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La popolazione: Etnie,
nazioni, popoli, lingue,religioni, evoluzione
demografica. Principali aree d'insediamento.
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702
milioni di europei
Benchè, dopo l'Oceania, sia il continente
più piccolo del mondo, l'Europa accoglie
oggi una delle maggiori concentrazioni
di abitanti del pianeta. La sua popolazione
è circa 702 milioni di abitanti, quasi
il 12% del totale mondiale. La sua densità
demografica - 68 persone per Kmq - è
inferiore solo a quella dell'Asia (78
ab./Kmq). Tale densità, come sappiamo,
è solo una media, ottenuta dividendo
la superficie per il numero di abitanti;
come tale, è poco indicativa. Tra i
singoli paesi d'Europa le situazioni,
infatti, sono molto diverse. L'Irlanda,
ad esempio, ha 51 abitanti per Kmq,
ed è 9 volte meno densamente popolata
dei Paesi Bassi (con 350 ab./Kmq). Nel
Mediterraneo, l'Italia (190 ab./Kmq)
ha una densità più che doppia della
Grecia (78 ab./Kmq) e a est della Russia
con i suoi 8 abitanti per Kmq è uno
dei Paesi meno densamente abitati della
terra. Tanta varietà dipende da una
serie di fattori: Forme del territorio,
climi, livello di sviluppo economico...
In generale, in Europa (come altrove)
i Paesi pianeggianti, con vie di comunicazione
efficienti e climi favorevoli tendono
ad essere più popolati di quelli montuosi,
con comunicazioni interne difficili
o climi estremi. L'Europa è, dunque,
uno dei più tipici esempi di come gli
aspetti fisici, l'economia e la demografia
sono elementi legati tra loro.
Etnie,
nazioni, popoli
La maggior parte delle popolazioni europee
appartiene alla razza europide. Oggi
peraltro, diversamente dal passato,
per riferirsi a un gruppo segnato dalle
stesse origini, si parla più spesso
di "stirpe" che di "razza", per l'incerto
valore scientifico di quest'ultima parola.
Un termine usato invece di frequente
per indicare le varietà umane è "etnia".
Con essa si definisce una comunità affratellata
da lingua, religione, idee, ma anche
da vicende, mentalità, tradizioni e
manifestazioni di cultura materiale
(usi, architettura, modi di vita, abbigliamento).
Al concetto di etnia si collegano quelli
di nazione e popolo. Questi termini
indicano un ampio insieme di persone
appartenenti a un etnia, legati a un
territorio (patria) e consapevoli di
tale legame. Anche in questi concetti,
dunque, è essenziale il fattore storico-culturale.
Senza storia nè idee comuni non si avrebbe
infatti un popolo, ma una serie di individui.
Le lingue
Le lingue parlate in Europa appartengono
in maggioranza alla famiglia indoeuropea.
Varie affinità tra esse provano, infatti,
come tutte derivino da un'unica matrice:
le lingue dei popoli indoeuropei che
anticamente migrarono dall'Asia Centrale
verso l'India e l'Europa. Nei secoli,
queste lingue si sono modificate e diversificate
a seconda di dove le popolazioni si
sono insediate e anche a seguito degli
scambi di civiltà.
Le lingue indoeuropee Tradizionalmente,
all'interno della famiglia linguistica
indoeuropea, si distinguono tre gruppi:
quello neolatino, quello germanico e
quello slavo. Ciascuno corrisponde a
popolazioni e a territori ben identificati.
Il gruppo meno numeroso -circa il 24%-
è quello neolatino, cosi denominato
perchè coloro che ne fanno parte usano
lingue derivanti dall'antico latino:
sono Spagnoli, Portoghesi, Francesi,
Italiani, Ladini, Valloni del Belgio
e Rumeni. Tale gruppo corrisponde agli
abitanti dei territori che più a lungo
di altri, in Europa, furono soggetti
all'influenza dei culturale romana.
