|
a città venne fondata sulle
sponde del Tevere grazie al facile guado dellIsola Tiberina, allincrocio
tra la via che portava al mare e quella che collegava lEtruria con
la Campania. Degli otto ponti che lo attraversavano, nel Medioevo ne rimasero
solo cinque, mentre detriti, case, mulini e peschiere restrinsero il letto
del fiume, accentuando il millenario problema delle piene, che venne risolto
solo dopo la disastrosa alluvione del 1870 con la costruzione dei muraglioni
dargine. La storia del rapporto tra il Tevere e Roma è brevemente
ripercorsa nel brano della Guida Rossa del Touring Club Italiano dedicata
alla città. La più importante impresa ingegneristica e urbanistica di
Roma capitale fu la realizzazione degli argini del Tevere (i muraglioni)
e delle romantiche passeggiate alberate sul lungofiume, la cui forza suggestiva
è oggi banalizzata dalla loro trasformazione in convulsi assi di scorrimento.
Perduta irrimediabilmente la millenaria, fascinosa sequenza di edifici
e giardini affacciati sulle acque con scorci straordinariamente pittoreschi
e monumentali, e modificati spesso drasticamente gli antichi
ponti, le sponde del fiume
si propongono come un percorso riassuntivo dellimmagine della città,
inquadrata e messa a fuoco attraverso la lente della cultura urbanistica
del secondo Ottocento. Sia le leggende sia la moderna storiografia legano
la nascita della città al corso dacqua chiamato prima Albula,
Serra, Tarentum, Coluber, Rumon
(da questultimo derivarono forse i nomi di Romolo e della città)
e poi Tiberis che, per la presenza del guado naturale
dellIsola Tiberina allincrocio tra la via che dallinterno
andava al mare e quella che collegava la Campania allEtruria, divenne
polo di aggregazione urbana. A ridosso dellansa del Tevere che abbraccia
a nord-est lIsolaTiberina, la piana acquitrinosa del Velabro (mitico
approdo della cesta di Romolo e Remo) ospitò, in corrispondenza del punto
di traghetto, il mercato del bestiame (Foro Boario) e degli ortaggi (Foro
Olitorio); nuove strutture portuali vennero realizzate nel II secolo a.C.,
allineate nella pianura a sud-ovest dellAventino, dovè lodierno
rione Testaccio. Via dacqua che garantiva lapprovvigionamento
quotidiano della città e confine naturale tangente alle mura, il Tevere,
già sorvegliato dai Curatores Alvei Tiberi creati da Augusto e poi dai
Comites Riparum et Alvei Tiberis istituiti nel VI secolo, cadde con lalto
Medioevo in progressivo abbandono: degli otto ponti ne rimasero cinque
e quelli distrutti furono sostituiti con barche traiettizie fino al 1847
(quando fu decisa la costruzione di quattro nuovi passaggi in ferro),
mentre detriti e case restrinsero lalveo già invaso dai mulini galleggianti,
dalle passonate (che su di essi convogliavano le acque) e dalle peschiere,
accentuando il millenario problema delle alluvioni. Nonostante la creazione
dellOfficio comunale per i porti di Ripa e Ripetta e della Magistratura
delle Ripe nel XIV secolo, cui seguirono la Presidenza delle Ripe (istituita
da Giulio II e abolita nel 1829) e la Prefettura generale di Acque e Strade
(soppressa nel 1847), e i numerosi progetti impostati per lo più sulla
rettifica del corso del fiume, le piene si susseguirono e disastrose risultarono
quelle del 1598 e del 1870; lapidi e manine vennero affisse
per indicarne il livello, solitamente sui muri di Santa Maria sopra Minerva,
di Castel SantAngelo e del porto di Ripa Grande (la più antica però
è quella sotto larco dei Banchi). Alla soluzione si pervenne, nellambito
del progetto generale di sistemazione del Tevere elaborato da Raffaele
Canevari (1876-1900) dopo lalluvione del 1870, con la costruzione
dei muraglioni dargine, che decretarono una cesura definitiva nel
rapporto fra la città e il corso dacqua, acuita dallattuale
gravissimo livello dinquinamento. Impensabile appare oggi quanto
in passato era la norma: la vendita a domicilio dellacqua del fiume,
potabile e ritenuta salutare, da parte di acquaroli o facchini,
e la frequentazione degli stabilimenti balneari allineatisi da fine Ottocento
lungo le rive pescose.
IL FIUME E GLI INSEDIAMENTI UMANI
Il territorio del litorale romano è strettamente legato alla presenza
del Tevere, che in ogni epoca è
stato la più ampia e comoda via di comunicazione tra il mare, le
paludi costiere e l'entroterra.
Il
Tevere, con la sua poderosa forza naturale, ha inoltre impresso modificazioni
che hanno di volta in volta influito sull'evoluzione degli insediamenti
umani. In età protostorica (XI-VIII sec. a.C.) la linea di costa
era notevolmente arretrata rispetto ad oggi e, alle spalle delle dune
costiere, esistevano ampi stagni nei quali si gettava il fiume in modo
piuttosto irregolare.
Col tempo l'enorme massa di materiale limoso portato dal Tevere ne regolarizzò
la foce ad estuario (corrispondente alla Fiumara
Grande) e colmò in parte gli stagni che, ridotti sostanzialmente
a due bacini, si riconoscono facilmente osservando la cartografia storica:
quello a Nord del Tevere si trovava nell'area della bonifica di Maccarese
(oggi parzialmente occupata dall'aeroporto di Fiumicino), quello a Sud
corrisponde alle bassure della Longarina, ad Est di Ostia Antica, e si
estendeva fino al Canale dello Stagno, che già in antico lo collegava
al mare.
I due stagni però non vennero mai del tutto prosciugati (fino alla
recente bonifica ravennate), perché venivano utilizzati per la
produzione del sale. Fu infatti proprio la preziosità del
sale, indispensabile per la conservazione dei cibi e per molti altri usi,
a costituire il principale motivo di interesse per l'espansione umana
verso un ambiente ostile, paludoso e malsano
. Già prima di Roma dalla Sabina interna giungeva fin qui un percorso
utile all'approvvigionamento del sale, che solo molto più tardi
assumerà i nomi di via Salaria (fino a Roma) e via Ostiense
(da Roma al mare); un analogo tracciato correva, a partire da Roma, anche
sulla sponda destra del Tevere e prendeva nome, via Campana, proprio
dal campus salinensis verso cui era diretto.
|