Centrale termoelettrica 
Nelle centrali elettriche alimentate a carbon fossile, il combustibile
viene polverizzato, mescolato ad aria preriscaldata e iniettato
nella camera di combustione di una caldaia a tubi d'acqua, dove
brucia come un gas.
La camera, o focolare, rappresenta la struttura
più grande della centrale; le pareti interne sono rivestite
da una serie di tubi a serpentina, nei quali scorre acqua, che
si sviluppano per un totale di diversi chilometri allo scopo di
estrarre il massimo calore possibile dal combustibile: durante
il percorso all'interno dei tubi, infatti, l'acqua raggiunge il
punto di ebollizione e si trasforma in vapore surriscaldato e
ad alta pressione.
Un impianto di depurazione filtra i gas di combustione,
in modo da estrarvi la maggior quantità possibile di ceneri
prima di disperderli nell'atmosfera attraverso una ciminiera.
Nelle centrali più moderne, gli impianti di depurazione
sono progettati ponendo particolare cura all'estrazione delle
scorie solforate, che si sono rivelate estremamente nocive per
l'ambiente.
Il vapore generato nella caldaia viene inviato a
una turbina che trasforma l'energia termica in energia meccanica,
sia pure con il basso rendimento caratteristico dei motori termici.
Il vapore a bassa pressione e bassa temperatura che esce dalla
turbina viene condensato e l'acqua ottenuta viene nuovamente pompata
nella tubazione della caldaia, chiudendo il ciclo.
La condensazione del vapore richiede grandi quantità
di acqua di raffreddamento (circa 230.000 m3 l'ora per una centrale
da 2000 MW), che può essere prelevata da un fiume o da
un lago nelle vicinanze della centrale, oppure deve essere riciclata.
Il riciclaggio viene operato nelle torri di raffreddamento, che
disperdono nell'atmosfera il calore residuo e richiedono una quantità
di acqua, per sopperire a quella persa per evaporazione, relativamente
ridotta. Le centrali alimentate a gasolio o a gas funzionano in
modo analogo.
Nelle centrali termoelettriche moderne, alle turbine
a vapore o a gas sono collegati direttamente i rotori dei generatori
elettrici, in genere alternatori, che trasformano in energia elettrica
l'energia meccanica prodotta dalle turbine.
Centrale a ciclo combinato
Recentemente ha avuto molto successo un nuovo tipo di
centrale termoelettrica con turbina a gas, detta a ciclo combinato
(CCGT, dall'inglese Combined Cycle Gas Turbine). In questo tipo
di centrale, la trasformazione dell'energia termica in energia
meccanica, necessaria ad azionare un generatore elettrico, avviene
in due tempi, con un rendimento totale che si avvicina al 55%:
il calore contenuto nei gas di scarico di una turbina a gas accoppiata
a un generatore elettrico viene utilizzato per riscaldare l'acqua
di una caldaia, che così produce il vapore necessario ad
azionare una turbina a vapore accoppiata a un secondo generatore.
Centrale termonucleare 
Nelle centrali nucleari, invece, a generare calore
è la reazione di fissione di un combustibile nucleare,
ossia un materiale radioattivo quale ad esempio l'uranio.
Il calore viene estratto da un liquido refrigerante
e quindi utilizzato per vaporizzare una determinata quantità
d'acqua utilizzando un apposito apparecchio detto scambiatore
di calore. Le fasi successive del processo sono analoghe a quelle
delle centrali termoelettriche.
Esistono vari tipi di reattore nucleare, basati
su strutture e refrigeranti diversi. Una serie di barre di materiale,
con elevata capacità di cattura neutronica, permette di
controllare la velocità di reazione e può, in caso
di emergenza, determinare lo spegnimento completo del reattore,
mentre uno "schermo biologico" di calcestruzzo, con
spessore di parecchi metri, circonda il reattore per proteggere
gli operatori dalle emissioni fortemente radioattive del nocciolo.
Centrale
idroelettrica
Le centrali idroelettriche sono state il primo genere di impianti
a essere progettati per la produzione di energia elettrica a livello
industriale.
L’energia può provenire dal flusso
di un corso d’acqua (centrali ad acqua fluente) o dal salto
che l’acqua, accumulata in un bacino naturale o artificiale,
compie per giungere alla centrale (centrale a serbatoio). In entrambi
i casi, prima di arrivare alla centrale vera e propria, l’acqua
viene fatta passare attraverso una diga di sbarramento, che crea
un salto di diverse dimensioni a seconda delle condizioni ambientali:
anche la turbina, il motore che effettua la conversione dell’energia
idraulica in meccanica, dipende dal tipo di installazione.
Per le centrali ad acqua fluente, il salto è
generalmente piccolo (da pochi metri a una cinquantina), perché
si sfrutta soprattutto la grossa portata del fiume, che può
giungere fino a centinaia di m3 al secondo: le turbine idrauliche
sono del tipo a elica, o di Kaplan.
Le centrali a grande salto (da alcune centinaia
di metri fino a un chilometro) sorgono nelle zone montane, dove
sfruttano cascate naturali con piccole portate d’acqua:
utilizzano perciò turbine ad azione, o Pelton. Se il dislivello
d’acqua è più contenuto, da una decina a qualche
centinaio di metri, la centrale è detta a medio salto:
situate anch’esse in zone montane, utilizzano turbine a
reazione, o Francis. Numerose installazioni sono comuni alle centrali
idroelettriche, per convogliare e controllare il movimento dell’acqua:
sono canali di presa, condotte forzate, camere di carico e di
scarico, e apparecchi di controllo della rapidità di flusso
e della portata idrica.
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