Di
questa dottrina fa parte anche la credenza forse più caratteristica
del Cristianesimo, quella della doppia natura, umana e divina, di Cristo:
Gesù, pur essendo un uomo vero, nato dalla Vergine Maria per
opera dello Spirito Santo, era anche veramente Dio. Per secoli i cristiani
hanno discusso questa dottrina e molte delle loro divergenze dottrinali
possono essere ricondotte alle difficoltà nel mettere d'accordo
l'umanità di Gesù Cristo con la sua divinità.
La rivelazione di Dio ha un contenuto essenzialmente morale che si riassume
nei Dieci Comandamenti contenuti nell'Antico Testamento. L'adorazione
di un solo Dio e l'amore del prossimo sono spesso presentati come la
sintesi cristiana di questi precetti. Il Cristianesimo, tuttavia, non
incita solo gli uomini ad obbedire alla volontà di Dio spingendoli
ad amare il prossimo con tutte le proprie forze. Insiste anche sul principio
secondo il quale bisogna invocare da Dio la forza di compiere il bene.
Solo la grazia di Dio rende l'uomo capace di compiere veramente il bene.
Ma, qual è il ruolo della volontà dell'uomo e quale il
ruolo della grazia di Dio? Su questo punto si sono accese spesso divergenze
profonde e anche aspre divisioni, come ad esempio nel XVI secolo tra
cattolici e protestanti. In genere tutte le forme di Cristianesimo affermano
la libertà dell'uomo e la capacità della sua volontà
di compiere il bene, ma non sono mancate concezioni pessimistiche sulla
effettiva possibilità degli uomini di dominare le inclinazioni
malvagie della natura umana.
Il principio dell'unicità di Dio, della bontà della creazione
e dell'amore verso tutti gli uomini porta il Cristianesimo all'idea
dell'uguaglianza tra tutti gli uomini e tra i sessi, anche se le diverse
forme di Cristianesimo nelle diverse epoche hanno spesso accettato (come
del resto le altre religioni monoteiste) le disuguaglianze sociali,
la stratificazione sociale e la subordinazione della donna.
Lo scopo della vita dell'uomo, secondo il Cristianesimo, è di
partecipare alla vita stessa di Dio. L'uomo non termina il suo destino
con la sua morte naturale; egli è destinato ad unirsi con Dio
dopo la morte in una condizione di felicità eterna. La possibilità
di partecipare alla futura vita divina è subordinata ad un giudizio
di Dio che riassume tutta l'intera vita di ogni uomo. Il Cristianesimo
ha sempre sostenuto che accanto al premio della felicità eterna
sussiste anche la possibilità di una condanna eterna da parte
di Dio.