Più ampio -circa del 25,5%- il gruppo
germanico. Di esso fanno parte i discendenti
delle tribù germaniche che più a lungo
resistettero alla colonizzazione romana:
Tedeschi, Olandesi, Fiamminghi del Belgio,
Anglosassoni. Infine, il gruppo Slavo
-circa il 33,2%- costituito dai discendenti
delle popolazioni insediate originariamente
(pare) nei bacini dell' Oder e della
Vistola e che oggi vivono soprattutto
nell'Europa Orientale. Vi appartengono
Russi, Ucraini, Polacchi, Boemi, Slovacchi,
Serbi, Croati, Sloveni, Bulgari... Minori
gruppi indoeuropei sono costituiti da
Celti, Lettoni e Lituani, Albanesi e
Greci.
Lingue non indoeuropee Sempre
per ragioni storiche, legate all'arrivo
in Europa di altre popolazioni di origini
diverse, nel subcontinente oggi sono
presenti anche comunità che parlano
lingue estranee alla famigli indoeuropea.
Tra queste, quelle del gruppo uralo-altaico,cui
appartengono le lingue ugro-finniche
e quelle turco-tatare. Nemmeno il basco
è una lingua indoeuropea. Se, in passato,
per la gente meno istruita questa varietà
linguistica era di ostacolo ai contatti
personali e tra i paesi, ad altri livelli
non ci sono mai state eccessive difficoltà,
grazie anche la fatto fin dal Medio
Evo i dotti parlavano quasi tutti il
latino e i mercanti e gli uomini di
Stato spesso erano poliglotti. Oggi
un notevole aiuto alle relazioni tra
gli europei viene dal fatto che un gran
numero di persone parla l'inglese. Questa
lingue è diventata una specie di idioma
comune e da parlata tipica, un tempo,
del mondo dell'alta finanza, si è trasformata
nella lingua più parlata dai turisti
d'Europa e del mondo.
L'Europa religiosa
In Europa, anche la coesistenza di diverse
fedi religiose era un'eredità del passato.
Essa, infatti, si deve a migrazioni,
conquiste, conversioni, scismi (divisioni
tra seguaci di una stessa fede) e altri
eventi ancora. Per ragione storiche,
fra tutte le religioni prevale nettamente
quella cristiana, sia pur divisa in
varie confessioni (cattolicesimo, luteranesimo,
anglicanesimo, ortodossia ecc..). L'attuale
divisione religiosa del continente appariva
già delineata alla fine del Seicento,
quando si potevano distinguere sul territoio
cinque zone fondamentali, più o meno
compatte. Esse sono: Un Sud-Ovest latino
e cattolico; Un Nord-Ovest germanico
e protestante (che racchiude, nell'Irlanda,
un'"isola" cattolico-celtica); Un'aera
intermedia, mista, dalle Alpi al Bassopiano
Sarmatico (cattolici, ortodossi e protestanti
di varie confessioni); Un Est russo
e ortodosso; Un Sud-Est, etnicamente
misto, anch'esso seguace della confessione
ortodossa. Oggi, oltre i cristiani,
e a parte alcune piccole minoranze di
buddisti, induisti, Testimoni di Geova,
vi è anche un buon numero di musulmani.
Mentre nella regione balcanica ciò si
deve al lungo dominio turco-ottomano,
in Occidente dipende dalle recenti immigrazioni
dai Paesi del NordAfrica e dal Vicino
Oriente. Sempre in tema di minoranze
religiose, vanno infine ricordati gli
Ebrei, la cui presenza in Europa risale
ai tempi dell'Impero romano. La loro
diffusione, notevole nell'Europa Centroorientale,
è avvenuta nel corso del Medioevo e
dell'Era moderna. Purtroppo l'intolleranza
nei loro confronti è aumentata nel tempo
giungendo al culmine ai tempi dello
sterminio di massa (olocausto) attuato
dal regime nazista durante la Seconda
Guerra Mondiale. Proprio questo evento,
unitamente all'immigrazione di Ebrei,
in America e del nuovo Stato d'Israele,
ha provocato una forte riduzione, se
non la scomparsa di molte comunità ebraiche
un tempo presenti nel nostro continente.
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