| INTRODUZIONE
La Bibbia è il grande Codice dell'Occidente.
La cultura europea ha ricevuto un'impronta indelebile dalla tradizione
biblica veterotestamentaria e neotestamentaria, infatti la letteratura,
le arti, i processi del pensiero filosofico, il diritto e i valori umani
della nostra tradizione culturale hanno ricevuto e a loro volta rielaborato
in infinite variazioni, temi, concetti, valori, modelli antropologici,
simboli del patrimonio biblico. Chiaramente anche il linguaggio nella
sua forma orale e popolare non ha potuto non risentire dell'influenza
dell'universo biblico. Nel nostro linguaggio comune usiamo termini e
detti che derivano direttamente dalle pagine delle Scritture ebraico-cristiane.
Quotidianamente possiamo sentir parlare "della pazienza di Giobbe"
o del "seminare zizzania" o "del volgi l'altra guancia".
Spesso sono modi di dire sedimentati nella memoria di un'antica catechesi
ricevuta o magari semplicemente espressioni ripetute senza neanche saperne
l'origine. Purtroppo tutte le parole, con il passare del tempo e con
l'indebolirsi della memoria culturale, rischiano di perdere il loro
senso originario o peggio di vedere svuotata la propria sostanza, per
essere sostituita con surrogati, luoghi comuni e banalità. Per
questo il dialogo tra le generazioni non può prescindere dalla
salvaguardia della "memoria delle parole". Se questo processo
vale per tutti gli ambiti culturali, molto di più per il linguaggio
religioso e biblico in particolare.
Tuttavia mi piace ricordare le parole del famoso rabbino statunitense
Abraham J. Heshel :"Le parole non sono fatte di carta
solo
giungendo al cuore di una parola ci è possibile acquisire consapevolezza
delle ricchezze che stanno nel cuore della nostra stessa anima",
per ricordare a tutti noi, genitori, docenti e ragazzi quale grande
dignità e responsabilità accompagnano le parole che abbiamo
imparato a parlare. Dunque riprendendo l'idea della Bibbia come grande
codice dell'Occidente e quindi come una dimensione della nostra stessa
nostra memoria e della nostra odierna identità sociale e culturale
(segnata dalla molteplicità delle appartenenze e delle identità
in dialogo) apriamo questa semplice ricognizione nell'universo delle
parole e dei modi di dire che abitano il nostro quotidiano che hanno
radici o riscontri nel linguaggio biblico. Non c'è nessun intendimento
ideologico o confessionale, nessuna volontà di screditare o relativizzare
altre fonti culturali, anzi ci anima l'idea che ogni esperienza umana
che viene narrata e trasmessa merita di essere patrimonio culturale
di tutta l'umanità; la sapienza e il valore della vita umana
appartiene a tutti.
Infine voglio ringraziare i ragazzi della prima A del Liceo Tullio Levi
Civita che hanno partecipato a questa ricerca per il loro contributi.
Ringrazio in anticipo tutti coloro che vorranno aggiungere suggerimenti,
idee e contributi personali.
Prof. Sandro Chieruzzi
|