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i videogiochi

 


I videogiochi


I videogiochi sono dei programmi interattivi, creati per passare il tempo e in grado di produrre una simulazione della realtà tale da far percepire e vivere emozioni.

 

Sono ricercati e utilizzati molto dai giovani perché permettono di vestire i panni di un personaggio che vive avventure di vario tipo, ambientate in scenari che variano dal passato al futuro, dal fantasy al reale e compiere azioni anche surreali.

Inizialmente era possibile trovare i videogiochi solo nei bar o nelle sala-giochi che, per i giovani, erano dei veri e propri luoghi di raduno dove incontrarsi, parlare e, logicamente, giocare.

Oggi nella maggior parte dei casi ognuno ha la propria “console” o il proprio computer sul quale divertirsi con un qualsiasi gioco acquistato in un negozio. Quindi, col passare del tempo, i giochi si sono evoluti e da semplici passatempi sono diventati dei veri e propri business che entrano in competizione con il cinema e la televisione; infatti, le vendite dei videogiochi hanno superato quelle dei biglietti dei cinema e addirittura i videogiochi prendono spunto dai film e viceversa (ad esempio il film Resident Evil tratto dal videogame precedente omonimo).

Quindi possiamo dire che i videogame sono diventati un vero e proprio fenomeno culturale.
Attualmente sul mercato possiamo trovare due categorie di giochi che, per brevità, definiamo : violenti e non violenti. Come si può osservare, entrando in un qualsiasi negozio di videogiochi, quelli violenti sono in maggior numero rispetto a quelli non violenti, in quanto vi è una maggiore richiesta da parte dei giocatori e quindi una maggiore produzione.
Secondo alcune ricerche l’uso dei videogiochi, soprattutto quelli violenti, potrebbe dare qualche problema nello sviluppo mentale e psicologico dei ragazzi soprattutto in quelle parti del cervello che sovrintendono le emozioni.

Quest'osservazione ormai è risaputa ma attualmente il vero problema non è solo questo, ma anche che i videogiochi hanno raggiunto un realismo elevatissimo che spinge il giocatore a immedesimarsi sempre di più nel personaggio; perciò alcuni paesi hanno preso provvedimenti riguardo certi titoli “attivando” censure o modificando la struttura del gioco stesso: per esempio in Germania, essendoci regole molto rigide, gli “sviluppatori” sono costretti a trasformare il colore del sangue da rosso a blu o verde.
Qui in Italia invece mancano del tutto le leggi di regolamentazione e l’unica prevenzione usata è il bollino applicato dall’associazione europea che riunisce i produttori di software (ELSPA): questo bollino indica la fascia di età consigliata per quel videogioco. Nel nostro paese inoltre è stato proposto di apporre ai videogame particolarmente violenti il bollino rosso come nella tv.

Tra i casi più eclatanti di censura qui in Italia ci sono tre principali videogiochi: Mafia: City of Lost Heaven censurato per il suo “nome”; Grand Theft Auto: Vice City per i suoi obiettivi consistenti nel rubare auto, prostituzione etc…; Resident Evil per le sue immagini violente.
I Paesi a forte censura “non hanno tutti i torti” in quanto alcuni giocatori, che hanno utilizzato videogame violenti, sono stati coinvolti in episodi brutali nella vita reale, infatti, secondo alcuni studi per un giocatore la possibilità di finire coinvolto in una rissa è due volte superiore rispetto a uno che usa titoli non violenti. Quindi se i videogiochi sono pericolosi perché continuare a commercializzarli???
Molte persone sostengono che i titoli violenti non sono pericolosi in sé perché un giocatore minorenne, se seguito dal proprio genitore, riesce a distinguere il mondo virtuale da quello reale; quindi senza usare censure e divieti basterebbe educare chiunque si trovi a contatto diretto o indiretto con il mondo dei videogiochi.
Questa lotta contro i videogiochi violenti molto spesso è stata strumentalizzata dai politici per guadagnare voti promettendo agli elettori di prendere provvedimenti, anche se nella maggior parte dei casi ciò non è avvenuto. In altri casi invece la vendita dei videogiochi, secondo alcuni, è stata utilizzata come forma di controllo più o meno come avveniva nell’impero romano dove con la politica del “Panem et Circenses” si otteneva il risultato di distrarre il popolo con i giochi e il cibo e non farlo pensare a quello che fa chi si trova al potere.

Secondo noi i videogiochi violenti hanno un certo effetto solo su certi soggetti in quanto noi stessi, come giocatori, abbiamo provato la maggior parte dei titoli censurati riportati sopra e non ci siamo sentiti particolarmente condizionati; forse perché abbiamo ricevuto una buona educazione e abbiamo anche una certa esperienza dovuta alla nostra età, non siamo più bambini, e alla nostra ormai consolidata esperienza con i videogiochi. Inoltre i videogiochi potrebbero rappresentare uno scontro diretto con le proprie paure e con la realtà visto che, detto tra noi, il mondo non è tutto rosa e fiori e certe realtà, anche se virtuali, molto spesso rappresentano realtà reali.

Stefano Chiaretti e Damiano Felici


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