classe I

 

Si può parlare di musica come di un linguaggio universale. L’idea pitagorica di un’identificazione tra il concetto di musica e il concetto di armonia è rimasto basilare nel mondo antico ed ha rappresentato l’asse di sviluppo della musica, della teoria musicale e del modo di concepire la funzione stessa della musica sino al medioevo e oltre.
La musica può produrre emozioni nell’animo umano non perché i suoni genericamente sollecitano i sensi, ma perché essa è un linguaggio con precise regole di funzionamento, che può esprimere e trasmettere significati.
Il Romanticismo porta in primo piano la figura del musicista perché parallelamente esalta la funzione della musica come linguaggio autosufficiente e privilegiato, capace di schiuderci orizzonti non accessibili altro che con i suoni.

L’ispirazione popolare diventa una componente dominante capace di contrapporsi a quella colta, alla tradizione accademica, e di rinnovarla con un apporto nuovo. Solo nella seconda metà dell’Ottocento si svilupperanno delle vere e proprie Scuole Nazionali caratterizzate proprio dal ricorso al patrimonio popolare di cui molti Paesi, in particolare quelli dell’Europa Orientale, erano ricchissimi.
L’espressione “musica primitiva” viene usata per indicare le tradizioni musicali orali proprie delle società prive di tradizione colta o letterata,
per lo più, dei gruppi sociali a organizzazione tribale. Questa definizione sembra suggerire l’ idea di musica semplice e ingenua, ma, alla luce di acquisizioni recenti, esse possiedono una notevole complessità.
Presenta, generalmente, caratteri di stretta funzionalità alla vita sociale.
Molte lingue tribali, come per esempio quella dei duala del Camerum e in genere le lingue africane del gruppo swahili, ignorino perfino la parola “musica”.
Il contrario avviene nelle culture letterate, che tendono a defunzionalizzare la loro musica, separandola dai momenti specifici del ciclo vitale, dall’attività quotidiana e del culto. Questo processo raggiunge il massimo grado in occidente: è infatti un’elaborazione intellettuale tipicamente occidentale intendere la musica come pura attività estetica, come è specifica dell’uomo occidentale la capacità di ascoltare una musica al di fuori del contesto per il quale fu concepita.


Oggi moltissime persone parlano l’inglese cosicché essa è diventata la lingua internazionale utilizzata in tutto il mondo. L’inglese non appartiene più alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti: ma è una lingua mondiale proprio come era il latino nel periodo dell’Impero Romano e per i secoli successivi.
Comunque una lingua non diventa internazionale per caso ma la sua diffusione è determinata dall’influenza politico-economica e scientifica del Paese dove è parlata.
L’inglese è anche la lingua dello sport e della pop music.
E’ la lingua che unisce i popoli come, per esempio, l’India che ha 67 lingue diverse e 3300 dialetti.
Alcuni Paesi cominciano a preoccuparsi perché la loro lingua è piena di parole straniere, ma l’inglese è nella stessa situazione.
Essa, infatti, è molto ricca perché ha preso in prestito così tante parole da altre lingue fin dalle sue origini.

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