, di qui a nove mesi mi nascerà un figlio, gli
metterò nome Cicco Petrillo, lo vestirò, lo
calzerò, diventerà grandicello…..E se
Cicco Petrillo poi mi muore? Ah, povero figlio mio!>>
e sbottò in un pianto, in un pianto da non dirsi. La
spina, intanto, era sempre aperta e il vino correva giù
per la cantina.
Quelli a pranzo, aspetta la sposa, aspetta la sposa, ma la
sposa non arriva. Il padre disse a sua moglie: <<Va’un
po’ in cantina a vedere se quella là si fosse
addormentata>>.
La madre andò in cantina e trovò la figlia che
piangeva a più non posso.
<<Che hai fatto, figlia mia? Cosa t’è successo?>>.
<<Ah mamma mia, stavo pensando che oggi mi sono maritata,
tra nove mesi farò un figlio e gli metterò nome
Ciccio Petrillo. E se poi Ciccio Petrillo muore?>>.
<<Ah, povero mio nipote!>>. <<Ah, povero
figlio mio!>>.
E mentre tutte e due le donne piangevano, la cantina si riempiva
di vino.
Intanto quelli sopra continuavano ad aspettare il vino. Alla
fine si decise a scendere il padre; trovò le due donne
in lacrime e chiese: <<E che diavolo v’è
successo?>>.
<<Ah, marito mio! Sapessi! Stiamo pensando che ora questa
figlia nostra s’è maritata, e presto presto ci
farà un figlio, e a questo figlio gli metteremo nome
Ciccio Petrillo; e se Ciccio Petrillo nostro muore?>>.
E si misero a piangere tutti e tre, in mezzo al vino. Alla
fine scese anche lo sposo e anche a lui ripeterono la stessa
storia. Lo sposo da principio credeva che scherzassero, ma
quando vide che facevano sul serio cominciò a urlare:
<<Che eravate un po’ tonti me l’immaginavo,
ma fino a questo punto proprio no! Me ne vado e non mi vedrete
più!>>.
Uscì di casa senza voltarsi nemmeno indietro. Camminò
fino a un fiume e qui trovò un uomo che cercava di
levare delle nocciole da una barca con una forca e si lamentava:
<<E’ un pezzo che ci provo, ma non riesco a levare
nemmeno una!>>.
<<Sfido! Perché non provate con la pala?>>.
<<Con la pala? Toh, non ci avevo pensato!>>.
Lo sposo pensò tra sé: <<Questo qui è
più bestia persino di tutta la famiglia di mia moglie!>>.
Camminò finchè arrivò a un altro fiume
dove c’era un contadino che s’affannava ad abbeverare
due buoi con un cucchiaio e diceva: <<Sono qui da tre
ore e non sono buono a cavare la sete a queste bestie!>>.
<<E perché non gli lasciate mettere il muso nell’acqua?>>.
<<Il muso? Eh, dite bene. Non ci avevo pensato>>.
<<E due!>> disse lo sposo e andò avanti.
Cammina, cammina, in cima a un gelso vide una donna che teneva
in mano un paio di brache.
<<Che fate lassù, buona donna?>>.
<<Oh, se sapeste! Il mio uomo è morto e il prete
m’ha detto che è salito in Paradiso. Io sto ad
aspettare che torni giù e rientri nelle sue brache>>.
<<E tre!>> pensò lo sposo. <<Mi pare
che oggi non incontri che gente più tonta di mia moglie.
E’ meglio che me ne torni a casa mia!>>
Così fece e si trovò contento perché
si dice che il peggio non è mai morto.
torna su