Roma, capitale della musica
A differenza di altre regioni italiane, come la Lombardia,
il Veneto, l’Emilia - Romagna, nelle quali anche i centri
minori ebbero grande importanza, nel Lazio l’attività
musicale coincide in gran parte con quella del suo capoluogo.
Roma è considerata la capitale della musica.
Dagli antichi Romani al Medioevo
Nella Roma antica anche la musica, come molte altre espressioni
culturali ed artistiche, subì il grande influsso della
Grecia.
Nella società romana a questa disciplina non veniva
riconosciuto un particolare valore educativo, dal momento
che non era insegnata nelle scuole. Era impiegata tuttavia
nelle feste e nei giochi, gli strumenti musicali che gli antichi
romani adoperavano erano soprattutto strumenti a fiato, di
derivazione militari, e strumenti a percussione: fra i primi
ricordiamo cornu tibia, lituus, bucina e tuba; fra i secondi
invece cimbalo, crotano, sistro e timpano.
Ricordiamo infine gli strumenti a corda (lira e cetra), introdotti
a Roma della Grecia.
Molti imperatori tra cui Nerone, Tito e Domiziano amarono
e la praticarono la musica.
Con l’avvento del cristianesimo la musica venne impiegata
ampiamente nella liturgia: i canti dei salmi e delle varie
parti della Messa vennero curati con sempre maggior attenzione
e, fin dal V secolo, presso le basiliche e le chiese più
importanti sorsero le scholae, dove venivano istruiti i cantori,
e si raccolsero le melodie in libri liturgici. Questa prima
fase culminò con l’ opera di papa Gregorio Magno
(535 circa 604) che, potenziò la schola canturum, riordinò
i vari canti e li fece divulgare nel mondo cristiano:l’insieme
i queste splendide melodie della liturgia romana, prese da
questo papa il nome di canto gregoriano.
Il periodo d’oro
Tra Cinque e Seicento furono i musicisti italiani, a partire
dal grande Giovanni Pierluigi da Palestrina, a dirigere il
coro delle maggiori cappelle: la pontificia (o Sistina, attiva
ancora oggi) in Vaticano, la Giulia (o Vaticana) in San Pietro,
la Liberiana in Santa Maria Maggiore e la Pia in San Giovanni
in Laterano.
L’oratorio e la cantata
Nei primi anni del Cinquecento nacquero a Roma congregazioni
di laici con il compito di organizzare manifestazioni teatrali
e musicali di carattere religioso. Tali manifestazioni si
svolgevano in edifici, detti “oratori”. Questo
nome “oratori” passò poi alle congregazioni
che facevano questa specie di teatro lirico ma senza scena
e senza costumi, in cui la musica si alternava a racconti.
Successivamente il termine “oratorio” venne a
indicare questo genere musicale. I musicisti più importanti
ricordiamo Giacomo Carissimi, Alessandro Strabella e Alessandro
Scarlatti.
L’opera
Contemporaneamente a Roma si diffuse il melodramma, nato qualche
anno prima a Firenze da un gruppo di musicisti e letterati.
Tra questi c’erano i romani Giulio Caccini ed Emilio
De’ Cavalieri.
I melodrammi si rappresentavano nei teatri privati che si
trovavano nei palazzi dei nobili.
Nella capitale gli argomenti preferiti per i melodrammi erano
di carattere mitologico e pastorale.
Questo primo periodo è il più importante della
storia del melodramma grazie a musicisti quali Stefano Landi,
Filippo Vitali, Luigi Rossi e Domenico Mazzocchi.
La musica strumentale e l’Accademia di Santa
Cecilia
Tra Sei e Settecento si sviluppò la musica strumentale.
I maggiori musicisti furono: Arcangelo Corelli, l’organista
di San Pietro, Bernardo Pasquini (anche apprezzato clavicembalista)
e Alessandro Scarlatti. Anche il pianista e compositore Muzio
Clementi, nato a Roma nel 1752, fu molto bravo ma si trasferì
fin da giovane in Inghilterra.
La musica strumentale si è sviluppata e affermata grazie
all’attività dell’Accademia di Santa Cecilia.
L’accademia per quattro secoli vide tra i suoi affiliati
i maggiori musicisti attivi in città, sotto la protezione
del clero e nobili.
Tra i musicisti attivi a Roma nella prima metà del
Novecento ricordiamo: Pietro Mascagni (1863-1945), compositore
e direttore d’orchestra le cui opere furono sempre calorosamente
accolte dal pubblico romano; don Lorenzo Perosi (1872-1956)
direttore della Cappella Sistina per più di cinquant’anni
e apprezzato autore di musica sacra; Ildebrando Pizzetti (1880-1968),
altro operista e insegnante ai corsi di perfezionamento dell’Accademia
di Santa Cecilia; Alfredo Casella (1883-1947), compositore,
pianista e attivo divulgatore della musica contemporanea.
Anche se non sappiamo molto di tutte queste persone, dobbiamo
ricordarli ed essere orgogliosi che romani hanno contribuito
allo sviluppo e alla diffusione della musica.
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