L’esplicitazione
di questa separazione tra realtà e finzione è affidata a
una serie di “segni” che variano col variare del genere di spettacolo,
delle culture nelle quali esso si è realizzato, delle diverse epoche
storiche.
Lo
spazio scenico, infatti, non è solo quello
del palcoscenico classico (una pedana di legno rialzata), ma anche
uno spazio delimitato da transenne o semplici segni a terra (pensa al
teatro da strada),
una zona illuminata da una luce, o più semplicemente il luogo nel quale
si muovono gli attori chiaramente riconoscibili grazie a l’uso di un costume
o di una maschera: in ogni caso il pubblico non dovrà avere mai (salvo
che non sia un effetto voluto) la sensazione che lo spazio della finzione
si confonda con quello della realtà. Per una corretta lettura dell’evento
teatrale, infatti, è necessario che il pubblico identifichi chiaramente
qual è lo spazio nel quale si svolge l’azione scenica poiché essa
è legata, nel suo processo di significazione, alle regole dello spazio
scenico, che potremmo sintetizzare così:
1.
il
pubblico parte dal presupposto che tutto ciò che è sulla scena
sia un segno intenzionale di comunicazione e si sforzerà di trovare
un significato a ogni azione scenica (volontaria o involontaria);
2.
la
scena trasforma radicalmente tutti gli oggetti e i corpi in essa contenuti,
conferendo loro il potere di (raccontare) o rimandare a dei significati
che essi non hanno nella vita sociale; mentre nella vita reale la funzione
utilitaristica di un oggetto è di solito più importante della sua significazione,
sulla scena teatrale la significazione ha la massima importanza.
GRUPPI
BALOO E
BAGHEERA 
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