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I prodotti delle classi                           anno scolastico 2005-2006

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L'altra faccia di Roma
Roma...veloce!

Roma, capitale della musica
A differenza di altre regioni italiane, come la Lombardia, il Veneto, l’Emilia - Romagna, nelle quali anche i centri minori ebbero grande importanza, nel Lazio l’attività musicale coincide in gran parte con quella del suo capoluogo. Roma è considerata la capitale della musica.

Dagli antichi Romani al Medioevo
Nella Roma antica anche la musica, come molte altre espressioni culturali ed artistiche, subì il grande influsso della Grecia.
Nella società romana a questa disciplina non veniva riconosciuto un particolare valore educativo, dal momento che non era insegnata nelle scuole. Era impiegata tuttavia nelle feste e nei giochi, gli strumenti musicali che gli antichi romani adoperavano erano soprattutto strumenti a fiato, di derivazione militari, e strumenti a percussione: fra i primi ricordiamo cornu tibia, lituus, bucina e tuba; fra i secondi invece cimbalo, crotano, sistro e timpano.
Ricordiamo infine gli strumenti a corda (lira e cetra), introdotti a Roma della Grecia.
Molti imperatori tra cui Nerone, Tito e Domiziano amarono e la praticarono la musica.
Con l’avvento del cristianesimo la musica venne impiegata ampiamente nella liturgia: i canti dei salmi e delle varie parti della Messa vennero curati con sempre maggior attenzione e, fin dal V secolo, presso le basiliche e le chiese più importanti sorsero le scholae, dove venivano istruiti i cantori, e si raccolsero le melodie in libri liturgici. Questa prima fase culminò con l’ opera di papa Gregorio Magno (535 circa 604) che, potenziò la schola canturum, riordinò i vari canti e li fece divulgare nel mondo cristiano:l’insieme i queste splendide melodie della liturgia romana, prese da questo papa il nome di canto gregoriano.
Il periodo d’oro
Tra Cinque e Seicento furono i musicisti italiani, a partire dal grande Giovanni Pierluigi da Palestrina, a dirigere il coro delle maggiori cappelle: la pontificia (o Sistina, attiva ancora oggi) in Vaticano, la Giulia (o Vaticana) in San Pietro, la Liberiana in Santa Maria Maggiore e la Pia in San Giovanni in Laterano.
L’oratorio e la cantata
Nei primi anni del Cinquecento nacquero a Roma congregazioni di laici con il compito di organizzare manifestazioni teatrali e musicali di carattere religioso. Tali manifestazioni si svolgevano in edifici, detti “oratori”. Questo nome “oratori” passò poi alle congregazioni che facevano questa specie di teatro lirico ma senza scena e senza costumi, in cui la musica si alternava a racconti. Successivamente il termine “oratorio” venne a indicare questo genere musicale. I musicisti più importanti ricordiamo Giacomo Carissimi, Alessandro Strabella e Alessandro Scarlatti.
L’opera
Contemporaneamente a Roma si diffuse il melodramma, nato qualche anno prima a Firenze da un gruppo di musicisti e letterati.
Tra questi c’erano i romani Giulio Caccini ed Emilio De’ Cavalieri.
I melodrammi si rappresentavano nei teatri privati che si trovavano nei palazzi dei nobili.
Nella capitale gli argomenti preferiti per i melodrammi erano di carattere mitologico e pastorale.
Questo primo periodo è il più importante della storia del melodramma grazie a musicisti quali Stefano Landi, Filippo Vitali, Luigi Rossi e Domenico Mazzocchi.

La musica strumentale e l’Accademia di Santa Cecilia
Tra Sei e Settecento si sviluppò la musica strumentale.
I maggiori musicisti furono: Arcangelo Corelli, l’organista di San Pietro, Bernardo Pasquini (anche apprezzato clavicembalista) e Alessandro Scarlatti. Anche il pianista e compositore Muzio Clementi, nato a Roma nel 1752, fu molto bravo ma si trasferì fin da giovane in Inghilterra.
La musica strumentale si è sviluppata e affermata grazie all’attività dell’Accademia di Santa Cecilia. L’accademia per quattro secoli vide tra i suoi affiliati i maggiori musicisti attivi in città, sotto la protezione del clero e nobili.

Tra i musicisti attivi a Roma nella prima metà del Novecento ricordiamo: Pietro Mascagni (1863-1945), compositore e direttore d’orchestra le cui opere furono sempre calorosamente accolte dal pubblico romano; don Lorenzo Perosi (1872-1956) direttore della Cappella Sistina per più di cinquant’anni e apprezzato autore di musica sacra; Ildebrando Pizzetti (1880-1968), altro operista e insegnante ai corsi di perfezionamento dell’Accademia di Santa Cecilia; Alfredo Casella (1883-1947), compositore, pianista e attivo divulgatore della musica contemporanea.
Anche se non sappiamo molto di tutte queste persone, dobbiamo ricordarli ed essere orgogliosi che romani hanno contribuito allo sviluppo e alla diffusione della musica.
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