In
inverno sopraggiungono in Italia altre specie, nidificanti
più a nord, come la Gavina, un gabbiano
che ricorda il reale, ma ha delle dimensioni più piccole,
lo Zafferano e più raramente il Mugnaiaccio,
quest’ultimo ritenuto un vero e proprio gigante fra
le specie di gabbiani europei.
Al contrario un viaggiatore invernale risulta anche il Gabbianello,
il più piccolo dei gabbiani europei, anch’esso
con cappuccio estivo, molto evidente.
I sessi di tutte le specie sono indistinguibili, nel senso
che maschio a femmina hanno la stessa colorazione e dimensione.

Un principio attivo identificato nei gabbiani potrebbe aiutare
a combattere l'osteoporosi. Della sostanza,
che ha la caratteristica di concentrare la densità
di calcio nelle ossa, è stata ricostruita la sequenza
genetica. Grazie alle tecniche delle biotecnologie è
stato così possibile mettere a punto una nuova arma
contro la fragilità delle ossa.
I
ricercatori, coordinati da Dominique Stafoeli,
dell'università di Metz, ritengono che la guarigione
delle fratture in pazienti colpiti dall'osteoporosi potrebbe
essere fortemente accelerata dall'impiego di nuovi biofarmaci.
“Una delle caratteristiche dominanti dell'osteoporosi
- rileva Stafoeli - è la ridotta densità
ossea, del tutto simile a quella, non patologica,
dei migratori. Ma se per i volatili il minimo peso scheletrico
non risulta essere negativamente implicato nel recupero delle
fratture, negli umani ciò comporta una sofferenza spesso
non completamente sanabile. Utilizzando il principio
attivo sequenziato dai gabbiani - ha concluso Stafoeli
- siamo riusciti a concentrare quanto più calcio
possibile nelle ossa a tal punto da rinsaldarle molto
più fortemente”
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