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I prodotti delle classi ;anno scolastico 2004-2005

i cosrtumi dei romani, la cucina,il tempo libero,la religione

(a cura del GRUPPO “ ROMOLO”)

Secondo la tradizione, i riti religiosi e il calendario romano furono fissati dal re Numa Pompilio.Innanzi tutto il calendario divise l’anno in giorni festivi, per motivi religiosi.
I sacerdoti svolgevano la corretta esecuzione di sacrifici e processioni.
Gli àuguri avevano il compito di indagare la volontà divina interpretando segni e avvenimenti naturali. La profezia avveniva piantando a terra quattro pali altissimi e recintavano un pezzo di cielo chiamato tempio.
Le vestali erano vergini consacrate a Vesta, la dea protettrice del focolare domestico.
Esse avevano il compito di mantenere sempre acceso il fuoco. Quanto agli dei, crebbero a dismisura nel tempo.

La religione privata

Alla religione pubblica faceva riscontro una religione privata, centrata sulla credenza nei “Numi”, cioè in “forze”. Di fronte ad esse non ci si poteva difendere altro che con “pratiche Magiche" ;che in ogni zona erano comunicate ed elaborate usando formule di scongiuri .

I culti domestici

In ogni famiglia ,tuttavia, la devozione più tenera e profonda era dedicata ai Lari, le divinità che proteggevano l’intero della casa e i confini dei campi e ai Penati.
Ogni famiglia aveva dunque i propri Lari e Penati che proteggevano la casa e i suoi abitanti, allontanando gli spiriti maligni dei defunti.
Il padre di famiglia ,con la funzione di sacerdote familiare, disponeva le offerte agli dei all’altare domestico e insegnava al figlio maggiore il suo compito: era infatti lui che avrebbe preso il suo posto in questo incarico.

Il mito di Roma

Secondo la leggenda, Rea Silvia, figlia di Numitore, re della città di Alba, fu costretta a diventare vestale.
Mentre Rea Silvia doveva accudire il tempio, scese dal cielo il Dio Marte, che si unì a lei.
Dopo la loro unione nacquero due gemelli Romolo e Remo. Dopo l’ accaduto fu punita e seppellita viva, e i due gemelli furono gettati nel Tevere. I due bambini si salvarono grazie alla cesta che si incagliò alla riva.
Quindi, arrivò una lupa e li allattò.
Poco tempo dopo furono raccolti e allevati da un pastore e sua moglie. Divenuti adulti e venuti a conoscenza della loro identità, uccisero lo zio Amulio, ridiedero il trono di Alba al nonno Numitore, quindi, fondarono una nuova città: Roma. T

Il matrimonio

Il matrimonio a Roma era un atto privato, non richiedeva la sanzione di un potere pubblico, di un sindaco o di un parroco come oggi avviene. La forma di matrimonio più antica detta cum manu (manus significa <autorità maritale>) conferiva all’uomo una completa autorità sulla moglie. Esso poteva essere celebrato col rito della <vendita> della donna da parte del padre allo sposo , oppure con la divisone, tra gli sposi, di una focaccia di grano durante il sacrificio di una vittima.
Un’altra forma di matrimonio etra quella sine (<senza>) manu in cui la donna, pur sposandosi continuava ad appartenere alla famiglia paterna e restare soggetta al padre. In uso poteva venire sciolto con facilità. Bastava che il marito intimasse intimasse alla moglie < ripigliati > e il matrimonio era sciolto. Non bisogna credere tuttavia che il <ripudio>, facile nella forma, lo fosse altrettanto nella coscienza dei romani. Per loro la famiglia era sacra, perciò il ripudio era ritenuto socialmente un atto molto grave.